• IL CASO

Gulbinowicz, è misericordia condannare un moribondo?

Henryk Gulbinowicz, cardinale polacco ed ex metropolita di Breslavia, è stato condannato dalla Santa Sede il 6 novembre mentre si trovava in ospedale, dove è morto questo lunedì, a 97 anni. La sua vicenda fa pensare al macabro “Sinodo del cadavere”. Oggi viene definito “il cardinale molestatore”. Ma così, malgrado le possibili cadute, si dimentica tutto il bene che ha fatto.

La Nunziatura apostolica in Polonia, in un comunicato diffuso il 6 novembre, ha informato circa l’applicazione di provvedimenti disciplinari nei confronti del cardinale Henryk Gulbinowicz, l’ex metropolita di Breslavia. Il porporato, si legge nel documento, non può partecipare a nessuna celebrazione o riunione pubblica, gli è vietato usare le insegne del vescovo ed è stato privato del diritto ai funerali e alla sepoltura nella cattedrale. Il cardinale, in più, dovrebbe sostenere finanziariamente le attività della Fondazione San Giuseppe, istituita dalla Conferenza episcopale polacca per sostenere le attività della Chiesa a favore delle vittime di abusi sessuali. La diffusione del comunicato ha scioccato tanti perché i provvedimenti sono stati presi nei confronti di una persona di 97 anni che stava per morire in ospedale e che, effettivamente, è morta dieci giorni più tardi, il 16 novembre.

Quando la notizia è arrivata a Roma un mio conoscente, sconvolto dalla modalità di condanna del cardinale, mi ha ricordato un fatto storico accaduto nel IX secolo, il cosiddetto “Sinodo del cadavere”, il processo fatto post mortem a carico di papa Formoso (891-896). Nei primi mesi dell’anno 897, su decisione di papa Stefano VI, il corpo del pontefice fu riesumato, sottoposto a un macabro interrogatorio e quindi a esecuzione postuma dopo essere stato formalmente giudicato colpevole.

Ricordiamo i fatti storici. Formoso venne eletto papa nell’891, grazie al sostegno del partito “filo-germanico” romano e in particolare di Arnolfo di Carinzia, re dei Franchi orientali. Contro il nuovo papa si era formata un'opposizione guidata da Guido II, duca di Spoleto. Dopo la morte di Guido, il partito degli spoletini fu guidato dal figlio Lamberto e dalla moglie del vecchio duca, Ageltrude. Furono loro a fomentare i disordini a Roma contro Formoso che, sopraffatto, morì, forse avvelenato, il 4 aprile 896. Nel febbraio dell’897 Stefano VI, divenuto papa grazie all’appoggio del partito spoletino, ordinò la celebrazione di un processo post mortem a carico del defunto pontefice, processo che passerà alla storia appunto come “Sinodo del cadavere” (Synodus horrenda). Ferdinand Gregorovius, storico tedesco vissuto nel XIX secolo, così ha descritto questo terribile evento: «Il cadavere del papa, strappato alla tomba in cui riposava da otto mesi, fu vestito dei paludamenti pontifici, e deposto sopra un trono nella sala del concilio. L’avvocato di papa Stefano si alzò, si volse verso quella mummia orribile, al cui fianco sedeva un diacono tremante, che doveva fargli da difensore, e propose le accuse; e il papa vivente, con furore insano, chiese al morto: “Perché, uomo ambizioso, hai tu usurpato la cattedra apostolica di Roma, tu che eri già vescovo di Porto?”.

L’avvocato di Formoso addusse qualcosa in sua difesa, sempre che l’orrore gli avesse permesso di parlare; il cadavere fu riconosciuto colpevole e condannato. Il sinodo sottoscrisse l’atto di deposizione, dannò il papa in eterno e decretò che tutti coloro ai quali egli aveva conferito gli ordini sacerdotali dovessero essere ordinati di nuovo [la validità dell’operato di Formoso fu successivamente ripristinata, ndr]. I paramenti furono strappati di dosso alla mummia, le recisero le tre dita della mano destra con le quali i Latini sogliono benedire, e con grida barbariche gettarono il cadavere fuori dall’aula: lo si trascinò per le vie, e, fra le urla della plebaglia, venne gettato nel Tevere».

La condanna del cardinal Gulbinowicz è arrivata, dicevamo, mentre stava per morire in ospedale. Il minimo del rispetto, senza parlare della misericordia cristiana, suggeriva di non emettere la condanna da cui il porporato non si sarebbe potuto (e non si potrà mai) difendere. Se non è un altro “sinodo del cadavere” poco ci manca. E la cosa ancora più scioccante è che adesso, con la sua dipartita, si parla solo della morte del “cardinale molestatore”, come se di colpo fosse sparito tutto il suo grandissimo lavoro per la Chiesa e per tanta gente, non soltanto in Polonia.

Allora, per onestà intellettuale e pietà umana, bisogna ricordare almeno in qualche riga chi fosse il cardinal Gulbinowicz. Consacrato vescovo nel febbraio 1970 dal cardinale Stefan Wyszyński, nel gennaio 1976 fu nominato arcivescovo metropolita di Wrocław (Breslavia). Nel 1981, dopo l’imposizione in Polonia della legge marziale, fondò nella capitale della Bassa Slesia il Comitato Caritas Arcivescovile con il compito di prendersi cura dei poveri e delle persone internate o imprigionate dal regime del generale Jaruzelski. Gli oppositori si nascondevano e si incontravano negli edifici dell’Arcidiocesi. Tra di loro c’era Wladyslaw Frasyniuk, capo locale dell’opposizione anticomunista. All’arcivescovo di Breslavia furono consegnati, prima dell’introduzione della legge marziale, 80 milioni di PLN (złoty) - soldi del sindacato “Solidarnosc” della Bassa Slesia - per evitare che fossero sequestrati dal regime. Il cardinale organizzò a Breslavia il Sinodo dell’Arcidiocesi (1985-1991) e, nel 1991, il Congresso del Lavoro. Un anno prima aveva istituito il Comitato per gli aiuti alle parrocchie nell’ex Unione Sovietica.

Fondò molte nuove parrocchie e completò la costruzione di una casa per i sacerdoti anziani. Ha inoltre fondato il mensile Nowe Życie (Nuova Vita) e l’emittente cattolica Radio Rodzina (Radio Famiglia). Fu presidente del comitato organizzatore del 46 ° Congresso Eucaristico Internazionale a Breslavia nel 1997. Ha preso parte attiva ai lavori dell’Episcopato polacco. Negli anni 1977-1987 è stato professore di teologia morale e Gran Cancelliere della Pontificia Facoltà di Teologia di Breslavia. Ha lavorato nelle seguenti Congregazioni vaticane: per il Clero, per le Chiese Orientali e per l’Evangelizzazione delle Nazioni. Nel 2009 ha ricevuto la più grande onorificenza polacca, l’Ordine dell’Aquila Bianca, per «il suo lavoro per umanizzare la vita pubblica e per l’azione umanitaria», come ha scritto il presidente Lech Kaczynski.

Nei confronti dei suoi figli, anche quelli che nel lontano passato hanno potuto commettere degli sbagli, la Chiesa dovrebbe essere più misericordiosa e non dovrebbe tornare ad usare la vecchia sanzione della damnatio memoriae dei Romani, dimenticando tutto il bene che, malgrado le possibili cadute, hanno potuto fare. Fa riflettere che il porporato, nato a Wilno (oggi Vilnius, in Lituania), sia morto il 16 novembre, giorno in cui nella sua città natale si festeggia la Beata Vergine Maria venerata nella Porta dell’Aurora, con il titolo di Madre di Misericordia.