• GIUSTIZIA IN INDIA

Finalmente liberi i 7 cristiani innocenti dell'Orissa

Nel 2008 erano stati accusati dell'uccisione del leader indù Swami Laxmanananda Saraswati, causa del pogrom anti-cristiano nell'Orissa. Da innocenti, hanno passato in prigione 11 anni. Adesso, dopo le prime scarcerazioni in maggio e nell'estate, tutti e 7 i cristiani ingiustamente incarcerati sono stati liberati per ordine della Corte Suprema

Tre dei 7 cristiani liberati, fuori dal carcere di Balliguda

Sanathan Badamajhi – l’ultimo dei 7 cristiani innocenti del Kandhamal rimasti dietro le sbarre per 11 anni – è tornato a piede libero il 9 dicembre 2019, uscendo dal carcere di Rampur nell’Orissa orientale, libero su cauzione per decisione della Corte Suprema dell’India.

Il filo della speranza per i cristiani innocenti del Kandhamal, che languivano in carcere dal 2008, iniziò quando la Corte Suprema ordinò la liberazione su cauzione di Gornath Chlanseth, il maggio scorso. Sette mesi dopo, la lunga saga delle scarcerazioni è finita quando Badusi è corsa ad abbracciare il marito Sanathan, quando a mezzogiorno è uscito dai cancelli del carcere di Rampur, nel distretto del Kandhamal.

Alla liberazione su cauzione di Chalanseth è seguita quella di Bijay Kumar Sanseth, in luglio, su ordine della Corte Suprema. Tutti i sette cristiani innocenti hanno impugnato la loro “discutibile” detenzione di fronte a un terzo giudice, dopo che altri due erano stati trasferiti nel corso del processo, nell’Alta Corte di Odessa, subito dopo il loro arresto nel 2008. Quando l’Alta Corte ha semplicemente rifiutato di considerare la liberazione su cauzione, per la seconda volta, nel dicembre 2018, hanno fatto ricorso presso l’organo supremo della magistratura indiana, chiedendo la libertà su cauzione.

Tuttavia, contrariamente ai casi di Chalanseth o di Sanseth, la richiesta di libertà su cauzione dei cinque prigionieri rimanenti - Bhaskar Sunamajhi, Buddhadeb Nayak, Durjo Sunamajhi, Munda Badamajhi e Sanathan Badamajhi – è stata rinviata eccessivamente a lungo anche dalla Corte Suprema.

Finalmente, la Corte Suprema, nel Giorno della Costituzione, il 26 novembre, ha ordinato la scarcerazione dei rimanenti cinque cristiani del Kandhamal, su ricorso presentato dal gruppo Human Rights Law Network, per tramite dell’arcidiocesi cattolica di Cuttack-Bhubaneshwar che comprende il Kandhamal. Il ricorso per la liberazione di Chalanseth, il primo a uscire di prigione, era stato presentato dalla sezione indiana della Alliance Defending Freedom.

Tuttavia i tipici tempi lunghi della magistratura per i poveri sono ben esemplificati nel caso dei cinque innocenti. Tre di loro - Bhaskar Sunamajhi, Durjo Sunamajhi e Munda Badamajhi – sono stati liberati il 5 dicembre dal carcere di Balliguda dopo che un “ordine di scarcerazione” era stato emesso dal tribunale distrettuale il giorno prima, a seguito dell’ordine della Corte Suprema. Quando l’ordine di scarcerazione per tutti e cinque è stato presentato il 4 dicembre al sovrintendente del carcere di Balliguda, dopo aver guidato il funzionario della prigione con l'ordine 50 a tarda sera, il direttore del carcere ha deciso che solo tre dei detenuti di Balliguda potessero uscire la mattina dopo. Dato che Buddhadeb Nayak era nel carcere di Banja Nagar e Sanathan Badamajhi in quello di Rampur, entrambi al di fuori del distretto del Kandhamal, ha detto il funzionario, la sua prigione non aveva più personale per portare l’ordine di scarcerazione e quindi poteva solo spedirlo per posta. Il sovrintendente ha insistito nel dire che le rigide norme carcerarie non gli avrebbero permesso di consegnare l’ordine neppure ai famigliari.

Tre giorni più tardi, l’ordine ha raggiunto per posta il carcere di Banja Nagar, il 7 dicembre sera e Nayak è stato abbastanza fortunato da uscire la sera stessa, dato che suo cugino era lì a campeggiare, aspettando l’arrivo del plico. L’ordine di scarcerazione di Sanathan ha raggiunto l’ufficio postale di Rampur, ad appena 70 km dal suo villaggio di Madaguda, nel Kandhamal, solo alla mattina del 9 dicembre e finalmente l’ultimo degli innocenti del Kandhamal è tornato in libertà a mezzogiorno del 9 dicembre, alla vigilia della Giornata Internazionale dei Diritti Umani.

Questa attesa estenuante del loro rilascio è sintomatica del simulacro di giustizia che vige nel Kandhamal, L’appello di questi sette cristiani (il “secondo gruppo di assassini” condannati al carcere a vita, di punto in bianco, da un giudice fresco di nomina nell’ottobre del 2013, per l’uccisione di Swami Laxmanananda Saraswati) si stava trascinando da sei anni nell’Alta Corte dell’Orissa.

L’uccisione del leader indù e di altre quattro persone nel suo ashram (luogo di meditazione, ndr) a Chakkapad, nella notte della festa induista di Janmashtami il 23 agosto 2008, era stata prontamente ribattezzata “complotto cristiano” dai gruppi nazionalisti indù, che gridavano vendetta contro i cristiani, precipitando il Kandhamal in una spirale di violenza senza precedenti contro i cristiani. Settimane di violenza incontrastata provocarono la morte di circa 100 cristiani e ne lasciarono altri 56mila senza tetto, 300 chiese e 6mila abitazioni vennero saccheggiate e bruciate, in un distretto nella giungla in cui i cristiani sono un quinto di una popolazione di 650mila persone.

Poco dopo l’uccisione del leader indù, il primo gruppo di “assassini cristiani” venne picchiato e trascinato in una centrale di polizia da squadre di militanti nazionalisti indù. Svuotarono le valige di tre cristiani, piene di panni per un lungo viaggio, e vi inserirono una Bibbia, un pugnale e un panno nero, per dimostrare che gli “assassini cristiani” di Swami erano stati trovati in possesso di Bibbie, armi e maschere. Tuttavia, dopo sei settimane di indagini, la polizia li lasciò liberi, dopo aver fatto firmare a ciascuno di loro una dichiarazione legale che recitava: “Per paura, mi sono rifugiato presso la centrale di polizia”. Fu dopo la loro liberazione che i sette cristiani innocenti, che hanno passato 11 anni a languire in carcere, vennero arrestati in due diverse occasioni, in ottobre e dicembre 2008, dalla remota regione nella giungla del Kotagarh.