• COVID E CLERICALISMO

"Fuori dalla chiesa i non vaccinati". Comincia Casale Monferrato

Una chiesa in pieno centro espone il divieto di ingresso a chi non è vaccinato. Ma non è l'iniziativa di un semplice parroco: a deciderlo è stato il direttore del bisettimanale diocesano, che già dalle colonne del giornale si era scagliato con invettive contro chi non si vaccina. Il tutto con l'avallo del vescovo, mentre già in cattedrale l'ingresso ai non vaccinati era stato vietato per una lectio divina. Intanto, la CEI ha specificato che il green pass non è richiesto per Messe e processioni.
- IL REGNO UNITO HA RIAPERTO, E I CONTAGI CALANO, di Stefano Magni

Scritta sul portone della chiesa di san Paolo a Casale Monferrato

Ci stavamo giusto chiedendo quale diocesi avrebbe dato il via al “Fuori i ‘non vaccinati’ dalla Messa”, dopo qualche tentativo isolato di alcuni parroci. E la risposta non è tardata: Casale Monferrato, in Piemonte, è arrivata prima. Attenzione: non c’è ancora un decreto ufficiale del vescovo, ma ciò non toglie che l’invito sia ugualmente efficace e valido per tutta la diocesi. Ieri mattina i fedeli che si sono recati nella centralissima chiesa di San Paolo apostolo (di fronte al municipio) hanno trovato sul portone principale un cartello (vedi foto di apertura)  che recita: «Chi non è vaccinato costituisce grave pericolo, non è gradito in questa chiesa».

Fin qui potrebbe sembrare la solita iniziativa del solito parroco fanatico. Ma il punto è che il rettore della chiesa è don Paolo Busto, che dopo essere stato direttore della Caritas casalese è ora anche direttore del bisettimanale diocesano La Vita Casalese e, per ciò stesso, molto vicino al vescovo Gianni Sacchi. Abbiamo provato a contattarlo per capire le sue ragioni, ma ci ha subito sbattuto il telefono in faccia. E indagando un pochino è apparso subito chiaro perché non avesse voglia di spiegarsi: in realtà lo aveva già fatto sul numero de La Vita Casalese del 15 luglio. Per l’occasione ha scritto l’articolo di apertura non solo invocando l’obbligo vaccinale ed esortando il governo in tal senso, ma pure lanciandosi in dure invettive contro chi sceglie di non vaccinarsi.

Bastano i vari elementi del titolo per capire l’antifona: “Occorre severità e chiarezza”, dice il titolo a caratteri cubitali. Se non si capisse a cosa si fa riferimento, ecco l’occhiello: “Chi non si vaccina non abbia contatto con persone a rischio e se si ammala paghi lui l’ospedale”. Ancora più duro il catenaccio: “Riottosi, ignoranti e fanatici mettono a rischio la campagna vaccinale del nostro Paese”. Non sappiamo se don Busto sia riottoso, ma quanto a ignoranza e fanatismo non è secondo a nessuno. E infatti, se possibile, l’articolo - che prosegue nelle pagine interne con un titolo sempre nell’ordine della chiarezza, “Occorre vaccinarsi” - è anche peggio.

Secondo don Busto, verso i non vaccinati ci vuole “tolleranza zero”, soprattutto per chi svolge professioni a contatto con il pubblico, compresi i sacerdoti: «Non possono, non devono essere tollerati nella loro pericolosità», scrive in grassetto perché il concetto sia ben chiaro. E quindi: «no vaccino, no lavoro». E se ti ammali paghi l’ospedale: 1.250 euro per ogni giorno in reparto Covid (si è bene informato anche sui prezzi) e 2.500 euro per la terapia intensiva. «Al giorno, naturalmente», aggiunge nel caso qualcuno non avesse capito. E poi ecco il gran finale: «In una chiesa, il sacerdote ha spiegato che non sono graditi fedeli non vaccinati perché metterebbero a rischio tutti quelli che seguono scrupolosamente le norme. Anche questo fa riflettere». E don Busto, dopo aver riflettuto e abituato i lettori all'idea, ha pensato bene di passare all’azione.

A noi invece fa riflettere anche il fatto che se tutti questi preti e vescovi mettessero un decimo dell’energia e della convinzione che trasmettono nella propaganda pro vaccino nell’annuncio di Cristo, sicuramente l’Italia sarebbe ancora un paese cattolico. Ma tant’è.

Peraltro, l’estrema durezza delle parole di don Busto lascerebbe pensare a una situazione della pandemia fuori controllo in Piemonte o nella diocesi di Casale Monferrato. Invece i dati aggiornati a ieri sera ci dicono che in Piemonte (circa 4.5 milioni di abitanti) ci sono attualmente 2006 contagiati (0,04% della popolazione), ovviamente in buona parte asintomatici. Nei reparti Covid della regione, inoltre ci sono 76 ricoverati (0,002% della popolazione) e 4 sono in terapia intensiva. Scendendo alla provincia di Alessandria (poco più di 420mila abitanti), di cui fa parte il comune di Casale Monferrato, dall’inizio della pandemia si sono registrati 29.873 contagiati (il 7% della popolazione) e attualmente parliamo di meno di 400 persone contagiate (attenzione: positive al tampone, non malate). Cifre ridicole se paragonate all’immagine che si vuol dare di una situazione al collasso.

Inutile ripetere qui le falsità antiscientifiche scritte da don Busto, che fa soltanto da megafono a una serie di luoghi comuni su Covid e vaccino che tante volte abbiamo affrontato. E neanche ci soffermeremo sul fatto che la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede nella Nota dello scorso settembre dedicata proprio ai vaccini anti-Covid aveva chiarito che tale vaccinazione «non è un obbligo morale».

Qui dobbiamo invece rilevare come stiamo arrivando alla fine di un processo iniziato con l’asservimento della Chiesa allo Stato e con la visione del vaccino come strumento di salvezza: non si può che arrivare qui, ai cattolici che non si vaccinano si nega la partecipazione alla Messa. I politici che promuovono l’aborto fino alla nascita possono accostarsi alla Comunione, i fedeli che hanno ragioni personali e anche religiose per non vaccinarsi non possono neanche varcare la soglia della chiesa.

Si dirà: ma stiamo parlando ancora dell’iniziativa di un prete, per quanto in vista esso sia. Già, ma è solo l’ultimo tassello: il vescovo Sacchi è apertamente a favore dell’obbligo vaccinale. È stato tra i primi a vaccinarsi e ha esercitato forti pressioni sui sacerdoti perché si vaccinassero tutti. E ieri infatti ha preferito ignorare le mail con cui abbiamo chiesto un suo giudizio sulla vicenda di don Busto. Del resto, proprio nelle settimane scorse, il parroco della cattedrale nonché amministratore apostolico di altre parrocchie del centro, monsignor Eugenio Portalupi, a una sua lectio divina aveva pubblicamente vietato l’ingresso ai non vaccinati.

La questione dunque è chiara: a Casale Monferrato i fedeli non vaccinati sono pregati di non partecipare alle Messe e anche di non entrare in chiesa. E possiamo stare tranquilli che questi esempi faranno scuola. Tanto più che a Roma hanno deciso di non vedere. Per l’Ufficio Comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale (CEI), da noi interpellato, «non abbiamo segnalazioni di questo tipo, a livello nazionale, tali da prevedere un intervento». 
Avanti la prossima diocesi.
(Ha collaborato Ermes Dovico)

AGGIORNAMENTO DELLE 11.45:
Con un'apposita scheda pubblicata nel frattempo sul proprio sito, insieme a una lettera ai Vescovi, la Presidenza della CEI specifica che non è richiesto il green pass per partecipare alle Messe e alle processioni. Queste ultime, si ribadisce, continuano a essere consentite dall'accordo dell'11 giugno 2020 siglato con il Ministero dell'Interno. La CEI chiarisce inoltre che, dal 6 agosto, il green pass sarà richiesto per attività organizzate o gestite da enti ecclesiastici come servizi di ristorazione al chiuso, musei, sagre, piscine, centri culturali, ecc., ma allo stesso tempo «non è necessario il “Green Pass” per le persone coinvolte nei centri estivi parrocchiali (oratori estivi, CRE, GREST, ecc…), anche se durante essi si consumano pasti».

AGGIORNAMENTO DELLE 12.45
Anche in seguito al nostro articolo i lettori ci segnalano che il famigerato avviso è stato rimosso dalla porta della chiesa di San Paolo.

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