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le premesse

Eutanasia ai minori, in Olanda la morte è scambiata per la cura

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Anche un bambino con meno di 12 anni nell'annuale report del governo olandese sugli omicidi di Stato. Un caso che fa inorridire, dimenticando che è possibile anche in Italia. È la diretta conseguenza di un malinteso concetto di cura, oltre che della mentalità abortista e del dilagare di edonismo e utilitarismo che non prevedono un posto nel mondo per chi è disabile.

 

Editoriali 26_06_2026
Immagine creata con Gemini

Cronistoria dell’omicidio di Stato in Olanda. Nel 2002 i Paesi Bassi furono il primo Stato al mondo a legalizzare l’eutanasia. Nel 2014 la legge ampliò il bacino di utenza: da quella data possono accedere all’eutanasia anche i minori dai 12 anni in su, posto che siano capaci di discernimento, e i neonati fino ad un anno. In entrambi i casi serve il consenso dei genitori. Nel 2024 saltò il limite dei 12 anni e candidati all’eutanasia possono anche essere i bambini di qualsiasi età.

Ma fino ad oggi nessun minore di anni 12 è morto per mano dello Stato. Appunto. Fino ad oggi. Un paio di giorni fa il governo olandese, in occasione dell’annuale report sui casi di eutanasia praticati in Olanda, ha informato che circa sei mesi or sono un bambino che aveva meno di 12 anni è morto per eutanasia, dato che, nel rispetto dei criteri di legge, era affetto da una patologia incurabile, nonché terminale, e da dolori insopportabili. La norma prevede anche che non venga ucciso contro la sua volontà, posto che riesca ad esprimerla a motivo dell’età o della patologia e tacendo poi sul fatto che la sua volontà possa essere facilmente manipolabile. Altre informazioni sul bambino, quali l’età precisa, il sesso e la tipologia di malattia, non sono state rivelate.

Giustamente inorridiamo per quello che avviene in Olanda e crediamo che da noi in Italia un tale crimine non potrebbe mai avvenire. Opinione fallace dato che la legge 219/17 permette l’eutanasia anche sui minori senza limiti di età. E poi è cosa nota negli ambienti di neonatologia che, anche ben prima della legge, i neonati pretermine fortemente problematici e portatori di patologie assai severe molto spesso non vengono rianimati.

Ma torniamo al caso di eutanasia del bambino olandese. Questo omicidio è la conseguenza di alcune premesse. La prima ha carattere giuridico, sebbene a monte la sua natura sia prettamente culturale. Il punto di partenza è il seguente: il diritto alla cura deve ovviamente essere riconosciuto non solo agli adulti, ma anche ai minori. Si cura un bambino anche in tenerissima età perché quello è il suo bene oggettivo. Nulla rileva che non possa dare il suo consenso perché è incontestabile che la salute sia un bene per tutti, grandi o piccoli. E qui sta il passaggio chiave. L’eutanasia viene intesa dalle legislazioni come un trattamento sanitario che interessa la salute del cittadino. In questa prospettiva e per paradosso l’eutanasia è una cura. Dare la morte è una terapia estrema per mali estremi. L’eutanasia è quindi un bene giuridico. Ed essendo un bene giuridico, tutti ne devono beneficiare. Come si cura un bambino per una malformazione al cuore, così si cura con l’eutanasia un bambino affetto da una patologia gravissima e che non potrà mai guarire. Ripetiamo: se l’eutanasia è un diritto perché è una cura, allora deve essere accessibile a tutti, al pari di una appendicectomia o di una artroscopia.

Seconda premessa che ha portato all’uccisione di questo bambino olandese. Se puoi uccidere tuo figlio prima che nasca non si vede il motivo di non poterlo uccidere anche dopo nato. Era la famigerata tesi dei due ricercatori Giubilini e Minerva che nel 2012 pubblicarono un articolo sulla rivista scientifica Journal of Medical Ethics in cui sostenevano la bontà di una pratica da loro definita come aborto post-nascita. Se per alcune patologie posso uccidere un bambino prima che nasca appare ragionevole applicare i medesimi criteri anche per i bambini già nati. Date le premesse errate, se uno è coerente arriva a conclusioni altrettanto errate.

Terza premessa per capire come mai siamo arrivati a giustificare per legge l’uccisione dei bambini: la sensibilità collettiva si è coagulata ormai da tempo intorno a principi di carattere utilitaristi ed edonisti. Il bene è stato scalzato dal benessere, l’eudaimonia (la felicità) è stata scacciata dal welfare, le virtù dal guadagno, dal successo, dall’affermazione personale, dalla sicurezza economica, dal salutismo, dal narcisismo. In questo stato d’animo sociale assai pervasivo il limite, la patologia, il dolore non hanno senso e non possono averne. Sono bachi di sistema, esseri patogeni da eliminare e mai accettare, incongruenze e contraddizioni della vita, errori che si possono correggere con l’eugenetica. Via gli imperfetti e i disabili perché sporcano l’idea apollinea che noi abbiamo dell’esistenza. Sono casi quindi che disturbano e che non possono avere diritto di cittadinanza in una società votata all’efficienza, all’estetica fine a se stessa e alla performance. Una società aristocratica ma non nell’accezione primigenia, bensì in quella più scadente e decadente contemporanea: accesso libero all’esistenza in vita solo ai migliori, anche fisicamente. Naturalmente si cela tutto questo dietro il paravento ipocrita del miglior interesse per il paziente, bambini inclusi.

Quarta premessa. Il nord del mondo è essenzialmente ateo. Va da sé che quindi manca il timor Dei che una volta aveva un suo efficacissimo effetto di deterrenza. Oggi non si crede più e, quando si crede, si crede ad un dio non giudice ma condonatore, anzi plaudente di ogni nostra scelta. Se dunque siamo intimamente convinti che non ci aspetta un castigo dopo la morte per le nostre malefatte e un castigo da parte di un Dio che ti può dire quanti capelli hai in testa – «anche i capelli del vostro capo sono tutti contati» (Lc 12,7) – e a cui quindi nulla sfugge, allora il male dilaga. Se sapessimo con certezza che mai prenderemo una multa per divieto di sosta parcheggeremmo dovunque, ammettiamolo. Insomma la convinzione dell’impunità di certo non frena il male, ma lo accelera e lo spinge alle sue massime espressioni. Un giorno Gesù disse che chi scandalizza un bambino gli toccherà in sorte nell’aldilà una punizione più severa di venire gettato in mare con una macina al collo. E qui siamo ben oltre lo scandalo dei bambini. Siamo all’assassinio dei bambini.

Ecco queste sono, tra le altre, quattro cause che hanno portato quello sventurato bambino a porgere il collo alla scure del boia di Stato e che probabilmente porteranno tutti noi a finire prima del tempo nella fossa, anzi: nell’inceneritore, dato che va così tanto di moda. Purtroppo certi processi sono così noiosamente e insieme drammaticamente prevedibili.



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