• 190 ANNI

Francesco Giuseppe incoronato in Ungheria con la Messa di Liszt

Il non-amato Liszt, che compose la messa di incoronazione di Francesco Giuseppe re d'Ungheria nel 1867, realizzò un'opera tutt'altro che sontuosa. Anticipò le linee guida dettate da San Pio X per la musica sacra. 

L'incoronazione a Budapest di Francesco Giuseppe

Centonovanta anni fa, il 18 agosto 1830, nasceva nel Castello di Schönbrunn presso Vienna, il penultimo imperatore d'Austria e re d’Ungheria, sul trono per 68 anni, dal 1848 fino alla prima guerra mondiale: Sua Maestà Apostolica Francesco Giuseppe (1830-1916).

Percorrendo una galleria di ritratti dei membri della casa d’Asburgo-Lorena, erede del Sacro Romano Impero, in quello di Francesco Giuseppe vedremmo un vegliardo che lavora «dietro al suo scrittoio ordinatissimo come era ordinato tutto il suo Impero», in uniforme, come si conviene al «primo impiegato dello Stato» — come egli orgogliosamente si riteneva — sbrigando numerose pratiche (cfr. C.L. Cergoly, Il complesso dell’Imperatore, Mondadori 1979, pp. 186-187). Sostenendo il peso non lieve di un impero davvero eterogeneo e vasto che, nel 1910, conta circa 51 milioni di abitanti. E facendo fronte a lutti personali: Massimiliano, suo fratello minore, arciduca d'Austria e imperatore del Messico, dove fu fucilato nel 1867; Rodolfo, suo unico figlio maschio, arciduca ereditario, suicida a Mayerling nel 1889; Elisabetta di Baviera, sua moglie, la famosa principessa Sissi, assassinata a Ginevra da un anarchico italiano nel 1898.

Proprio le vicende del principe Rodolfo d’Austria e, in primo luogo, dell’imperatrice Sissi hanno richiamato l’interesse dei posteri più di quelle del riservato, sobrio, di poche parole Kaiser. Di lui si hanno presenti soltanto l’incapacità di dominare le crescenti rivendicazioni nazionali dei popoli componenti l’Impero e la sua dichiarazione, contro voglia, di guerra alla Serbia, scintilla scatenante della Prima guerra mondiale.

Al termine dei negoziati riguardanti un nuovo assetto dellImpero, con due Stati sotto un unico sovrano, l8 giugno 1867 larcivescovo di Esztergom (Strigonia), János Simor, primate dUngheria, riceve al limitare della Chiesa di Mattia a Buda l’imperatore e l’imperatrice per incoronarli solennemente reali d’Ungheria. L’incarico di scrivere una messa d’incoronazione era stato affidato, non senza dissensi, al compositore e pianista ungherese Franz Liszt (1811-1886), che la Domenica delle Palme, 14 Aprile 1867, comunicava al barone Anton Augusz, suo ammiratore ed amico: «Oggi ho terminato la mia Messa d’incoronazione. In grazia di Dio. In manus tuas commendo spiritum meum» (in Liszt Ferencz levelei báró Augusz Antalhoz, 1846-1878, ed. Csapó Vilmos, Budapest 1911, 119).

A Roma, dove risiedette tra il 1861 e il 1869 e ricevette gli ordini minori il 25 ottobre del 1865, il chierico e musicista ungherese aveva composto in tre settimane la Ungarische Krönungs-Messe (Messa ungherese per l'incoronazione) per soli, coro e orchestra: circa 45 minuti di musica che richiede soprano, contralto, tenore, basso, coro misto, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, organo, archi, ed è divisa in sei movimenti, a cui si aggiunse l’Offertorio, dopo la prima esecuzione, e il Graduale, due anni dopo.

Liszt, a cui l’uso cerimoniale non permette di dirigere questa sua composizione, assiste dalla cantoria alla cerimonia e all’esecuzione della sua musica, diretta da Gottfried von Preyer, maestro di cappella del duomo viennese di Santo Stefano dal 1853. Nella lettera, scritta il giorno stesso da Pest alla principessa Carolyne in Roma, manifesta la sua soddisfazione per il risultato: «Potete esser felice, credo. Il successo musicale della mia messa è completo. Tutti sono rimasti sorpresi per la sua brevità, semplicità e, se così posso dire, per il suo carattere» (A. Williams, ed. Franz Liszt. Selected Letters, Clarendon Press, 1998, p. 665).

Infatti il «carattere» ungherese, laura nazionale è ben messa in evidenza in questa Messa, con i suoi antichi temi ungheresi elaborati con bravura e fede. Qualche esempio. Il Gloria (Allegro giusto in 4/4), che comincia sulle note della fanfara della Marcia Rákóczy, marcia nazionale ungherese, si presenta subito come inno di vittoria vivacissimo, fino al supplice Qui tollis peccata mundi, in cui si sente la scala ungherese discendente, usata spesso da Liszt. All’inizio del Benedictus un’altra bellissima melodia nazionale ma religiosa è affidata a un luminoso assolo di violino.

Ritornando verso il suo alloggio abituale presso una chiesa di Pest, il nostro compositore vive un episodio quasi da romanzo. «Sulla strada lasciata libera per il corteo reale si vide apparire l'alta figura di un prete in lunga tonaca nera costellata di innumerevoli decorazioni, la capigliatura bianca sollevata dalla brezza, i lineamenti come scolpiti nel bronzo, il cappello in mano. Al suo apparire un mormorio si levò, ingrandì a mano a mano che la figura era avanzata ed era riconosciuta. Il nome di Liszt corse come un lampo di fila in fila, di bocca in bocca. Ben presto centomila uomini lo acclamarono freneticamente, inebriandosi dell’entusiasmo che tuonava in quell’uragano di voci. Il pubblico della riva sinistra credeva naturalmente che fosse il Re che si avvicinava… Non era il re, ma un re, cui si volgevano quelle simpatie della nazione riconoscente, fiera di possedere un tal figlio» (J. Wohl, François Liszt: souvenirs d'une compatriote, Ollendorff, Parigi 1887, p. 23).

Questa messa ha una musica non sontuosa, come l’idea di incoronazione suggerirebbe. Ha un tono semplice e un clima non teatrale, che anticipa le linee guida sulla musica sacra, emanate ancora validamente nel motu proprio di San Pio X Tra le sollecitudini del 22 novembre 1903, contro gli influssi esercitati dalla musica profana, specie operistica. Ha uno stile molto ardito, come nei casi del Credo, che, parafrasando la melodia modale della Missa Regia del compositore e clavicembalista francese Henry du Mont (1610-1684), è carico di fascino neogregoriano; dell’Offertorio puramente strumentale, come quelli per organo di Frescobaldi e Couperin; e del suddetto assolo del Benedictus, affine a quello della grandiosa Missa Solemnis di Beethoven.

Si dice che Francesco Giuseppe, che già non apprezzava molto la musica, gradisse ancor meno quella di Liszt, tanto che non lo invitò al banchetto il 31 Agosto 1855, dopo la consacrazione della Cattedrale di Esztergom, per la quale il compositore ungherese aveva scritto la Messa solenne detta di Gran (cfr. P. Rattalino, Liszt o il giardino d’Armida, EDT, Torino 1983, p. 90). Magari quel giorno la corona di santo Stefano, primo re dUngheria, gli avrà fatto cambiare idea.