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Eutanasia per i malati mentali: il sì dagli psichiatri

Per la Canadian Psychiatric Association, «i pazienti con una malattia psichiatrica non dovrebbero essere discriminati esclusivamente sulla base della loro disabilità». Tradotto? Dovrebbero accedere ai programmi di eutanasia come tutti gli altri. È così che gli psichiatri si prendono cura delle persone a loro affidate? 

D’accordo, d’accordo: le notizie che ci interessano di più, in questo momento di quarantena forzata, sono altre. Però questa non merita proprio di passare in cavalleria…

Facciamo il punto della situazione.

Nel giugno 2016, il Parlamento del Canada ha approvato una legge federale che consente agli adulti canadesi idonei di richiedere assistenza medica per la morte (MAiD, Medical Assistance in Dying). I criteri imposti dalla legge sono: avere più di 18 anni; avere diritto a servizi sanitari finanziati dal governo federale (o da una provincia o territorio); avere una malattia o disabilità, la certezza di una morte naturale ragionevolmente prevedibile (la legge non richiede una prognosi specifica per quanto tempo resta da vivere); presentare una richiesta volontaria e il consenso informato.

Credo che a nessuno dei lettori della Bussola sia sfuggita l’assurdità di almeno uno dei requisiti: tutti i viventi hanno la certezza di una morte naturale ragionevolmente prevedibile; anzi, certa. Probabilmente, il legislatore intende che la malattia o disabilità deve essere sicuramente causa di morte.

Ma proseguiamo.

Il 24 febbraio 2020, il Ministro della Giustizia e il Procuratore Generale del Canada hanno presentato un disegno di legge che propone di modificare le disposizioni del Codice penale sull'assistenza medica in caso di morte (MAiD). Questo disegno di legge modifica il codice penale per consentire la MAiD a tutti, indipendentemente dal fatto che la loro morte naturale sia «ragionevolmente prevedibile» o meno. Ciò significa (dovrebbe significare) che anche una persona sana, o con malattie o disabilità non mortali, potranno fare richiesta di MaiD.

Ecco l’ennesima perfetta applicazione del principio del «piano inclinato» che ogni volta i cattolici invocano (tra le pernacchie e gli sberleffi) per fermare legislazioni volte «soltanto a regolamentare casi limite». Introdotta con la motivazione umanitaria di limitare le sofferenze dei malati terminali, la legge sulle MAiD diventerebbe ora una legge che permette a chiunque di chiedere l’eutanasia. In perfetta sintonia con i principi liberali, si getta a mare la legge naturale in nome della libertà di scelta e autodeterminazione del singolo, tutelandola da qualsiasi interferenza terza soprattutto di tipo morale e/o religioso.

Ma adesso arriva il bello.

La legge non è ancora stata modificata e la Canadian Psychiatric Association (CPA) ha deciso di emettere una dichiarazione.

Al secondo punto di questa dichiarazione leggiamo: «I pazienti con una malattia psichiatrica non dovrebbero essere discriminati esclusivamente sulla base della loro disabilità, e dovrebbero avere a disposizione lo stesso opzioni riguardanti MAiD disponibili per tutti i pazienti». Dunque la non discriminazione consisterebbe nell’essere uccisi come gli altri? Oppure l’appello alla non discriminazione è l’attuale «passi» che giustifica qualunque affermazione, anche la più sconvolgente? Si, perché la legge prevede che la richiesta di MAiD sia completamente libera, che non sia l’esito di pressioni o  influenze esterne. La disabilità mentale potrebbe influenzare la scelta di una persona? Ovviamente sì. Basti pensare che la quasi totalità di richieste di eutanasia arrivano da persone depresse. Si trovano ad affrontare sofferenze, disabilità e la prospettiva della morte soli, senza qualcuno che dia un senso alla loro condizione. Quindi, a rigore, le MAiD non dovrebbero essere applicate a pazienti psichiatrici. Invece, per gli psichiatri, cioè coloro che si dovrebbero prendere cura di queste persone, ciò rappresenterebbe una discriminazione rispetto ad altri pazienti.

Veniamo ora al terzo punto: «Gli psichiatri saranno consapevoli dei principi di etica medica relativi alla MAiD. Non dovrebbero consentire a opinioni personali o pregiudizi di influenzare i pazienti che desiderano considerare MAiD come un'opzione per la soluzione di condizioni irrimediabili». Questo è forse l’aspetto più terribile della faccenda. Significa che lo psichiatra che ritenga improprio, inopportuno o moralmente illecito il ricorso alla MAiD, non ha il diritto di tentare di salvare il paziente. Il principio liberale di cui sopra, qui è messo nero su bianco: nessuno deve interferire, a maggior ragione se guidato da considerazioni religiose o morali, nelle scelte del singolo. I diritti, compresi quello di disporre della propria vita, del proprio corpo e delle proprie libertà, appartengono esclusivamente all’individuo.

Facciamo attenzione, quando usiamo la parola libertà; perché essa ha due significati diversi, a seconda che sia usata in un contesto aristotelico-tomista o in un contesto liberale. Nel primo caso, la libertà è la possibilità di realizzare il proprio progetto, di compiere il proprio destino, di diventare pienamente se stessi; nel secondo caso, di fare ciò che si vuole, senza interferenze.

Un’ultima riflessione.

Qualcuno potrebbe ancora avere delle professioni mediche e psicologiche un’idea romantica: esse avrebbero lo scopo di preservare la vita e la salute delle persone. Come si vede da questo e altri documenti, non è così; o non è più così; o non è così per tutti i medici e gli psicologi. L’obiettivo è quello di preservare la libertà dell’individuo, intesa come la propria assoluta autodeterminazione. Anche se si tratta di un paziente depresso che, disperato, vorrebbe morire; anche se si tratta di un bambino in difficoltà convinto che la vita sarebbe più semplice se fosse femmina.

Non è detto che le professioni di aiuto alla persona siano il baluardo della legge naturale. In molti casi lo sono. Stiamo assistendo proprio in questi giorni alla commuovente abnegazione di medici, infermieri, ausiliari e tecnici che si spendono per assistere i malati di Covid-19; siamo ammirati e commossi dal loro comportamento. Ma non sempre è così. Nel caso della CPA come, in Italia, nel caso del SIAARTI non lo sono. Sono, anzi, l’avanguardia della rivoluzione; della negazione e del rifiuto della legge naturale.