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Eutanasia in Francia, un successo meritato per gli obiettori

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Il Consiglio costituzionale francese salva l'obiezione di coscienza, pur confermando l'ingiusta legge voluta da Macron. Risultato non scontato, anche grazie al ruolo dei vescovi d'Oltralpe, che invita a difendere i principi non negoziabili con coraggio, competenze e duro lavoro parlamentare.

Editoriali 27_08_2026
CARLO CARINO - imagoeconomica

In Francia, l'eutanasia rimarrà vietata in tutte le istituzioni private che lo scelgano, comprese quelle cattoliche: è sufficiente che dichiarino il loro rispetto per la vita nei loro statuti o attraverso un codice etico. Questo loro diritto è stato riconosciuto e garantito, dopo la decisione del Consiglio costituzionale, che pur confermando la legge voluta da Macron e dalle sinistre, ha deciso di includere le clausole di coscienza non previste dal testo.

Una vittoria importante che, al pari di quelle ottenute in ambito paneuropeo nel 2010 e 2012, insegnano ad aver coraggio e coltivare competenze, duro lavoro parlamentare e reti di collaborazione serie perché anche oggi si possano riaffermare la verità e ragionevolezza dei principi non negoziabili e la corretta interpretazione dei diritti umani. 
Analogamente, a tutti i farmacisti è stata concessa la possibilità di esercitare la professione vedendo garantiti i propri diritti e libertà di coscienza, diritti e libertà negati dalla maggioranza di governo. La promulgazione ufficiale della legge francese sul fine vita, pubblicata sul Journal Officiel lo conferma. 

Nel contesto di una legge ingiusta, al pari della costituzionalizzazione dell'aborto voluta anch'essa da Macron, la salvaguardia del diritto e della libertà di coscienza rappresenta una minima ma importante vittoria di civiltà. Come afferma Gregor Puppinck, leader del Centro Europeo per il Diritto e la Giustizia (ECLJ), uno dei promotori dei pareri presentati all'attenzione del Consiglio costituzionale, «possiamo ringraziare Dio per questa vittoria. In Francia rimarranno dei luoghi di rifugio dove le persone vulnerabili non correranno pericoli mortali. Continueremo ora questa battaglia in altri Paesi … al fine di garantire la libertà anche alle istituzioni religiose. In Francia, ci stiamo preparando a contestare i decreti attuativi che saranno adottati dal governo nei prossimi mesi».

L’arcivescovo di Parigi Laurent Ulrich ha accolto con favore le modifiche nel suo messaggio del 19 agosto rivolto ai fedeli in occasione della promulgazione della legge, definendole «un’opportunità», invitando le istituzioni dedicate all’assistenza ai malati gravi e specializzate nelle cure palliative a trovare «in queste riserve uno stimolo a mantenere il loro carattere specifico e a rimanere luoghi in cui nessuno verrà ucciso».

La restante parte della decisione del Consiglio costituzionale è stata, come previsto, una conferma di tutte le altre disposizioni della legge, come descritta puntualmente su queste pagine, comprese la mancata notifica ai familiari, l'assenza di possibilità di ricorso, l'eutanasia delle persone sottoposte a tutela, ecc. Nella versione originariamente approvata, il testo prevedeva che, nel caso in cui una persona fosse ricoverata in ospedale o vivesse in determinate strutture soggette alla normativa, «il responsabile della struttura dovesse consentire l’intervento dei professionisti coinvolti nella procedura», nonché l’accesso a chiunque accompagnasse la persona che richiedeva di morire, senza alcuna eccezione, anche in caso di obiezioni da parte della stessa istituzione, oltre a non essere garantita alcuna clausola di coscienza per i farmacisti.

Il ruolo dei cattolici, inclusi i vescovi, nella richiesta del Consiglio costituzionale di rispettare la clausola di coscienza è certo. Un successo meritato ma non scontato – che potrebbe aprire ad ulteriori ricorsi alla Corte dei diritti umani di Strasburgo – perchè tra i membri del Consiglio costituzionale che hanno preso la decisione erano presenti due promotori e attivisti dell'eutanasia, Jacques Mézard e Alain Juppé, rendendo così impugnabile la decisione presa sulla legittimità costituzionale del testo. In questo caso, la memoria "esterna" e fortemente contraria sul testo approvato dal parlamento, inviata lo scorso 30 luglio al Consiglio costituzionale dal Rapporteur Speciale dell'ONU sulla libertà di religione e coscienza, Nazila Ghanea, potrebbe rafforzare la posizione e le ragioni dei ricorrenti.

Permettete una chiosa personale. Sedici anni orsono vennero approvate dall'Assemblea parlamentare del Consiglio di Europa una Risoluzione e una Raccomandazione “impossibili” (n.1762/2010) per via della schiacciante maggioranza dei partiti di sinistra, socialisti e liberali che sostenevano il testo originale, sponsorizzato apertamente dalle maggiori multinazioanli internazionali di aborto ed eutanasia, nel quale si vietava l’obiezione di coscienza sia per i singoli sia per le istituzioni sanitarie religiose. Allora, l'"impossibile" tenuta sui valori fondanti del Partito Popolare Europeo divenne possibile grazie ad una guida coraggiosa (del sottoscritto), alla compattezza di un manipolo di amici parlamentari (tra cui Renato Farina) e alla guida di ONG cristiane, tra i quali Gregor Puppinck e Roger Kiska, allora a capo di Alliance Defending Freedom in Europa.

Guidati dalle nostre competenze, dalla razionale certezza dei principi umani e cristiani non negoziabili e dall’affidamento alla Provvidenza divina (quanto all’esito), la vittoria certa per i detrattori della vita e violentatori dei diritti umani si tramutò nella loro prima cocente sconfitta. Cui seguì, nel 2012, l’approvazione un emendamento nella Risoluzione sulle dichiarazioni di fine vita, che vietava esplicitamente «l’eutanasia (definita come l’uccisione intenzionale di un essere umano non autosufficiente per un presunto beneficio)». 



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