La maternità spirituale di Maria – Il testo del video
Il fondamento della maternità spirituale di Maria è la divina maternità, che la costituisce madre degli uomini in modo indiretto. Grazie alla sua singolare partecipazione alla redenzione operata dal Figlio (corredenzione), la Madonna è madre degli uomini in modo diretto. Maternità di Maria e della Chiesa.
Come anticipato la scorsa volta, oggi parliamo della maternità spirituale di Maria. Una maternità che è strettamente dipendente dalla divina maternità. Intanto focalizziamo il termine maternità: cosa intendiamo? Quando parliamo di maternità naturale, devono essere presenti almeno due elementi per poter parlare di una vera maternità: il concepire e il partorire. Al netto di tutte le distorsioni abominevoli del nostro tempo, che ormai parcellizzano la stessa maternità staccando il concepimento dalla gestazione e dal parto, la maternità è questa. Gli elementi fondamentali della trasmissione della vita sono la generazione, la gestazione e il dare alla luce, il partorire.
Il fondamento della maternità spirituale di Maria, che evidentemente non si gioca da un punto di vista naturale bensì soprannaturale, è la missione del Figlio e la divina maternità. Come vedremo, è un fondamento necessario ma non sufficiente.
La missione di Gesù Cristo è sostanzialmente quella di rigenerare gli uomini a quella vita soprannaturale, a quella vita divina che hanno perso a causa del peccato. Questo è nella presente economia della salvezza il senso dell’incarnazione redentrice. In questa missione Cristo associa a Sé la Madre. E oggi – ormai risolta la crisi dei primi secoli in cui si questionava il titolo di Madre di Dio, perché non si era compresa realmente l’unione ipostatica, cioè l’unica persona di Cristo con le due nature, divina e umana – nessuno, tra i cattolici, e in generale tra i cristiani, mette in dubbio la divina maternità; non è il tema del momento.
Ora, l’incarnazione, come sappiamo, si è avuta con la divina maternità: nell’ordine presente delle cose non c’è incarnazione senza divina maternità, non c’è divina maternità senza incarnazione. Ma svariate domeniche passate, quando abbiamo parlato di Cristo, abbiamo visto la grazia di Cristo capo della Chiesa. Abbiamo visto che, con l’incarnazione, Cristo diventa capo dell’umanità e questo avviene in atto primo. Cosa vuol dire? Vuol dire che con l’unione ipostatica, cioè l’unione della natura umana con la persona divina del Verbo, Cristo diventa capo dell’umanità. Dall’unione ipostatica deriva questa pienezza della grazia che dalla divinità si “trasferisce” all’umanità. E nell’umanità di Cristo questa grazia non è solo la grazia della sua persona, ma la grazia capitale, cioè una grazia che fluisce dal Capo alle membra; vi rimando alla suddetta catechesi per riprendere l’aspetto cristologico. Non possiamo dire che la rigenerazione degli uomini, la loro vita di grazia si conclude e si realizza con l’incarnazione. L’incarnazione è un atto primo che richiede un atto secondo che avviene con il sacrificio della croce. L’incarnazione, da sola, non ha salvato gli uomini, ma l’incarnazione e il sacrificio della croce insieme hanno rigenerato gli uomini alla vita della grazia.
Teniamo presente questo, perché a questo punto possiamo costituire un parallelo con la maternità di Maria. Perché? Perché la divina maternità di Maria, che chiaramente è correlata all’incarnazione del Verbo, costituisce Maria madre degli uomini in atto primo o in modo indiretto, in quanto madre del Capo degli uomini, madre del Capo del corpo mistico. Ed è sicuramente un fondamento importante: questo è il legame tra la divina maternità e la maternità spirituale di Maria. Ma attenzione: così come l’incarnazione da sola non ha realizzato la salvezza degli uomini, analogamente la divina maternità da sola non compie propriamente tutto il mistero redentivo di Maria Santissima. Se con la divina maternità Maria è costituita madre degli uomini in modo indiretto, la sua associazione all’opera della redenzione di Cristo, che chiamiamo corredenzione, la costituisce madre in senso stretto e diretto. È importante capire questi due concetti: la nostra redenzione dalla parte di Cristo ha l’incarnazione in atto primo e la redenzione nel senso del sacrificio della croce in atto secondo. Potremmo dire che attualmente si realizza nel sacrificio della croce quanto potenzialmente si è verificato nell’incarnazione. Ma la perfezione dell’opera della redenzione ha richiesto l’incarnazione e il sacrificio della croce, non perché fosse assolutamente necessario questo, ma perché Dio di fatto ha stabilito e ha realizzato così la nostra salvezza, la nostra redenzione.
Analogamente, la maternità spirituale di Maria verso tutti gli uomini si compie in atto primo o in modo indiretto con la divina maternità, quindi con il concepimento, il portare in grembo, il dare alla luce il Verbo incarnato, il Capo delle membra; e in atto secondo, o in senso più stretto e diretto, con la sua partecipazione al sacrificio della croce, che noi indichiamo con il termine corredenzione.
Lo stesso vale per la pienezza della grazia. Nell’umanità di Cristo questa pienezza nasce dall’unione ipostatica. Cristo è «pieno di grazia e verità», come ci dice san Giovanni (1, 14), perché la sua umanità è unita ipostaticamente alla persona del Verbo divino. Qualcosa di analogo lo possiamo dire di Maria Santissima. Non abbiamo dubbi che Maria sia «piena di grazia»: questo lo troviamo nel Vangelo di Luca (1, 28), è quello che l’Angelo le rivela salutandola come piena di grazia. Questa pienezza di grazia la costituisce potenzialmente come madre spirituale, ma in atto è necessaria non solo questa pienezza di grazia “fontale”, bensì anche quella partecipazione unica, singolare, immediata, diretta al sacrificio della croce. Analogamente per Cristo: potenzialmente è sufficiente la grazia che gli proviene dall’unione ipostatica per salvare gli uomini, ma di fatto, in atto, ciò avviene con il sacrificio della croce. È un’analogia, non un parallelismo stretto, perché in Cristo abbiamo l’unione ipostatica, il Verbo incarnato; in Maria abbiamo la madre del Verbo incarnato, non abbiamo l’unione ipostatica, anche se abbiamo un’elevazione all’ordine ipostatico, come abbiamo visto nelle catechesi precedenti.
Dunque, questo è il fondamento della maternità spirituale di Maria. Se questo termine, maternità spirituale, non è un puro sentimento, un puro flatus vocis, allora dobbiamo cercarne il fondamento. Il fondamento non può che essere da un lato nella sua divina maternità, dall’altro nella sua partecipazione al sacrificio della croce del Figlio, analogamente al modo con cui la nostra salvezza non proviene dalla sola incarnazione di Cristo, ma anche dal suo sacrificio sulla croce. Questo è il quadro fondamentale che dobbiamo tenere presente.
Quando avremo modo di dedicare delle catechesi esplicite su questo argomento (anche se qui abbiamo già tanti elementi), quando parleremo della mediazione universale di Maria, vedremo che la mediazione, in fondo, la possiamo concepire come l’esercizio concreto di questa maternità spirituale, che ha questo duplice fondamento: divina maternità e corredenzione. Ripeto: se con il termine di maternità spirituale di Maria vogliamo indicare qualcosa di reale e non di puramente fittizio, vago o sentimentale, allora dobbiamo andare a cercare i suoi fondamenti teologici che sono i due che abbiamo appena indicato. E dunque la mediazione di Maria è questo esercizio in concreto della maternità spirituale, che nasce dalla divina maternità e dalla corredenzione: in modo indiretto e potenziale, la prima, diretto e attuale, la seconda. E viene appunto esercitata fino alla fine di questo evo, cioè fino alla fine dei tempi, del tempo della Chiesa militante che si concluderà con il ritorno di Cristo.
Un’altra distinzione importante per chiarire il quadro della maternità spirituale, riguarda i destinatari di questa maternità. Distinguiamo tra una maternità spirituale di Maria verso la Chiesa, o se vogliamo verso l’umanità redenta, e la sua maternità verso le singole membra della Chiesa, cioè i singoli uomini redenti. Cosa possiamo dire sull’uno e sull’altro versante? Sul versante della maternità di Maria verso la Chiesa, possiamo dire che Maria concepisce in fondo la Chiesa quando concepisce il Capo della Chiesa. Potenzialmente questo concepimento della Chiesa si ha quando compare il capo della Chiesa, essendo la Chiesa il corpo mistico di Cristo. Dal punto di vista del partorire la Chiesa, la Santissima Vergine partorisce la Chiesa sul Calvario, dove lei vive quelle doglie che le furono invece risparmiate nel partorire il Figlio. Dunque, la sua maternità verso la Chiesa, che possiamo considerare anche come una maternità potenziale che poi si andrà a tradurre in modo attuale, fattivo nelle singole membra, ha questi due momenti: il concepimento e il parto della Chiesa.
Quando guardiamo alle singole anime anche qui abbiamo questi due momenti. La Santissima Vergine quando concepisce i singoli uomini? È evidente che non può esserci altro momento se non il Battesimo: il Battesimo è il momento in cui gli uomini nascono a una vita nuova, ma non è ancora la vita definitiva; nascono a una vita nuova per una lunga gestazione in grembo che conoscerà il suo parto quando ciascuno di noi dovrà passare da questo mondo alla vita eterna. Dunque, mentre la maternità di Maria verso la Chiesa è “compiuta”, nel senso che possiamo usare dei verbi che hanno un’estensione puntuale (ha concepito la Chiesa, ha partorito la Chiesa), quando parliamo dei singoli uomini usiamo dei verbi che esprimono un’azione continuata, cioè diciamo che Maria continua a concepire gli uomini nel Battesimo e continua a partorirli nella morte santa.
Qui abbiamo due considerazioni da fare. Maria è mediatrice di tutte le grazie – dedicheremo una catechesi a questo – e dunque anche le grazie sacramentali sono mediate dalla Madonna, in primis la grazia del Battesimo che è la porta degli altri sacramenti, della vita della grazia. Dunque, poiché tutte le grazie passano da Maria, la grazia fondamentale del Battesimo è anch’essa mediata da Maria e costituisce il momento del concepimento della sua maternità spirituale verso i singoli uomini. La grande tradizione della Chiesa ci insegna a ripetere tutti i giorni, più volte al giorno, la preghiera dell’Ave Maria, con cui preghiamo la Madonna perché interceda, preghi per noi, «adesso e nell’ora della nostra morte», a indicare appunto che tutto il tempo di questa vita è sotto la mediazione di Maria, e in particolare il momento della morte, che è il momento del parto. La Chiesa ci ha insegnato che il momento della nascita vera è proprio il momento della morte in grazia; per questo il giorno della morte dei santi, e in particolare dei martiri, è inteso, espresso come il dies natalis, il giorno della nascita, il compleanno. Noi festeggiamo il compleanno della nostra nascita naturale; la Chiesa, essendo madre essa stessa (vedremo poi il rapporto tra la maternità della Chiesa e quella di Maria), festeggia il compleanno dei suoi figli nel giorno del passaggio alla vita eterna. Questo tempo è un lungo tempo di gestazione.
Ora, questa vita possiamo pensarla come un essere nel grembo di Maria Santissima. Così come ogni nutrimento del bimbo che è in grembo passa dalla madre, analogamente non c’è grazia che i singoli uomini, i singoli cristiani ricevano che non sia mediata da Maria Santissima. Usando questa immagine penso che vi siano venuti in mente alcuni testi molto famosi del Trattato della vera devozione a Maria di san Luigi Maria Grignion de Montfort. Ve ne leggo un paio, perché il Montfort ha veramente colto il senso della maternità spirituale di Maria e della sua mediazione sulle anime in questo tempo della storia che va fino alla parusia e che riguarda ciascuno di noi, dal nostro concepimento fino alla nostra morte. Nel n. 31 del Trattato, Montfort dice così: «Se Gesù Cristo, capo degli uomini, nacque da lei, i predestinati [i cristiani] che sono i membri di questo capo debbono pure, per necessaria conseguenza, nascere da lei». Vedete qui il parallelo del Montfort: come il capo, così il corpo; non in modo identico, ma in modo analogo. Infatti non parliamo di una maternità fisica di Maria nei confronti delle membra, mentre l’affermiamo nel caso del capo, di Cristo. «Una medesima madre non mette alla luce la testa o il capo senza le membra, né le membra senza la testa, altrimenti si avrebbe un mostro di natura. Così nell’ordine della grazia il capo e i membri nascono da una stessa madre. E se un membro del corpo mistico di Gesù Cristo, cioè un predestinato, nascesse da altra madre invece che da Maria, la quale produsse il capo, non sarebbe un predestinato né un membro di Gesù Cristo ma un mostro nell’ordine della grazia».
Poco più avanti, al n. 33, il Montfort sottolinea: «Tutti i predestinati, per essere conformi all’immagine del Figlio di Dio, sono nascosti mentre vivono quaggiù nel seno di Maria, dove questa amorevole madre li custodisce, li nutre, mantiene e fa crescere, fino a che non li partorisce alla gloria dopo la morte che è propriamente il giorno della loro nascita come la Chiesa chiama la morte dei giusti».
Dunque, vedete il senso molto forte, per immagini ma non meno reale (per immagini perché è un mistero), della maternità spirituale di Maria, verso la Chiesa e verso i singoli membri. Ora, i gradi di questa maternità sono paralleli ai gradi con cui Cristo è capo degli uomini: vi rimando alla catechesi in cui abbiamo parlato di questo, perché Cristo è capo di tutti gli uomini, ma non di tutti allo stesso modo. Qui abbiamo un concetto analogo. Perché? Perché anzitutto abbiamo una distinzione tra la maternità di Maria nei confronti dei cristiani e nei confronti dei non cristiani. Verso i cristiani abbiamo una maternità in atto: i cristiani sono coloro che sono stati rigenerati dalla grazia del Battesimo, dunque sono stati concepiti; di qui la maternità di Maria che li porta in grembo. Ma anche tra questi, non tutti sono figli allo stesso modo, perché nei confronti dei peccatori è una maternità imperfetta: i peccatori hanno la fede (a meno che non siano diventati eretici o apostati, che è un peccato diretto contro la fede), ma non hanno la carità, perché sono in peccato; quindi la maternità di Maria, pur essendo reale, è imperfetta. Invece è perfetta nei confronti dei giusti, che hanno anche la carità; ma i giusti sono ancora in via, perciò hanno una perfezione inferiore rispetto ai beati, che sono già giunti in patria. Nei confronti invece dei non cristiani la maternità di Maria si dice “in potenza”, una potenza che è attuabile nei confronti di coloro che, pur non essendo ancora cristiani, lo diventeranno, e inattuabile verso coloro che invece non lo diventeranno mai. In ultimo, dobbiamo dire che la maternità di Maria non è né in atto né in potenza verso coloro che sono definitivamente fuori dal corpo mistico di Cristo, che non sono membra di Cristo e non lo saranno mai, cioè i dannati.
Un’ultima sottolineatura che mi preme fare è quella del parallelo tra la maternità di Maria e la maternità della Chiesa. Anche qui c’è un po’ di confusione. Non c’è dubbio che Maria sia redenta o, meglio, sia pre-redenta, perché nel suo caso la redenzione avviene per via preventiva: è il dogma dell’Immacolata Concezione, che avremo modo di vedere più in dettaglio. In quanto redenta, pre-redenta, è lei stessa membro della Chiesa. Ma non è solo membro della Chiesa; innanzitutto è un membro più eminente, più perfetto, ma è anche madre della Chiesa. In quanto madre del Capo della Chiesa e in quanto corredentrice, cioè in quanto associata in modo particolare e attivo all’opera della redenzione nel sacrificio della croce, Maria è anche madre del corpo mistico. Dunque, non è semplicemente una figlia, un membro della Chiesa, per quanto eminente, ma è anche madre della Chiesa perché è madre del suo capo ed è corredentrice.
Maria inoltre è sposa di Cristo nella rigenerazione dell’umanità, nella redenzione. Sposa vuol dire intimamente associata; come Eva ad Adamo, così la nuova Eva è intimamente associata al nuovo Adamo. Questa rigenerazione dell’umanità nell’ordine della grazia è diversa da quella della Chiesa, perché mentre quella della Chiesa si attua in modo applicativo (è la Chiesa che ci dona le grazie sacramentali, è la Chiesa che ci dona l’insegnamento della verità che dà vita), quella di Maria è non solo applicativa ma è anche fondativa; cioè, Maria è presente nell’atto stesso dell’acquisizione delle grazie, non solo della loro dispensazione. Dunque, tra queste due maternità, quella di Maria e quella della Chiesa, c’è una differenza, non solo di grado ma proprio di specie, per quanto abbiamo appena detto. Mentre la mediazione e la maternità spirituale di Maria Santissima dipende chiaramente dall’opera di redenzione di Cristo, a cui ella è associata, l’opera di maternità della Chiesa dipende da quella di Maria, perché Maria è già presente nella redenzione oggettiva dell’acquisizione delle grazie e non solo in quella soggettiva della dispensazione delle grazie. Questo è importante perché ci permette di mettere le basi per non cadere nel grande pericolo presente oggi, cioè quello di pensare, ex parte Ecclesiæ, Maria come un membro importante, eminente, santissimo della Chiesa, ma dimenticando la sua relazione nei confronti di Cristo, non solo per la sua divina maternità ma anche per la sua cooperazione alla redenzione, che la rende realmente madre spirituale della Chiesa e di tutti gli uomini.
La maternità spirituale di Maria
Il fondamento della maternità spirituale di Maria è la divina maternità, che la costituisce madre degli uomini in modo indiretto. Grazie alla sua singolare partecipazione alla redenzione operata dal Figlio (corredenzione), la Madonna è madre degli uomini in modo diretto. Maternità di Maria e della Chiesa.
Maria, Assunta perché Corredentrice. La certezza di Pio XII
Nella bolla che ha definito il dogma sull’Assunta, papa Pacelli ha posto a suo fondamento diverse ragioni teologiche, tra cui spicca quella di «generosa Socia del divino Redentore». Pio XII considerava quindi la corredenzione un’acquisizione teologica certa.
La divina maternità – Il testo del video
La maternità di Maria termina non su una persona umana ma su una persona divina che assume la natura umana. Ecco perché è veramente Madre di Dio e non solamente Madre di Gesù uomo. L’appartenenza di Maria all’ordine ipostatico: l’importanza di questa verità.
