I coniugi Manelli, una coppia santa che è luce per la Chiesa
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Oggi, 15 luglio, ricorrono cento anni dal matrimonio tra Licia e Settimio Manelli, entrambi servi di Dio e figli spirituali di san Pio da Pietrelcina, che protesse particolarmente la loro famiglia. Sposi e genitori (di 21 figli) esemplari, con una grande fiducia nella Provvidenza.
Oggi cade un anniversario speciale: il centenario del matrimonio dei coniugi Licia Gualandris (1907-2004) e Settimio Manelli (1886-1978), entrambi servi di Dio, che appunto si sposarono il 15 luglio 1926.
Due coniugi che avevano alle spalle un vissuto diverso: lui, 40 anni nel giorno del “sì” alla sua sposa, nativo di Teramo, uomo di grande cultura con studi di Lettere e Giurisprudenza, abile scrittore, combattente nella Prima Guerra Mondiale (fu tenente-colonnello nell’aeronautica), ma soprattutto professore e preside, giunto alla conversione non molto tempo prima del matrimonio; lei, 19 anni compiuti appena due giorni prima delle nozze, formatasi alle scuole tecniche, di intelligenza vivace, a differenza del marito aveva ricevuto una salda educazione cristiana, era assidua ai sacramenti, abituata ad ascoltare e meditare sulla Passione di Gesù, devotissima alla Madre celeste (le era caro in particolare il santuario della Madonna dello Zuccarello, nella sua Nembro, in provincia di Bergamo) e fedele alla recita quotidiana del Rosario.
Settimio si era convertito dopo aver incontrato padre Pio da Pietrelcina. «Ammiravo Cristo, ma non riconoscevo la sua Chiesa e mi disinteressavo di ogni problema religioso», diceva il servo di Dio parlando della sua gioventù in cui si trovava ad essere senza una retta direzione. Nel bel mezzo di una grave inquietudine, seguita alla conoscenza di una persona con poteri occulti, Settimio si era deciso ad andare a San Giovanni Rotondo per incontrare padre Pio, che gli era stato indicato come santo: era il 1924. Dopo averlo fatto attendere per sei giorni, il frate cappuccino confessò e assolse Settimio, alla sua prima Confessione dai tempi della prima Comunione. L’insegnante prese poi l’Eucaristia e ringraziò il Signore come mai aveva fatto prima. «Da quel gran giorno iniziò per me il vero cammino verso il Regno dei Cieli», testimonierà più avanti.
Da allora padre Pio non uscì più dalla vita di Settimio, che da lì a non molto – dopo un temporaneo desiderio di diventare sacerdote e dopo aver supplicato il Signore di fargli incontrare la donna giusta – avrebbe conosciuto la giovane che sarebbe diventata la sua sposa. Singolare il loro primo incontro, di cui sappiamo grazie alla testimonianza dei loro figli, contenuta in un libretto pubblicato per la prima volta nel 1976, per le nozze d’oro di Licia e Settimio: «Quando papà la incontrò la prima volta, ne rimase così colpito che uscì quasi d’istinto in questa meravigliosa e profetica espressione: “Quanto sei bella! Ti vorrei scolpire in venti figli di bronzo!”». Una profezia ‘sbagliata’ di pochissimo, per difetto… i figli saranno infatti ben ventuno, di cui tredici giunti all’età adulta che firmeranno – con profonda gratitudine verso i genitori e verso Dio – il libretto di cui sopra: Saulo, Giambattista, Maria Teresa, Pia, Stefano (il noto sacerdote fondatore dei Francescani dell’Immacolata), Sara, Filomena, Maria, Pio, Annamaria, Giorgio, Marcella, Giuseppe.
Settimio e Licia furono dunque sempre aperti alla vita, generando l’ultima creatura quando lei aveva 43 anni e lui 64. Del resto, il loro matrimonio era nato sotto le migliori benedizioni. In viaggio di nozze Settimio aveva voluto portare la moglie a conoscere padre Pio. Il santo, che prediligeva in modo speciale le famiglie numerose, benedisse i due sposi e li salutò dicendo: «Crescete e moltiplicatevi». Il giorno dopo Licia si confessò con lui e gli chiese di proteggere quella sua famiglia in fieri. Per risposta si sentì dire: «E come se la proteggerò! Questa è la mia famiglia». Il frate con le stimmate mantenne la promessa. Anzi, a leggere le pagine scritte dagli stessi coniugi, padre Pio fece svariati miracoli per i Manelli e la loro prole. E, quando non li faceva, li aiutava comunque ad accettare con riconoscenza la volontà di Dio. Così fu ad esempio per il figlio Franceschino, che si ammalò gravemente e morì nel 1936, ad appena tredici mesi. Sei giorni prima, padre Pio lo aveva preso in braccio per qualche istante, lo aveva baciato e riconsegnato al genitore dicendogli: «Questo bambino il Signore lo vuole per sé». Alla sua morte, la sofferenza per mamma e papà fu grande, ma mitigata dalla certezza che il figlio era andato in Paradiso.
Tra i vari aspetti che colpiscono della loro biografia, tanto più se paragonata a una certa mentalità odierna, c’è la fiducia nella Provvidenza. I figli stessi testimoniano che in casa Manelli la Provvidenza era vissuta e sentita come una persona. Una persona che si sapeva che sarebbe senz’altro arrivata, al momento opportuno. Allevare tredici figli fino all’età adulta non fu certo semplice per i due coniugi, non mancarono le fatiche, i disagi economici, specie durante la Seconda Guerra Mondiale, tanto che lo stesso Settimio arrivò a sfogarsi in confessione con padre Pio, il quale da parte sua lo invitò a guardare alla grazia che aveva la sua famiglia, di contro a tante altre che pure avevano ogni comodità. Un insegnamento che il servo di Dio fece sempre più suo, fino a scrivere anni dopo: «La Provvidenza Divina e la povertà erano carissime a padre Pio. Non le separava mai, e cercava di farle amare sempre insieme. La Provvidenza fa chinare Dio sulle creature. La povertà fa innalzare i cuori delle creature a Dio. La Provvidenza assicura il pane quotidiano, la salute necessaria, il lavoro indispensabile per la vita. La povertà assicura il distacco da questo esilio, la speranza nella Patria dei cieli, il guadagno dei beni celesti, come disse Gesù».
Altrettanto eroico appare l’esempio di vita di Licia, una figura che richiama la donna forte e virtuosa del libro dei Proverbi. Anche lei, un giorno, quando di figli ne aveva otto, confidò a san Pio l’assillo legato a dover prendersi cura di una famiglia tanto numerosa. «Il Padre mi ascoltò, e poi, con tono forte e insieme affabile mi disse: “Ma tu che cosa vuoi?… Lo sai che madre è sinonimo di martire?” Era un rimprovero e un conforto nello stesso tempo. Mi richiamava illuminandomi e consolandomi. Il buio che avevo dentro si dissolse alla luce della missione eroica di madre». Una madre che non mancava mai ai suoi doveri religiosi, alla sera raccoglieva i figli per recitare insieme il Santo Rosario ed esprimeva la consapevolezza che il Signore e la Madonna la sostenevano nelle sue fatiche quotidiane.
In breve, due coniugi che hanno tanto da dire alla Chiesa e al mondo di oggi, potendo fare un gran bene per un’autentica pastorale sul matrimonio e la famiglia.
Il segreto della felicità: i Servi di Dio Manelli
Quella dei coniugi Manelli è una bellissima storia di figli spirituali di padre Pio che definì Settimio un’altra anima guadagnata a Gesù. Lui e la moglie Licia, di 21 anni più giovane del marito, fondarono una famiglia numerosa iniziando così il loro fecondo cammino di santità.
