• ELEZIONI LOCALI

Hong Kong, la maggioranza vota contro Pechino

Hong Kong, la preghiera del cardinal Zen, per la solennità di Cristo Re, invitava al voto tutti i cittadini. Preghiera esaudita: l'affluenza è un record storico per eleggere 18 consigli distrettuali. I pro-democratici hanno conquistato una maggioranza assoluta. Avranno poco peso politico, ma il segnale lanciato a Pechino è molto chiaro.

Hong Kong, festa dei democratici dopo le elezioni

E’ raro vedere una risonanza mediatica mondiale per elezioni locali, paragonabili a quelle dei consigli di zona di una città italiana. Eppure a Hong Kong si è votato per il rinnovo dei 18 consigli distrettuali, 452 seggi in tutto. E la notizia ha trovato giustamente rilievo in tutta la stampa internazionale, specialmente alla luce dei risultati: in 17 su 18 distretti le liste filo-democratiche hanno vinto la maggioranza assoluta.

Molti dei protagonisti delle proteste anti-Pechino sono stati eletti. Al contrario, molti importanti sostenitori del regime di Pechino sono stati bocciati. E quel che è ancora più notevole è l’affluenza: hanno votato quasi 3 milioni di cittadini, il 71,2% degli aventi diritto, il doppio rispetto alla precedente tornata elettorale del 2015. Si tratta di un’affluenza record, mai vista dal 1997, da quando la città, ex colonia britannica, venne riconsegnata dal Regno Unito alla Cina. E’ un segnale chiaro anche se non avrà conseguenze politiche immediate.

Per i consigli distrettuali correvano 1000 candidati per contendersi 452 seggi in tutto. Altri 27 seggi sono riservati ai rappresentanti dei distretti rurali. Attualmente, le liste pro-Pechino detenevano la maggioranza assoluta. Dopo i cinque mesi di proteste, l’hanno clamorosamente perduta. Carrie Lam, controversa capo dell’esecutivo, è nel ciclone delle proteste perché sua è stata l’iniziativa di promulgare la legge sull’estradizione, all’origine della sollevazione ed ora ha perso anche un grande appoggio degli organismi amministrativi locali. Prima del voto ha dichiarato, con il fair play che la contraddistingue: “I consigli distrettuali sono un partner molto importante dell'amministrazione”. Sulle proteste, solo un accenno: “Abbiamo avuto una situazione molto difficile nell'organizzare le elezioni di quest'anno, ma sono felice di poter dire che con gli sforzi di tutti, potremo avere un clima relativamente pacifico e calmo per condurre con successo le elezioni”. Il clima elettorale è effettivamente rimasto calmo durante le operazioni di voto. La discreta presenza della polizia anti-sommossa è risultata fin superflua, considerando le code disciplinate di cittadini che si recavano alle urne. Tutte le organizzazioni protagoniste della protesta hanno sospeso ogni attività per permettere il voto e lasciar parlare le urne: da questo punto di vista hanno fatto una previsione giusta.

Il cardinal Joseph Zen ha pubblicato su Twitter una sua preghiera: “Cittadini di Hong Kong, per favore, votate! Oggi è il giorno delle elezioni. E’ anche la solennità di Cristo Re e la memoria di Maria aiuto dei cristiani. Preghiamo Cristo, Re dell’universo, ti prego ascoltaci! Maria, aiuto dei cristiani, prega per noi! Christus Vincit! Christus Regnat!”

Man mano che uscivano i risultati, erano gioie per i filo-democratici e dolori per i filo-Pechino. Tra i vittoriosi, il candidato Ronald Tse Man-chak ha battuto il suo rivale pro-Cina, Wong Wai-kit, considerato uno dei favoriti alle ultime elezioni, per oltre 2 mila voti; Stanley Ho Wai-hong, che a settembre era stato aggredito da quattro uomini, ha vinto il seggio di Pak Sha Wan. Kelvin Lam, sostenuto dall'attivista Joshua Wong, (escluso dal voto), vince con il 57%. Joshua Wong ha successivamente dichiarato: “Sono estremamente lieto di annunciare che, malgrado la mia squalifica da parte di Pechino, il mio candidato Kelvin Lam ha vinto nel distretto di South Horizons West. La consigliera uscente, Judy Chan, è una protetta di Regina Ip che sostiene la violenza della polizia e chiama i manifestanti 'scarafaggi'”. Sul fronte opposto, Junius Ho, uno dei più celebri sostenitori di Pechino, ha perso per oltre mille voti. Era stato pugnalato all’inizio del mese da un uomo che si fingeva suo sostenitore. Era molto esposto dopo che in luglio era stato filmato mentre stringeva le mani a un gruppo di persone, sospettate di essere membri di una gang della criminalità filo-cinese, prima che questi assalissero i manifestanti. Ha invece vinto Jimmy Sham, coordinatore del Fronte dei Diritti Umani e Civili, con alle spalle due aggressioni subite, nell’ultima delle quali ferito gravemente a colpi di martello.

Queste elezioni locali non serviranno a cambiare l’equilibrio di potere. Hong Kong non è una democrazia. Il capo dell’esecutivo viene eletto da 1200 grandi elettori, dei quali solo 117 sono espressi dai consigli distrettuali. Però intanto il voto è servito a smontare il mito della “maggioranza silenziosa” che Pechino vorrebbe laboriosa, patriottica e infastidita dalle proteste degli “estremisti”. Non è così: la maggioranza, una volta libera di esprimersi, ha scelto chiaramente i leader delle proteste contro la Repubblica Popolare Cinese.