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Chiesa cattolica

Giornata dei Missionari Martiri

La ricorrenza, alla 34esima edizione, coincide con l’anniversario dell’uccisione nel 1980, di monsignor Oscar Romero

 

Ricorre il 24 marzo, come ogni anno, la Giornata dei Missionari Martiri, istituita nel 1992 per ricordare chi ha dato la propria vita per il Vangelo, per invitare a pregare per loro e per tutti coloro che continuano a testimoniare il Vangelo in luoghi dominati da violenza. La data fu scelta e coincide con l’anniversario dell’omicidio di monsignor Oscar Romero, arcivescovo di El Salvador, la capitale dell’omonimo stato. Monsignor Romero fu ucciso da un sicario degli Squadroni della Morte il 24 marzo del 1980 mentre stava celebrando una messa nella cappella dell’ospedale della Divina Provvidenza. Quest’anno la Giornata è stata intitolata “Gente di primavera” da Missio, l’organismo pastorale della Cei che promuove la celebrazione. Don Giuseppe Pizzoli, direttore generale delle Pontificie opere missionarie, ne ha spiegato il significato. Essere “gente di primavera – ha detto rivolgendosi ai media vaticani – vuol dire saper mantenere viva la speranza anche quando ci sono situazioni che oscurano l’orizzonte e ci impediscono di vedere con fiducia il futuro. Ecco, i missionari  sono gente di primavera proprio per questo, perché anche nelle situazioni, negli ambienti, nelle regioni dove maggiormente si fa fatica a pensare al futuro mantengono viva la speranza, cioè la capacità di pensare a un futuro migliore e l’impegno a costruire quotidianamente le condizioni perché questo futuro migliore possa avvenire”. Don Pizzoli ha quindi sottolineato – riporta l’agenzia Vatican News – che la testimonianza missionaria non si misura solo nel sacrificio estremo, ma anche nella perseveranza silenziosa di chi opera in contesti difficili, condividendo le fatiche e le speranze delle popolazioni locali. In molti Paesi, infatti, i missionari continuano a essere segni di pace e di riconciliazione, spesso pagando un prezzo altissimo per la loro presenza accanto agli ultimi. “Sono uomini e donne radicati nella quotidianità, capaci di vivere fino in fondo il Vangelo dell’amore. È guardando a questi testimoni – aggiunge don Pizzoli – che la Chiesa riscopre la propria identità più autentica”.