• IL CASO MARIUPOL

I bambini bombardati in guerra e quelli uccisi per legge

Perché stupirsi che Putin, figlio del suo tempo, non risparmia nemmeno i bambini? C’è da pensare che questo atteggiamento, globale e pervasivo nelle nostre società, di disprezzo verso i più piccoli abbia contribuito a creare le condizioni per disprezzarli anche in guerra. Se ti “alleni” a non rispettare in tempo di pace l’indifeso più indifeso, l’innocente più innocente, come potrai aspettarti di rispettarlo in tempo di guerra?

Il teatro di Mariupol è stato bombardato dai Russi nonostante nella piazza antistante e in quella retrostante allo stesso comparisse la scritta, a carattere cubitali, “Bambini”. Pare che all’interno del teatro ci fossero tra i 500 e gli 800 civili e che il rifugio sotto il teatro abbia resistito. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha reso noto che, fino al 16 marzo, i bambini uccisi sono stati 103. Ma poi ci sono gli adulti ugualmente innocenti: dieci persone in fila per il pane dilaniate da una granata a Chernihiv; 26 civili, soprattutto pensionati, uccisi a Donetsk mentre erano in fila per prelevare contante al bancomat (ma non si sa se il missile omicida fosse russo o ucraino). 43 sono le strutture sanitarie finite sotto il fuoco nemico, tra cui ricordiamo l’ospedale pediatrico di Mariupol. In data 17 marzo siamo arrivati a 726 civili uccisi e 1.174 feriti. Ma sono alla fine cifre approssimative. E tra i feriti c’è chi è in coma e forse domani morirà, chi ha perso gambe o braccia o entrambe. Come la piccola Sasha, nove anni, che scappava in auto con papà, mamma e sorella. L’auto è stata centrata dai proiettili russi. Il padre è morto, lei ha perso un braccio. Al risveglio in ospedale ha domandato: “Perché i russi ci hanno sparato?”.

La domanda non trova una risposta semplice. Nella domanda è però nascosto un altro quesito: perché tanto accanimento contro i civili e soprattutto tanta crudeltà anche sui bambini? Vi sono possibili ragioni prossime: Putin vuole terrorizzare i nemici, bloccare un intero Paese svuotandolo della sua forza lavoro e altre motivazioni simili. Ma vi sono forse anche ragioni remote e più importanti. Pensando ai bambini, una motivazione di fondo potrebbe essere la seguente, che vogliamo esplicitare con una domanda decisamente retorica: non è che ci siamo abituati ad uccidere nel corpo e nell’anima i bambini? Se così fosse, sarebbe scontato che Putin non abbia sacrosanto timore di toccare i più piccoli.

Il mondo è da decenni abituato a violentare nel corpo e nella psiche i bambini. Pensiamo all’aborto. Attenendoci alle stime ufficiali, sicuramente sottostimate, siamo intorno ai 45milioni di bambini uccisi all’anno nel mondo. Proprio la Russia è stato capostipite di questo delitto: l’aborto venne legalizzato nel 1920. Era la prima volta che accadeva in tutto il mondo. All’aborto è poi connesso il commercio di tessuti e organi provenienti dai feti.

Poi pensiamo alla fecondazione artificiale: la provetta, in tutto l’orbe terracqueo, provoca all’anno decine e decine di milioni di morti tra i nascituri. E sia quelli morti che quelli nati sono stati concepiti come se fossero un prodotto. Questo fenomeno della reificazione del bambino raggiunge il suo apice con la maternità surrogata che ha uno dei suoi centri più attivi in Europa proprio a Kiev. Se parli di fecondazione artificiale, girato l’angolo t’imbatti nella sperimentazione sugli embrioni: altro caso di cosificazione dei bambini che, tra l’altro, porta alla loro sicura soppressione.

Proseguiamo: l’eutanasia da anni ha trovato nei neonati pretermine i primi e migliori candidati per la “dolce morte”. Ma anche l’infante fortemente disabile può incappare nelle maglie eutanasiche. Ricordiamo a tal proposito i famigerati casi di Charlie Gard, Alfie Evans, Isaiah Haastrup e molti altri.

Passiamo al divorzio dove le prime vittime sono ancora i bambini. La pratica è diffusissima in Russia: il divorzio venne introdotto nel 1917 dopo poche settimane che i bolscevichi presero il potere. A seguire abbiamo la pedofilia, anche nella sua variante della prostituzione minorile, che è una piaga endemica e non certo elitaria. E poi come non menzionare il fenomeno dei baby trans? L’ideologia gender sta spingendo moltissimo in Occidente per promuovere la cosiddetta “transizione sessuale” nei minori. Di conserva non si può non citare l’omogenitorialità, ossia l’inserimento dei bambini, come figli riconosciuti o adottati, all’interno di coppie omosessuali. E parlando di educazione, a seguire rammentiamo la cosiddetta educazione gender nelle scuole e tramite media: bambini che vengono istruiti secondo il credo arcobaleno. Programmi didattici che sono l’esito di decenni di indottrinamento rivolto ai minori per una sessualità precoce e libera, senza pensieri grazie alla contraccezione e all’aborto. Infine ricordiamo il lavoro o schiavitù minorile, i bambini soldato e le spose bambine, fenomeni che, insieme alla pedofilia, paiono essere l’unica forma di violenza a danno dei bambini che viene socialmente riprovata.

Dunque perché stupirsi che Putin, figlio del suo tempo, non risparmi nemmeno i bambini? C’è da pensare che questo atteggiamento, globale e pervasivo nelle nostre società, di disprezzo verso i più piccoli abbia contribuito a creare le condizioni per disprezzarli anche in guerra. Se ti “alleni” a non rispettare in tempo di pace l’indifeso più indifeso, l’innocente più innocente, come potrai aspettarti di rispettarlo in tempo di guerra? E poi, più correttamente, è da decenni, se non da un secolo, che in realtà abbiamo mosso guerra ai bambini sferrando contro loro un attacco con tutte le armi di distruzione di massa minorile che abbiamo elencato sopra e dunque perché meravigliarsi che questa guerra condotta con armi convenzionali, “civili”, spesso benedette dalla legge, ora abbia portato a sganciare bombe sugli ospedali dove sono ricoverati i bambini? È solo un altro modo per far loro del male.

Infine appare ovvio che tutelando i bambini, tuteliamo noi stessi, la pace di tutti, piccoli e grandi. A tal proposito tornano profetiche la parole di Madre Teresa quando ritirò il Nobel per la pace nel 1979: "Se una madre può uccidere suo figlio, chi impedisce agli uomini di uccidersi tra di loro?".

Dona Ora