• VERGOGNA NAZIONALE

Hanno chiuso le scuole senza motivo

Mentre in tutt'Italia sorgono manifestazioni di protesta per il ritorno a scuola, arriva il primo studio epidemiologico sulla situazione della scuola italiana. E smentisce il governo: scuola sicura, studenti non untori, non ci sono focolai. Eppure il governo ha deciso senza avere a disposizione una sola ricerca, cosa che invece avviene in tutt'Europa e negli Stati Uniti dove molti istituti certificano che non ci sono rischi di focolai tra i banchi. Da noi ci si è affidati alle opinioni dei virologi in tv, che non sono suffragate da indagini scientifiche e all'emotività dei governatori, che hanno diffuso la paura come un contagio. A farne le spese sono stati gli studenti.
NO AL REGIME SANITARIO, C’È UN'EUROPA CHE PROTESTA, di Paolo Gulisano

Abbiamo chiuso le scuole senza dimostrare che erano un pericolo, affidandoci agli scienziati in tv più che alla scienza. Il primo e unico studio in Italia, su 7 milioni di studenti, dice che bambini e ragazzi, tra i banchi, non hanno alcun rischio di trasmettere né di contrarre il virus. Le scuole, sono sicure, non sono focolai.

Adesso che stanno partendo le proteste di genitori in molte città, tutti corrono a fare gli “gnorri” dicendo che la riapertura delle scuole «non dipende da me». Lo ha fatto ad esempio il governatore emiliano Stefano Bonaccini: «Non decido io la riapertura». Eppure, era lo stesso che non più tardi di 15 giorni fa ha avviato un’escalation di tamponi nel mondo scolastico per dare la caccia agli untori.

Così anche il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso che – interpellato dalla Bussola – ha detto che non dipende dal suo ministero la chiusura e che «i dati dello studio pubblicato dal Corriere della Sera confermano come il mondo della scuola non rappresenti un contesto che favorisce più di altri la diffusione del contagio». Eppure, una settimana fa, Sasso diceva che «oggi le scuole non sono luoghi sicuri» salvo poi dire adesso che «ci sono però esperti che la pensano diversamente e la cui opinione, altrettanto rispettabile, contribuisce alla formazione delle decisioni del Comitato tecnico-scientifico e del Ministero della Salute, a cui ci si deve inevitabilmente adeguare».

SCIENZIATI O SCIENZA?

Ecco svelato l’arcano: il governo, più che i dati scientifici, ascolta le opinioni dei virologi da salotto che con le loro affermazioni perentorie orientano le decisioni, anche le più dannose, ma non sono suffragate da alcun riscontro epidemiologico. Virologi sotto i riflettori contro studi scientifici.

Lo studio italiano è stato annunciato ieri dal Corriere della Sera dall’epidemiologa Sonia Gandini che, qualche giorno prima, era stata intervistata dall’Agensir. Si tratta dell’unico lavoro italiano effettuato su un campione vastissimo di 7 milioni di studenti e 770 mila insegnanti.

SCUOLE SICURE

E dice cose molto importanti. Nell’ordine: non c’è alcuna correlazione tra la diffusione dei contagi e la scuola in presenza. I ricercatori hanno incrociato i dati di Miur, delle Ats e Asl locali e della Protezione civile fino a coprire il 97% degli studenti.

Inoltre, tra tamponi e ragazzi positivi c’è un rapporto dell’1%. Lo studio sfata anche un'altra leggenda nera: quella secondo la quale i giovani sono untori, che contagiano i nonni: è falso, contagiano il 50% in meno rispetto agli adulti. Certo, gli insegnanti possono contagiarsi tra di loro, ma questo può avvenire in qualunque ambiente di lavoro, senza per questo che venga chiuso. 

Il dato però più significativo è epidemiologico: quando a settembre sono state riaperte le scuole, fino a dicembre non si è assistito ad un aumento della curva pandemica dato che gli aumenti si notano per la classe di età tra i 20 e i 59 anni. Insomma: lo studio scagiona completamente gli studenti e dovrebbe far riflettere il governo.

DOVE LE SCUOLE SONO APERTE

Al telefono con la Bussola, l’esperta in biostatistica, Gandini, ha detto di non poter aggiungere più di quello che ha già detto perché lo studio è in fase di pubblicazione presso un’importante rivista scientifica, ma ha chiarito che è stato mandato sia al Ministero della Salute che al Cts.

Ha anche aggiunto che in Europa i ragazzi non vengono considerati degli untori e per questo le scuole sono aperte. Merito dei numerosi studi clinici effettuati da centri di ricerca statali o privati, i quali hanno dato tutti lo stesso responso: la scuola è il luogo più sicuro e non deve essere chiusa. La Gandini, che sostiene i movimenti spontanei di genitori che stanno chiedendo con insistenza la riapertura delle scuole in presenza (l’ultima manifestazione domenica a Milano), questo lo afferma da tempo e sulla sua bacheca di Facebook pubblica spesso studi che mostrano come i ragazzi non siano in pericolo a scuola. Uno studio americano dimostra che a scuola i contagi sono rari e gli studenti rispettano le indicazioni di sicurezza che vengono stabilite. Su 8.955 campioni di saliva sono stati trovati positivi solo lo 0,18%.

Oppure due studi sempre negli Stati Uniti che hanno indagato se la possibilità di mantenere la distanza fisica nelle scuole fosse associata ai contagi. «Nel primo - spiega la Gandini sulla pagina Fb - gli autori hanno offerto il tampone a 1.041 contatti scolastici di 51 pazienti in 20 scuole elementari nella Contea di Salt Lake, Utah. Lo studio è stato condotto tra dicembre 2020 e gennaio 2021 in una comunità con alta trasmissione, ma nonostante questo è stata osservata una bassa trasmissione associata alla scuola con un tasso di attacco secondario dello 0,7%». 

E ancora: uno studio di coorte che presenta i dati di 55 scuole e più di 2500 bambini è stato pubblicato recentemente sul BMJ. Nell'autunno 2020, la Svizzera ha registrato uno dei più alti tassi di incidenza di infezioni da SARS-CoV-2 in Europa. Tuttavia, le scuole sono rimaste aperte dall'inizio dell'anno scolastico. Ebbene: meno della metà delle classi ha avuto almeno un bambino sieropositivo e i cluster di tre o più bambini sieropositivi in ​​classe sono stati rari e generalmente causati da infezioni non correlate tra loro. 

«I BAMBINI NON SONO UNTORI»

Un recente studio americano, pubblicato dall'autorevole rivista Pediatrics, mostra risultati molto simili e così una ricerca pubblicata su The Lancet che smonta la nota teoria dei bambini super-spreader. Si tratta di uno studio di sieroprevalenza condotto in Francia durante il lockdown della prima ondata che ha mostrato che le misure sono state efficaci e che l'esposizione a bambini con infezione da SARS-CoV-2 non ha comportato un aumento del rischio di infezione tra il personale dell'asilo nido. 

IN ITALIA SI ASCOLTA IL VIROLOGO

E in Italia? Pochissimo, quasi nulla. E quel poco che c’è non viene considerato. Come lo studio condotto in Sicilia dall’Ufficio Scolastico Regionale che ha mostrato come a marzo 2021 ci sia stata una diminuzione dei casi positivi nelle scuole rispetto alle precedenti rilevazioni del 2020. «Considerando le scuole di infanzia - commenta - e I ciclo nell’intero periodo di osservazione, dal 19 novembre 2020 a oggi, il trend dell’incidenza degli alunni positivi al COVID-19 si conferma in diminuzione». 

Insomma, i dati scientifici ci sono, invece il Governo quando ha deciso di chiudere le scuole non ha fornito nessuno studio epidemiologico se non l’unico criterio dei 250 positivi ogni 100.000 abitanti, numero assolutamente facile da raggiungere se, come si è fatto, si aumentano i tamponi.

Chiudere è stato semplice. È bastato contagiarsi a vicenda tra virologi e politici. Solo a titolo esemplificativo:

Antonella Viola, immunologa e professoressa di Patologia generale all’Università di Padova, in un’intervista al Corriere della Sera dichiarava a inizio marzo che «l’ideale sarebbe chiudere anche le scuole perché la scuola è un luogo a rischio, è impossibile tenere i bambini sempre a distanza con la mascherina ben indossata e le classi sono troppo numerose». Chi frequenta il mondo della scuola sa che le cose non stanno così, ma certe affermazioni sono diventate virali, senza alcun riscontro epidemiologico, secondo un sentimento ideale.

Lo stesso vale per il re dei virologi in tv, il professore Massimo Galli: «Nelle scuole ci sono bambini e ragazzi concentrati per diverse ore al giorno in una situazione di necessaria vicinanza che finisce per determinare la diffusione dell’infezione, che negli esercizi commerciali può essere gestita diversamente, credo». Dati scientifici a supporto? Nessuno, soltanto un “credo” che deve essere preso per buono come un ipse dixit. Idem per Ilaria Capua

Dai virologi ai politici, il passo è breve. Così Nino Spirlì, governatore della Calabria: «Non voglio aspettare che si ammalino i bambini prima di dover chiudere queste scuole». Evidenze cliniche a supporto? Nessuna, solo paura irrazionale. E sulla stessa lunghezza d’onda Luca Zaia, governatore veneto, anche lui con un opinabile “credo”: «Molte delle Regioni che oggi sono in difficoltà hanno aperto le scuole quasi un mese prima di noi. Guardiamo i dati epidemiologici: credo che la correlazione con le scuole ci sia fino in fondo. Non lo dico io, ma la letteratura scientifica». Quale letteratura scientifica, dato che in Italia non è stato prodotto ancora nulla? Ma intanto il virus della paura si è sparso. Chiudere è stato semplice e dannoso, soprattutto per gli studenti.