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Ecco la colonna del martirio di San Sebastiano

L'antica chiesa di san Sebastiano a Roma, voluta da Costantino, venne ricostruita nel 1608. L’interno è a una sola navata, con uno spettacolare soffitto di legno intagliato. La Cappella delle Reliquie si apre sul lato destro della navata: vi si conservano una freccia e la colonna del martirio di Sebastiano.

Il busto marmoreo di Cristo Salvatore del Bernini

La passeggiata di San Filippo Neri con i suoi discepoli romani, visitate le tombe degli Apostoli, prevedeva una sosta di preghiera presso le catacombe sulla via consolare, nota come Appia Antica. Da sempre zona cimiteriale, già necropoli romana, l’area, disseminata di sepolture di diversa grandezza e fattura, accrebbe la sua notorietà quando vi furono deposte le spoglie del martire Sebastiano, miracolosamente guarito dalle ferite procurategli dalle frecce dei soldati che, infine, lo flagellarono a morte intorno al 304. Divenuta la sua tomba molto popolare tra i pellegrini che accorrevano nella basilica costantiniana eretta in quel luogo a memoria dei santi Pietro e Paolo, si decise di intitolare a lui la chiesa. San Sebastiano fu proclamato da papa san Caio difensore della Chiesa e da allora è considerato il terzo patrono della città di Roma.

Della primitiva costruzione di Costantino, circiforme, come i circhi dove correvano i cavalli, con le due navate laterali che si ricongiungevano nell’emiciclo absidale e un ampio atrio quadrangolare antistante, poco resta, essendo essa andata distrutta con l’assalto dei Saraceni. In quella occasione le reliquie del santo vennero traslate in Vaticano e qui ricondotte solo nel 1218. La basilica attuale è frutto della ricostruzione voluta nel 1608 dal cardinale Scipione Borghese che affidò i lavori, sotto la supervisione artistica di Guido Reni, dapprima a Flaminio Ponzio, capomastro fino al 1613, cui subentrò Giovanni Vasanzio autore del principale prospetto. 

Di fatto il nuovo edificio venne ad occupare la superficie dell’originaria navata centrale. Dalla chiesa costantiniana provengono le colonne di granito che sorreggono gli archi del portico in facciata, cui corrispondono le finestre del registro superiore, inquadrate da paraste. L’interno è a una sola navata, sormontata da uno spettacolare soffitto di legno intagliato. La Cappella delle Reliquie si apre sul lato destro della navata: vi si conservano una freccia e la colonna del martirio di Sebastiano, nonché la pietra del Quo vadis Domine? Il Vangelo apocrifo di San Pietro narra che il discepolo, durante le persecuzioni di Nerone, stesse scappando da Roma quando incontrò il Cristo che alla fatidica domanda rispose di voler rientrare in città per farsi crocifiggere un’altra volta. L’incontro dissuase Pietro dalla fuga e lo convinse ad affrontare il suo martirio. Sulla pietra dell’Ardeatina rimasero impresse le impronte di Gesù.

Nella nicchia del fonte battesimale è stata collocata l’ultima opera realizzata dal grande scultore Gian Lorenzo Bernini prima di morire: un busto marmoreo di Cristo Salvatore, avvolto in un sontuoso manto, il viso incorniciato da fluenti capelli. Nel Salvator Mundi di riconosce la sintesi dell’arte e il testamento spirituale del maestro, per antonomasia, del barocco italiano che lo scolpì per sua propria devozione.   

 

 

 

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