Eutanasia, il Senato stoppa la legge voluta da Macron
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Con 144 voti a favore e 123 contrari, il Senato francese ha respinto l’articolo 4 del disegno di legge sull’eutanasia e il suicidio assistito, fondamento dell’intera proposta. La discussione riprende il 26 gennaio, ma intanto è stato lanciato un segnale forte che interessa anche l’Italia.
Grazie al voto del Senato, arriva uno stop (forse definitivo) per la legge a favore dell’eutanasia voluta da Emmanuel Macron. Mercoledì 21 gennaio i senatori francesi hanno respinto con 144 voti contro 123 l'articolo 4 del disegno di legge sulla cosiddetta “morte assistita”, che sanciva il principio dell'eutanasia e del suicidio assistito. Il 27 maggio 2025, con 305 voti a favore e 199 contrari, la legislazione pro eutanasia era stata invece approvata dall’Assemblea Nazionale. Quel testo avrebbe consentito a qualsiasi residente francese di età superiore ai 18 anni, affetto da una malattia grave e incurabile, in fase avanzata o terminale, di ricorrere all'assistenza medica per porre fine alla propria vita. I pazienti idonei avrebbero dovuto dichiarare di soffrire di un dolore fisico o psicologico costante e insopportabile.
Il voto del Senato, invece, ha affossato il testo. Infatti, con la cancellazione dell’articolo 4, si elimina il cuore della legge, che prevedeva: «Per accedere all'assistenza medica al suicidio, una persona deve soddisfare tutte le seguenti condizioni: 1. Avere almeno diciotto anni; 2. Essere cittadino francese o risiedere stabilmente e legalmente in Francia; 3. Essere affetto da una malattia grave e incurabile, qualunque ne sia la causa, che metta a repentaglio la vita, in fase avanzata, caratterizzata dall'insorgenza di un processo irreversibile caratterizzato dal peggioramento della salute del paziente, che ne compromette la qualità della vita, o in fase terminale; 4. Soffrire di una sofferenza fisica o psicologica costante legata a questa malattia, resistente al trattamento o insopportabile per l'individuo quando ha scelto di non ricevere o di interrompere il trattamento. La sofferenza psicologica da sola non può, in nessun caso, qualificare qualcuno per l'assistenza medica al suicidio; 5. Essere in grado di esprimere liberamente e con piena cognizione di causa i propri desideri».
Oltre alle formazioni di centrodestra e della destra, anche diversi senatori tra i macroniani si sono opposti a questa riforma, uniti a molti rappresentanti di sinistra, delusi per non essere riusciti a ripristinare il testo dell'Assemblea Nazionale che apriva il suicidio assistito e l'eutanasia ai pazienti anche «in fase avanzata» della malattia, con diversi mesi di vita ancora da vivere. Dopo una pausa, i senatori hanno discusso su come procedere dopo il voto, in quanto «l'intero testo è ormai privo di significato perché la sua pietra angolare è caduta», ha lamentato Philippe Mouiller (LR), presidente della Commissione Affari Sociali del Senato e fedelissimo di Macron. In serata, come riferisce Le Figaro, il fronte contrario al suicidio assistito ha ottenuto un'altra vittoria, quando è stato adottato un emendamento che riconosce esplicitamente il diritto al miglior sollievo possibile dal dolore, «senza alcun intervento volontario volto a causare la morte», un emendamento che sancisce il divieto di eutanasia e suicidio assistito. Commenta Le Figaro: «Questa riscrittura segna una rottura definitiva tra il testo del Senato e quello dell'Assemblea Nazionale. Cosa succederà a questo disegno di legge dopo il fallimento delle scelte politiche dei relatori? La risposta non è scontata, poiché sembra difficile ottenere una maggioranza. Questo voto riflette le posizioni inconciliabili tra sostenitori e oppositori del suicidio assistito».
In ogni caso, la discussione della restante parte del testo riprenderà lunedì 26 gennaio, nel pomeriggio. Colpi di scena appaiono ancora possibili ma lo stop chiaro ad ogni apertura a suicidio assistito ed eutanasia lascerà probabilmente il segno. Ovviamente gli schieramenti politici sono divisi, ma si ricordi come tra i promotori di una legislazione per l’eutanasia c’è la Gran Loggia di Francia, alla quale proprio il presidente Macron, in visita il 5 maggio 2025, aveva promesso una pronta approvazione e/o un referendum per introdurla.
Per altro verso, la Conferenza episcopale francese aveva rilasciato il 14 gennaio scorso una dichiarazione pubblica, chiara e forte, in linea con il magistero, la dottrina cattolica e il buonsenso scientifico, civile e sociale, in cui i vescovi esortavano i parlamentari a respingere una proposta di legge che avrebbe legalizzato l'eutanasia e il suicidio assistito, limitato l’obiezione di coscienza e fortemente discriminato le cliniche e gli ospedali cattolici che si sarebbero opposti a tali pratiche omicide. Domenica 18 gennaio, più di 10.000 persone si erano riunite in piazza Vauban, a Parigi, in occasione dell’annuale Marcia per la vita, per manifestare soprattutto contro la proposta di legge sull'“aiuto alla morte”.
La vittoria al Senato francese porta due insegnamenti. Primo. È necessario che i politici conservatori e identitari di tutto il mondo, inclusi gli italiani, si oppongano con chiarezza e tessano alleanze trasversali per aver successo nei confronti della deriva mortale e omicida che avanza. Secondo. La Chiesa italiana, che su questi temi paga spesso le uscite infelici della coppia Zuppi-Paglia, si decida senza indugi ad emulare il coraggio della gerarchia cattolica della Francia, abbandonando gli ammiccamenti con radicali e logge di vario genere.
Francia, primo sì al suicidio assistito (e guai a chi lo ostacolerà)
L’Assemblea Nazionale ha approvato due disegni di legge di diverso tenore: uno per ampliare le cure palliative, l’altro per liberalizzare eutanasia e suicidio assistito. E spunta anche il reato per chi ostacolerà il suicidio. Un altro colpo alla civiltà umana, ma Macron parla di «fraternità».


