• IL RESPONSUM DELLA CDF

“Elementi positivi” in una relazione gay? Una frase ambigua

La frase della Congregazione per la Dottrina della Fede riguardo alla «presenza in tali relazioni [omosessuali] di elementi positivi» è ambigua e avrebbe meritato un chiarimento maggiore. Infatti, è possibile distinguere tra azioni («elementi») che non attengono all’omosessualità della relazione e quindi possono essere moralmente valide e altre, invece, che promanano da essa e perciò sono sbagliate. Ecco qualche esempio.

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Isoliamo una frase della nota della Congregazione della Dottrina della Fede dal titolo «Responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede ad un dubium circa la benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso». La frase è la seguente: «La presenza in tali relazioni di elementi positivi, che in sé sono pur da apprezzare e valorizzare, non è comunque in grado di coonestarle e renderle quindi legittimamente oggetto di una benedizione ecclesiale». A noi interessa l’incipit: «La presenza in tali relazioni di elementi positivi, che in sé sono pur da apprezzare e valorizzare». Questa affermazione avrebbe meritato un chiarimento maggiore. Cerchiamo di spiegarci.

Vi possono essere elementi positivi in una relazione omosessuale? Risposta generica che poi specificheremo meglio: se questi elementi sono connessi alla relazione omosessuale non sono positivi, se invece non sono connessi, possono essere positivi. Il tutto si spiega alla luce dei criteri per determinare se una condotta o una condizione siano moralmente leciti o illeciti. Fermiamo la nostra attenzione sulle condotte. La moralità di un atto è data dalla natura dell’atto, ossia dal suo oggetto, dal suo fine prossimo.

Facciamo alcuni esempi partendo da questa situazione: Tizio e Caio sono una coppia omosessuale. Tizio presta una somma di denaro a Caio unicamente motivato dal fatto che Caio ha dei debiti che deve saldare. L’atto in sé è buono e non ha attinenza con la relazione omosessuale, relazione che è solo il contesto (circostanza) in cui si articola l’atto, cioè in cui avviene il prestito. Altro esempio. Tizio regala a Caio un libro come segno del suo affetto. In tale caso quest’azione di donazione è illecita perché esprime «affetto omosessuale», questo è il suo fine.

Dato che l’omosessualità, come insegna il Catechismo e come ricorda il recente Responso della Congregazione per la Dottrina della Fede, è una condizione disordinata, ossia una condizione non orientabile/ordinabile alla natura dell’uomo, quindi non ordinabile al suo autentico bene e dunque in ultima istanza a Dio, ne consegue che tutto ciò che promana da questa condizione - affetti compresi - è esso stesso disordinato. In breve, se l’omosessualità è disordine lo sarà anche tutto ciò viene aggettivato da tale condizione: affetto omosessuale, sentimenti omosessuali, relazione omosessuale, coppia omosessuale, etc. «Elementi», per usare il termine scelto dalla CDF, che non possono essere positivi.

Facciamo un altro esempio. Tizio, che è infermiere, quotidianamente fa delle iniezioni a Caio a motivo di una sua patologia. Pratica queste iniezioni per un duplice fine: al fine di curare Caio e per esprimergli il suo affetto. In questo caso un’unica azione materiale è informata contemporaneamente da due fini. Il primo moralmente lecito: il fine terapeutico. Il secondo illecito: esprimere affetto omosessuale.

Ancora un esempio. Tizio e Caio litigano per un torto che Tizio ha compiuto ai danni del compagno. Tizio poi regala a Caio una bottiglia di vino per farsi perdonare e così rinsaldare la loro unione. In questo caso abbiamo un fine prossimo moralmente lecito: scusarsi per aver commesso un torto. E un fine remoto, a cui il fine prossimo è orientato, illecito: rinsaldare il rapporto omosessuale. L’azione nel suo complesso è illecita perché basta un qualsiasi fine - prossimo o remoto che sia - illecito per rendere illecita tutta l’azione (bene invece se Tizio avesse chiesto scusa e avesse interrotto la relazione omosessuale).

Parimenti sono censurabili sotto il profilo morale tutte quelle azioni che consolidano la relazione di coppia dello stesso sesso, incrementando la fiducia reciproca, la collaborazione, lo spirito di coppia, etc., proprio perché la relazione omosessuale non fa il bene delle persone coinvolte in essa e quindi volerla consolidare non è essa stessa un bene. Ad esempio la compartecipazione alle spese condominiali e delle utenze fa sì che la coabitazione perduri e quindi che la medesima relazione continui. Dunque, accanto ad un fine buono, come quello di pagare il dovuto per le spese sostenute, si può accompagnare un fine censurabile: pago al fine di continuare a vivere con il mio compagno. Se invece Tizio lascia Caio e, per senso di giustizia, paga la sua quota in arretrato di affitto, tale azione è di per sé moralmente valida perché priva del secondo fine: continuare la coabitazione.

In breve, nella relazione omosessuale si possono distinguere azioni («elementi») che non attengono alla natura omosessuale della relazione e quindi possono essere moralmente valide e altre invece che promanano da essa e quindi sono criticabili. La frase in questione - «La presenza in tali relazioni di elementi positivi, che in sé sono pur da apprezzare e valorizzare» - risulta dunque fortemente problematica perché ambigua. Infatti non si comprende se la CDF si riferisca alle condotte scevre da qualsiasi connotazione omosessuale oppure a quelle caratterizzate dalla qualifica «omosessuale».

Tale ambiguità è pericolosa perché potrebbe far intendere che l’affetto, i vincoli di solidarietà, l’immaginario, i sentimenti, le emozioni, etc. che rappresentano gli effetti diretti della relazione omosessuale siano accettabili. Se così fosse gli unici atti moralmente criticabili sarebbero gli atti carnali omosessuali. Ma ciò sarebbe illogico: infatti le condotte sessuali tra due persone dello stesso sesso sono censurabili proprio perché condotte omosessuali. Se dunque è questo il motivo, il medesimo motivo deve essere applicato anche a tutti gli altri atti non sessuali caratterizzati da omosessualità, proprio perché impropri per due persone del medesimo sesso.

Se perciò una coppia omosessuale non può essere benedetta, non possono nemmeno essere benedetti («apprezzati/valorizzati» per citare i due verbi usati dalla CDF) nemmeno quegli «elementi» che consolidano tale coppia o esprimono omosessualità.

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