a cura di Anna Bono
  • Australia, da atleti a clandestini

Hanno partecipato ai Giochi del Commonwealth in Australia, adesso chiedono asilo

 

Dal 4 al 15 aprile si sono svolti a Gold Coast, in Australia, i Giochi del Commonwealth, un evento sportivo che riunisce ogni quattro anni gli atleti dei paesi che furono parte dell’impero britannico, in gara per la conquista di decine di titoli sportivi. Quest’anno, alla fine della manifestazione, 205 persone, invece di rientrare in patria, hanno chiesto asilo: per l’esattezza, 190 atleti hanno chiesto il riconoscimento dello status di rifugiato, i rimanenti, insieme ad alcune persone al seguito hanno fatto domanda di altre forme di autorizzazione a risiedere nel paese. Inoltre risultano irreperibili una cinquantina di atleti. La loro nazionalità non è chiara. Sembra che alcuni provengano da Cameron, Uganda, Rwanda e Sierra Leone. Il ministro degli interni Peter Dutton ha dichiarato che sono in corso le ricerche per individuarli, arrestarli e deportarli in quanto residenti illegalmente nel paese: “non siamo disposti a tollerare – ha detto – che delle persone entrate nel paese grazie a dei visti emessi in buona fede ne approfittino”. Quanto ai 190 richiedenti asilo, è il caso – ha detto – che valutino bene la loro situazione perché “non ci lasceremo prendere in giro. Se lo facessimo, milioni di persone domani vorrebbero venire nel nostro paese. Esiste una procedura di immigrazione regolare. Non permettiamo che qualcuno salti la coda o tenti qualche forma di ingresso preferenziale. Siamo un paese generoso quanto a numero di rifugiati che siamo disposti ad accogliere, ma non tolleriamo che qualcuno se ne approfitti”. Il ministro Dutton ha aggiunto che sanzionare simili comportamenti è necessario per poter continuare a ospitare degli eventi sportivi.