• COVID E POTERE

Gulag psichiatrico: Tso per chi rifiuta la mascherina a scuola

Davvero se dissenti sulle norme anti-Covid finisci in manicomio, come in Urss? Parrebbe un’esagerazione dei no-mask, ma è successo a Fano, nelle Marche, due giorni fa. La vicenda riguarda un ragazzino di 18 anni che si opponeva all’uso della mascherina in aula. A scuola hanno chiamato il 118. Ed è finito in psichiatria, con un Tso. Eppure, come spiega alla Nuova Bussola Quotidiana, l'avvocato Alessandro Fusillo, la protesta aveva eccome un fondamento legale. E il Tso, in questo caso, è quasi certamente un abuso di potere. Non ci rendiamo conto di quanto, nel nome dell'emergenza sanitaria infinita, sia lo Stato a violare la sua stessa legge. 

Mascherine e banchi a rotelle, la scuola ai tempi del Covid

Davvero se dissenti sulle norme anti-Covid finisci in manicomio, come in Urss? Parrebbe un’esagerazione dei no-mask, ma è successo a Fano, nelle Marche, due giorni fa. La vicenda riguarda un ragazzino di 18 anni che si opponeva all’uso della mascherina in aula. La questione era stata discussa più volte, poi, determinato a condurre la protesta fino in fondo e spalleggiato da un misterioso “costituzionalista”, il ragazzo non solo è entrato senza mascherina, ma si è legato al banco per protesta. Insegnante e preside, dopo due ore di trattativa, hanno chiamato il 118. Sono arrivati i Carabinieri e un’ambulanza. Il ragazzo li ha seguiti senza opporre resistenza. Poi deve aver avuto un moto di ribellione. Allora è scattato il Tso (trattamento sanitario obbligatorio) ed è stato ricoverato in modo coatto a Pesaro, in psichiatria. Gli sono stati somministrati anche farmaci per calmarlo.

Questa vicenda è passata decisamente in secondo piano nelle cronache nazionali. Sui quotidiani locali, come Il Resto del Carlino, edizione di Fano, leggiamo alcuni dettagli che fanno riflettere. Come la dichiarazione rilasciata al telefono dallo studente: «Sto bene: sono qui al reparto psichiatrico di Pesaro, a Muraglia, perché mi hanno fatto un Tso e mi hanno detto che dovrò restare qui una settimana. In questo momento una dottoressa mi sta portando via tutti gli oggetti pericolosi. Mi hanno dato dei calmanti al Santa Croce e poi mi hanno trasferito a Pesaro, a Muraglia. I miei genitori non sono con me». Subito dopo il suo telefono viene preso da una dottoressa del reparto che completa la conversazione con il redattore: «Il giovane deve stare sereno, la telefonata deve terminare qui». Alla domanda se un Tso non sia esagerato, la dottoressa risponde: «Questo ragazzo ha attorno persone che lo stanno mal consigliando». Cioè il “costituzionalista” di cui parlava in aula e che gli avrebbe fornito le munizioni legali e intellettuali per condurre la protesta individuale. Sempre riguardo questo “costituzionalista”, la dirigente della scuola di Fano interessata dice: «Guardi, non come preside e nemmeno come insegnante questa mattina sarei scesa in strada, perché “il costituzionalista” che ha portato in queste condizioni questo ragazzo era davanti alla scuola. Sarei scesa per dargli un pugno in faccia. Perché lo ha plagiato e questa storia mi addolora profondamente, soprattutto come mamma».

Ma di quale “punto” stiamo parlando? Di quale “pericolo”? Era necessario un Tso. Fanpage, il quotidiano che spesso si rivolge a un pubblico giovane e radical chic ridicolizza il ragazzo: «Ieri, l’apoteosi, quando il 18enne fanese si è reso protagonista della bizzarra ribellione: voleva a tutti costi restare “libero” in classe senza indossare la mascherina, un fantomatico diritto argomentato attraverso le tesi fantasiose di un presunto ‘costituzionalista’»

Diritto fantomatico? Ne abbiamo parlato con l’avvocato Alessandro Fusillo, noto per il suo canale Difendersi Ora e già impegnato a difendere negozianti, ristoratori e professionisti vittime di abusi di potere motivati dall’emergenza sanitaria: «Da un punto di vista legale la protesta era assolutamente fondata. Sia lo studente che il suo consulente, che non conosco, avevano ragione da vendere». Anche senza tirare in ballo la Costituzione, ci spiega Fusillo: «L’obbligo di mascherina, che viene perseguito in modo ferreo dalle autorità scolastiche, in realtà non c’è. Unico obbligo per le scuole è tenere la mascherina se gli alunni si trovano a distanza di meno di un metro guardandosi in faccia. Nella maggior parte delle aule italiane questa distanza è facilmente rispettabile. Spesso la mascherina è richiesta abusivamente dai professori e dai dirigenti scolastici. La mascherina è un trattamento sanitario e i trattamenti sanitari sono sempre soggetti al consenso libero e informato di chi li subisce e non c’è modo, legalmente parlando, di imporre l’obbligo di mascherina. Spesso la gente si ferma alla Costituzione che potrebbe dare adito a qualche dubbio, ma in realtà il consenso libero e informato del paziente è previsto da norme internazionali che non prevedono alcuna eccezione: la Convenzione di Oviedo, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Ue».

La dirigente scolastica, Eleonora Marisa Augello, dichiarava ieri al Corriere Adriatico: «Esistono delle precise prescrizioni sanitarie che provengono da decisioni governative ed è nostro dovere rispettarle per la sicurezza dei nostri ragazzi e delle loro famiglie». E aggiunge: «Ognuno ha il diritto di manifestare la sua libertà di pensiero, criticando anche le leggi e i regolamenti, ma lo può fare senza mancare al rispetto degli altri». Ma anche ammesso che le “precise prescrizioni” siano state violate, era necessario proprio un Tso? No, secondo Fusillo: «Stando a quel che si apprende dalle notizie di stampa, ritengo che vi sia stato sicuramente un abuso. Il Tso è un’azione molto invasiva, limita totalmente la libertà dell’individuo, per questo è coperto da una serie di cautele mediche. Si deve dimostrare che è l’unica alternativa. Richiede due valutazioni mediche indipendenti e l’intervento del sindaco che ordina il ricovero. Oltre a tutto ci deve essere un profilo di pericolosità del soggetto sottoposto a Tso sia per se stesso che per gli altri. Quindi deve trattarsi di una persona in condizioni psichiche tali da essere pericoloso e di non esserne consapevole. Attivare un Tso per una ragazzata è un eccesso, qui manca il profilo della pericolosità». E per essere pericolosi non basta, appunto, levarsi la mascherina: «L’equazione assenza di mascherina = pericolo è tutta da dimostrare. Bastava poi, semplicemente, mettere a distanza gli altri alunni».

Quindi non abbiamo capito male. Per una protesta studentesca individuale, neppure violenta, senza picchetti, occupazioni e pestaggi di insegnanti e studenti, per un solo allievo che si è legato a un banco, per una protesta che ha eccome (come abbiamo visto) un fondamento legale, la scuola ha risposto chiamando i Carabinieri. E la storia è finita con un Tso, con un ricovero coatto in psichiatria. Il tutto è reso possibile da un’emergenza sanitaria di cui non si vede la fine che permette allo Stato di commettere abusi, violare i diritti individuali dei cittadini. Tutti i ruoli sono sovvertiti: gli educatori diventano delatori dei loro studenti. Medici e infermieri diventano carcerieri di un ragazzo che un suo professore definisce: « Intelligente, molto bravo con i computer, ma con la vocazione del bastian contrario».