a cura di Benedetta Frigerio
  • Patriarca Tawadros

I cristiani in Egitto non sono una minoranza perseguitata

In Egitto, paese a maggioranza islamica, i cristiani sono poco più di 16 milioni su una popolazione di quasi 103 milioni. Il paese è 16° nella World Watch List 2021 della fondazione Open Doors appena pubblicata, l’elenco aggiornato annualmente dei 50 stati in cui i cristiani sono più perseguitati. Pochi giorni prima il Patriarca copto ortodosso Tawadros, durante una intervista trasmessa dalla rete satellitare Nile TV in occasione del Natale copto che si è celebrato il 7 gennaio, ha tuttavia affermato che parlare di persecuzione religiosa, definire i cristiani egiziani “una minoranza perseguitata” in ragione della loro fede significa dare “una immagine distorta della situazione in Egitto”. “Quando mi incontro con i leader del mondo – ha detto – loro mi chiedono sempre della persecuzione che ci starebbe colpendo in Egitto, e io rispondo che non c’è persecuzione, e rifiuto in maniera netta questa espressione per definire la nostra condizione nel nostro Paese”. Il Patriarca ovviamente non nega gli episodi di violenza e gli abusi contro i cristiani, che si verificano soprattutto nella regione dell’Alto Egitto nella quale i movimenti salafiti esercitano maggiore influenza sulle comunità rurali. Tuttavia, con le sue affermazioni, intende sottolineare che violenze e discriminazioni subite dai cristiani spesso hanno origine tribale e settaria. Si tratta, in altre parole, di conflitti che si verificano tra le diverse comunità che convivono in un villaggio o in un quartiere. In effetti in tutto il continente africano, non solo in Egitto, in molti casi non è facile capire se gli scontri a cui si assiste sono religiosi oppure tribali, di matrice etnica. Può darsi che l’appartenenza etnica esasperi l’intolleranza religiosa o viceversa. I casi della Nigeria, del Mali, della Repubblica Centrafricana ne sono esempi.