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Evviva Biden il cattolico: e così la Chiesa accetta l'aborto

Con le congratulazioni dei vescovi USA per l'abortista Biden, la Chiesa accetta l’aborto. La posizione pro o contro la vita non è più un criterio per valutare i comportamenti politici. In poche parole: la questione aborto non è più una questione per la Chiesa cattolica. Anche di questo oggi dobbiamo prendere atto con dolore. Chi ha vissuto l’epoca di Giovanni Paolo II, della Evangelium vitae e della lotta alla “cultura della morte” certamente sentirà un brivido nelle ossa.

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Le elezioni americane hanno chiarito che ormai la Chiesa accetta l’aborto, considera normale che un uomo politico cattolico lo preveda nel proprio programma e ritiene che la posizione pro o contro la vita non sia più un criterio per valutare i comportamenti anche politici. La questione aborto non è più una questione per la Chiesa cattolica. Anche di questo oggi dobbiamo prendere atto con dolore, come abbiamo dovuto fare nei giorni scorsi per il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. Le ultime barriere di difesa vengono spiantate dall’interno.

Naturalmente non esiste nessun documento ufficiale di papa o vescovi che dica che l’aborto è moralmente e politicamente lecito. Ci mancherebbe... Ma nel caso delle elezioni americane è stata ufficializzata l’indifferenza della Chiesa per l’aborto, che quindi diventa una questione irrilevante che si può fare senza per questo meritare la condanna morale e politica. Il candidato Joe Biden ha più volte espressamente dichiarato di essere a favore del diritto all’aborto fino al nono mese e del diritto dei bambini alla libertà nel decidere la propria identità sessuale. Durante le elezioni era quindi certo che era un candidato favorevole a confermare il diritto di abortire e addirittura a volerlo ampliare. Era anche un candidato favorevole al gender non solo come ideologia astratta o ipotesi fantastica ma come insieme di diritti reali che lo Stato deve proteggere. Per il candidato Biden cattolicità e aborto non sono in contrasto tra loro.

A togliere ogni equivoco in materia c’è stata anche la scelta di Kamala Harris come candidata alla vicepresidenza, una procuratrice che aveva dato indiscutibili prove di voler contrastare con tutti i mezzi la cultura pro-life negli Stati Uniti. Non solo Biden, ma il ticket elettorale al completo aveva quindi una identità inconfutabile.

Già nel 2008, quando Obama scelse Biden come suo candidato alla vicepresidenza, l’allora vescovo di Denver, il francescano Charles Joseph Chaput, disse che favorire l’aborto era una grave colpa politica e si diceva convinto che ad un politico che se ne macchiasse, come appunto Biden, non dovesse essere data la comunione. E nella recente campagna elettorale, il cardinale Burke era tornato sull’argomento, sostenendo la medesima tesi secondo cui un uomo politico favorevole all’aborto non dovrebbe essere ammesso all’Eucarestia. 

Nonostante ciò, durante tutta la campagna elettorale abbiamo assistito all’appoggio della Chiesa cattolica a Biden, non solo di quella americana ma anche di quella vaticana. Perfino il famoso documentario “Francesco” era impregnato di valutazioni politiche in appoggio a Biden. Ma l’elemento più disarmante è stata la Nota dei vescovi americani di congratulazioni per la vittoria (peraltro non ancora definitiva e decretata) del candidato democratico. L’arcivescovo di Los Angeles, José H. Gomez, presidente dei vescovi americani, ricorda in questa Nota la fede cattolica di Biden, che lo collega a Kennedy.

I vescovi, quindi, riconoscono la cattolicità di Biden, non notando nessuna contraddizione con le sue posizioni morali e politiche contrarie alla vita, confermandolo cattolico nonostante la sua possibile politica sull’aborto. I vescovi americani, così facendo, sostengono che è possibile essere cattolici e finanziare Planned Parenthood che commercia feti abortiti (nella famosa vicenda giudiziaria durante la quale la procuratrice Kamala Harris cercò in ogni modo di tutelare l’organizzazione abortista mondiale). I vescovi certo non dicono che l’aborto è un bene, ma segnalando con orgoglio la cattolicità di un uomo politico che dell’aborto fa il fiore all’occhiello del suo programma, testimoniano la compatibilità di fede cattolica e aborto, quindi accettano l’aborto come cosa buona. O almeno come cosa indifferente, che ci sia o non ci sia in un programma politico nulla toglie alla cattolicità di chi abbraccia quel programma.

La Nota dell’arcivescovo Gomez contiene solo un accenno finale molto generico al tema della vita, che da sempre deve stare al primo posto nei programmi politici. Si dice felice che Biden sia cattolico, ma non accenna a cosa ciò voglia dire in politica. Si congratula con la vicepresidente Kamala Harris sottolineando che è la prima donna a ricoprire questa carica, come se ciò fosse di per sé segno di pregio, nonostante le tante prove da essa date di combattere contro la vita nascente. La Nota fa appello al bene comune, che però è impossibile da perseguirsi da un presidente favorevole all’aborto, mentre Gomez lo ritiene possibile. Infine si auspica l’unità nazionale, ma l’unità è resa possibile dai fini di bene che si perseguono insieme: se un candidato propone nel proprio programma il male, un male certo e irrevocabile come quello dell’uccisione per legge di individui innocenti, non può favorire nessuna vera unità.

Questa breve Nota dei vescovi americani per mano del loro Presidente formalizza l’accettazione dell’aborto che è ormai vita quotidiana nella Chiesa cattolica. Chi ha vissuto l’epoca di Giovanni Paolo II, della Evangelium vitae e della lotta alla “cultura della morte”  certamente sentirà un brivido nelle ossa.

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