• IL PREMIER è già IN CRISI

Doroteo, incerto e oscillante: si sgonfia il mito di Draghi

La rigidità dell'ultimo decreto "riaperture" ha provocato un'ondata enorme di delusione nell'opinione pubblica e una spaccatura grave nella maggioranza. Draghi si sta mostrando non un “decisionista”, ma piuttosto un “doroteo”, attento a mantenere gli equilibriil. Il presidente del Consiglio pare appiattito sulla linea Merkel con un esecutivo incapace di voltare pagina. La vicenda del turismo colpito a morte poi, mostra come Draghi sia incapace di far uscire il governo dalla spirale sadomasochistica di una decrescita sempre più infelice.

QUEL VOLANTINO "NO VAX" DELLA CROCE ROSSA di Stefano Magni

Il decreto legge del governo Draghi che avrebbe dovuto sancire la nuova fase delle “riaperture” in Italia dopo il 26 aprile, e dare dunque un segnale decisivo di fiducia in una svolta nella lotta contro il Covid, ha sortito invece effetti psicologici e politici assolutamente opposti. In particolare, l'anticipo del ritorno delle “zone gialle” e il ripristino del servizio al tavolo per gli esercizi di ristorazione e dei bar sono passati decisamente in secondo piano rispetto alla decisione di prorogare lo stato di emergenza fino al 31 luglio, di perpetuare almeno potenzialmente il coprifuoco alle 22 fino a quella data, e di introdurre un “pass” vaccinale o di immunità (peraltro di difficilissima realizzazione pratica) per gli spostamenti tra regioni di diverso “colore”.

La rigidità di queste ultime misure, in particolare, ha provocato un'ondata enorme di delusione e di critiche nell'opinione pubblica, e nel contempo ha creato una spaccatura grave nella maggioranza di governo, con la dissociazione netta della Lega. Un terremoto rinforzato poi ulteriormente dal pronunciamento unanime delle regioni a favore di un'immediata correzione del coprifuoco alle 23, per evitare almeno di danneggiare ulteriormente i già martoriati settori della ristorazione e accoglienza. Si è trattato insomma di un vero e proprio, clamoroso boomerang, che fa molto riflettere sulla direzione politica intrapresa dal presente esecutivo, sulla sua dialettica interna ma anche, e forse principalmente, sulle qualità politiche di chi lo presiede.

In sintesi, al di là della linea di estrema, estenuante continuità, anche simbolica, tenuta dal governo attuale rispetto al precedente nel nome di una strategia “bio-securitaria” rivelatasi, alla luce dei risultati concreti, inefficace anche sul piano sanitario era davvero così difficile, per Draghi, immaginare che, alla luce delle vibranti proteste di imprenditori e lavoratori e dell'insofferenza ormai al limite di guardia di tanti cittadini, il mantenimento ad oltranza di una misura ben poco giustificabile sul piano pratico come il coprifuoco e l'introduzione di ulteriori, cervellotiche limitazioni alla libertà di circolazione sul territorio nazionale sarebbero apparsi come vere e proprie provocazioni, un fiammifero acceso in un'atmosfera già satura di gas infiammabili, un messaggio scoraggiante per una società estremamente provata da più di un anno di compressione dei diritti costituzionali e di disastro economico causato da chiusure scarsamente già in origine comprensibili? Al di là degli equilibri tra le forze componenti la maggioranza, era così difficile per lui far capire anche ai più recalcitranti che, proprio in considerazione di una campagna vaccinale difficile ma almeno avviata su binari più adeguati, ora sarebbero stati necessari segnali completamente diversi, di incoraggiamento e fiducia in un rapido ritorno alla normalità, che spezzassero la spirale depressiva in cui il paese è avvolto da troppo tempo?

Davanti ad una così palese mancanza di senso politico e di personalità si fa strada sempre più in osservatori anche non pregiudizialmente sfavorevoli l'impressione che la figura di Draghi - esaltata dal sistema mediatico e dalla classe politica alla sua entrata in campo come quella di una sorta di salvatore della patria, di un supertecnico dall'autorevolezza indiscussa e dal carisma indiscutibile – debba essere drasticamente ridimensionata.

In estrema sintesi, si può tentare di spiegare gli elementi di fragilità e incertezza offerti dal capo dell'attuale esecutivo attraverso i seguenti punti.

1) Contrariamente alle previsioni di molti, Draghi si sta mostrando non un “decisionista” inflessibile, destinato a tenere costantemente sotto la sua autorità i partiti di maggioranza, ma piuttosto un “doroteo”, attento a mantenere con il bilancino gli equilibri tra essi attraverso una trattativa estenuante, e spesso un doroteo incerto ed oscillante. Per giunta la sua opera di mediazione appare per lo più incapace di ottenere risultati tangibili: come dimostrano proprio tanto le continue correzioni di rotta su misure restrittive e aperture quanto il calmoroso strappo della Lega sulla questione del coprifuoco.

2) Contrariamente alla tesi di chi sosteneva che Draghi sarebbe stato capace di affermare con forza l'interesse nazionale italiano rispetto all'Ue, alla Germania e alla Francia, facendo sponda piuttosto con l'ammimistrazione statunitense, il presidente del Consiglio pare ancora appiattito, sulle strategie di contrasto al Covid, sulla linea di Angela Merkel: non sembra un caso che l'insistenza di quest'ultima su ulteriori misure drastiche di lockdown si rifletta nella incapacità dell'esecutivo italiano di voltare pagina, di trarre insegnamenti dagli errori compiuti in passato, di prendere esempio da paesi che - come la Svezia, la Russia o molti tra gli stati Usa - hanno messo sotto controllo l'epidemia senza chiusure draconiane, salvando nel contempo l'economia e la socialità.

3) Contrariamente a chi lo ha descritto come un keynesiano decisamente fautore di politiche economiche di crescita, e anche alle sue pubbliche esternazioni in proposito, Draghi sembra del tutto incapace di far uscire il governo dalla spirale sadomasochistica di una decrescita sempre più infelice. Da questo punto di vista proprio le mazzate psicologiche ed economiche assestate agli italiani con l'ultimo decreto legge, e in particolare quello che potrebbe essere un colpo mortale al settore del turismo (già si registrano catastrofici tassi di annullamento delle prenotazioni per la prossima estate da parte dei turisti stranieri) e della ristorazione, con tutto il suo enorme indotto, sono segni drammaticamente rivelatori.

L'impressione, a tale proposito, è che Draghi punti, per la ripresa dell'economia, pressoché esclusivamente sul Recovery Plan, accettando nel frattempo con rassegnazione che percentuali enormi del tessuto economico nazionale e del Pil siano letteralmente azzerate dalla politica delle chiusure. Una posizione che sarebbe segno di una totale incapacità di comprendere la specificità dell'economia italiana. E che porterebbe molto probabilmente a somministrare la “medicina” (i fondi del Recovery, appunto) ad un paziente ormai morto. Non si sa se troppo poco, ma troppo tardi sicuramente.

Tutti questi aspetti concorrono a definire il quadro di un governo che sempre più appare sotto la veste non di un “cambio di passo”, ma dell'ennesimo, rachitico “governicchio” destinato ad aggravare e incancrenire i problemi del paese, piuttosto che avviarli a soluzione. E con l'avvicinarsi del semestre bianco crescono sempre più le probabilità che una compagine così debole si trovi ben presto al capolinea. Distruggendo rapidamente l'aura di “invincibilità” attribuita, troppo precipitosamente, da tanti al presidente del Consiglio.

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