a cura di Benedetta Frigerio
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Fiorisce la speranza tra i cristiani del Sudan

Il governo di transizione del Sudan ha annunciato che, a partire dal prossimo anno, nei libri di scuola di tutte le materie non compariranno più riferimenti al Corano. I nuovi testi sono in corso di stampa e per questo le scuole apriranno con due mesi di ritardo. Il Ministero dell’educazione ha spiegato che il Corano verrà d’ora in poi insegnato unicamente nel corso di religione islamica. La notizia rafforza la speranza dei cristiani rimasti nel Sudan islamico, dopo la secessione nel 2011 dei territori meridionali a maggioranza cristiana, che il paese volti pagina, che si ponga per sempre fine alle persecuzioni inflitte alle minoranze dal presidente  Omar Hassan al Bashir, deposto con un colpo di stato militare nel 2019. Nell’elenco degli stati in cui i cristiani sono perseguitati, compilato ogni anno dall’organizzazione non governativa Open Doors Usa, il Sudan è sempre stato classificato tra quelli in cui la persecuzione è estrema. Un altro motivo di speranza è l’accordo siglato nei giorni scorsi dal primo ministro Abdala Hamdok e da alcuni leader del Sudan People’s Liberation Movement-North, SPLM-N, il gruppo politico attivo negli stati meridionali del Nilo Blu e del Sud Kordofan dove vivono molti cristiani, che prevede la separazione tra Stato e religione. È il primo passo di un cammino, tuttavia in salita per i prevedibili ostacoli da parte delle componenti arabe e fondamentaliste della società sudanese. Infine conforta i fedeli, poco meno di 1,5 milioni su una popolazione di oltre 42 milioni, l’arrivo, dopo un’assenza di oltre un anno e mezzo, del nuovo nunzio apostolico, monsignor Luis Miguel Cardaba, nominato dal Pontefice lo scorso marzo.