a cura di Benedetta Frigerio
  • Induismo

Due cristiani arrestati e una chiesa vandalizzata in India per conversioni forzate

In India uno dei modi con cui gli integralisti indù gettano discredito e sospetti sui cristiani è accusarli di proselitismo o addirittura di conversioni forzate. Negli stati della federazione in cui queste sono proibite, l’ accusa comporta arresto e sanzioni. Nello stato del Jharkhand, dove il reato è punito con la condanna fino a tre anni di carcere e quasi 600 euro di multa e dove chi intende convertirsi a una nuova religione deve chiedere l’autorizzazione alle autorità distrettuali, la polizia di recente ha arrestato su segnalazione di militanti e politici locali due insegnanti cristiani, Kaina Pansal e Sushant Pradhan, accusati aver convertito alcune famiglie. Entrambi insegnano a Belagadia, nei locali messi a disposizione da una chiesa pentecostale. Dopo il loro arresto, il 22 giugno una folla istigata dai radicali indù ha raggiunto la chiesa, ancora in parte in costruzione, ha danneggiato l’edificio e ha distrutto una croce. La polizia sopraggiunta ha isolato l’area e ha bloccato l’accesso all’edificio. Sajan K George, presidente del Consiglio globale dei cristiani indiani, sostiene che in questo come in altri casi si tratta di accuse prive di fondamento, formulate per intimidire, maltrattare e impaurire i cristiani, “usate dai politici locali e da elementi estremisti per semplici ragioni politiche”. In seguito all’attacco alla chiesa – ha commentato – le forze di politica “hanno trasformato in una stazione di polizia” un pacifico centro di preghiera. Proprio nel Jharkhand i cristiani si sono prodigati dall’inizio dell’emergenza COVID-19, moltiplicando aiuti, solidarietà e sostegno morale ai bisognosi. L’arcidiocesi di Ranchi distribuisce pacchi di generi alimentari a più di 300 famiglie, senza distinzione di etnia, religione, cultura e classe sociale. Nel Jharkhand i cristiani sono circa 1,5 milioni, metà dei quali cattolici, su una popolazione di 32 milioni.