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Dittatura sanitaria: Shanghai nella morsa del lockdown

Se vogliamo vedere che cosa sia un lockdown applicato in modo coerente, fino alle sue estreme conseguenze, dobbiamo guardare cosa sta succedendo in Cina. Il modello anti-pandemico che noi abbiamo adottato per primi, in Occidente, ora viene di nuovo replicato nella megalopoli di Shanghai.

Shanghai in lockdown

Se vogliamo vedere che cosa sia un lockdown applicato in modo coerente, fino alle sue estreme conseguenze, dobbiamo guardare cosa sta succedendo in Cina. La strategia anti-pandemica che noi abbiamo adottato per primi, nel mondo occidentale, ora viene di nuovo replicato nelle città della costa orientale cinese. Ha iniziato Shenzhen, di fronte a Hong Kong, poi è stata liberata dopo una settimana, a metà marzo. Nel frattempo, però, iniziavano a registrarsi casi a Shanghai, 25 milioni di abitanti (due volte e mezza la popolazione della Lombardia in una sola città) e allora è iniziato l’incubo vero. Prima con un lockdown parziale, in due tempi, per il lato Est e poi per quello Ovest della megalopoli, poi un lockdown totale che non è ancora finita adesso. Il polmone economico e finanziario della Cina è paralizzato.

La decisione di chiudere Shanghai è stata adottata dalle autorità nazionali cinesi dopo la scoperta di circa 4mila casi il 27 marzo. Primo provvedimento: chiudere la città a Est del fiume Huangpu per quattro giorni e condurre, nel frattempo, un test di massa per scoprire tutti i positivi. Subito dopo si è deciso di chiudere, sempre temporaneamente, i quartieri a Ovest del fiume. L'Est avrebbe dovuto riaprire il venerdì 1 aprile, l'Ovest il martedì 5. Ma, come abbiamo visto anche in Italia, i tempi si allungano in men che non si dica e con un brevissimo preavviso. Così anche per i cittadini di Shanghai, che non avevano ancora fatto scorte sufficienti di viveri e medicine, la doccia fredda è arrivata con la visita del vice-premier Sun Chunlan, incaricato dal presidente Xi Jinping di condurre la lotta al Covid. Dopo aver ispezionato i centri per i test e le strutture in cui sono chiusi i positivi in quarantena, il vicepremier con un discorso dai toni militareschi ha deciso di concentrare nella città “le nostre forze migliori” e di prolungare il lockdown fino all’eradicazione del virus. Il 4 aprile, alla vigilia della prevista ultima riapertura, i casi positivi registrati erano diventati 13mila, più che triplicati rispetto al primo rilevamento. La strategia non stava funzionando… quindi è stata ulteriormente inasprita.

Le testimonianze dal nuovo fronte pandemico dipingono scenari kafkiani. Una donna, impiegata in un’azione di alta tecnologia, ha raccontato al Wall Street Journal la sua odissea. Testata sempre negativa, secondo i dati del Ministero della Sanità, un tampone aveva dato risultati “dubbi” il 24 marzo. Il giorno dopo era stata chiamata da un operatore che le aveva dato consigli su come prevenire il contagio, ma le aveva chiesto come mai rispondesse una donna, visto che a lui risultava un caso sospetto di uomo. Probabilmente a causa di questo errore di identità, la donna è stata prelevata da casa sua, da operatori sanitari, rivestita con una muta protettiva e imbarcata in un autobus, assieme a una ventina di altri positivi e casi sospetti come lei. Sull’autobus i malcapitati sono rimasti 16 ore, senza servizi igienici e senza acqua, né cibo, prima di essere scaricati in una struttura di quarantena. Che a quel punto sarà apparsa loro come una terra promessa (almeno c’era un letto, almeno c’era cibo), ma che comunque resta una struttura di confinamento coatto.

A descrivere le condizioni in cui si vive in queste strutture è anche un italiano, Claudio Prataviera, 38 anni, manager di ristoranti. Al quotidiano Open ha raccontato la sua disavventura, iniziata in aeroporto quando un tampone ha rivelato che era positivo, anche se asintomatico. Prima è stato imbarcato su uno di quegli autobus infernali, pieni di casi positivi e sospetti “che vomitavano in continuazione”. Poi è stato confinato in un luogo enorme che descrive come «una fiera con 300 posti letto per struttura». Ma soprattutto «… posto senza docce, con le luci accese pure la notte, un letto durissimo, cibo in scatolette di plastica, senza medicinali e ammassato in una “stanza” con tante altre persone». Dopo tre giorni è stato ricoverato in un ospedale, dove mancavano anche le cure di base: «Avevo un herpes agli occhi, fortissimo, e loro non avevano medicinali per curarmelo». Poi, da lì in un’altra struttura per la quarantena: «più vicina al centro della città, dove la situazione era sostanzialmente la stessa» e dove «non c’erano neppure finestre». «Sembrava di stare in un teatro con le luci da stadio. Non dicevano nulla sul mio stato di salute, si limitavano a un “devi aspettare”, “non so”». Infine, il ricovero in un ospedale più decente: «Lì eravamo in 5 in una stanza di 40 mq. Sicuramente meglio dell’hangar. Ed è qui che, per la prima volta, mi hanno fatto un tampone». Dopo 14 giorni di odissea Prataviera è tornato a casa, ma non in libertà: «Ho i sigilli dietro la porta, non posso aprire né le porte né le finestre».

Nel blocco totale della grande città, il cibo sta scarseggiando, così come l’assistenza medica di base per milioni di persone. Il manager italiano parla di difficoltà a reperire il cibo a domicilio perché tutti i servizi sono presi d’assalto, mentre il governo «… ogni tanto manda pollo, anatre, verdure e riso a casa, ma c’è difficoltà a cercare cibo».

I social network cinesi, come Weibo, testimoniano la fame, la frustrazione e la disperazione crescenti. Ci si scambia informazioni su come reperire il cibo e le medicine. In un forum di Weibo, un utente supplica di portare aiuto alla sorella, chiusa a Shanghai, che sta letteralmente morendo di fame e sarebbe disposta a violare il blocco per cercare cibo, a costo di essere arrestata. Le punizioni per chi viola il lockdown sono molto severe. Un altro utente chiede come aiutare il padre in dialisi, chiuso in casa come tutti e privato dell’assistenza medica di base. Altri video che circolano in rete mostrano scene di bambini separati dai genitori in quarantena. E molti chiedono aiuto per gli animali domestici, separati dai padroni in quarantena. In almeno un caso documentato, un cane è stato abbattuto dalle autorità temendo che fosse un veicolo di contagio.

A Shanghai, la pianificazione di un regime comunista sta mostrando il suo volto peggiore, quanto a disorganizzazione e disumanità. Il vice-segretario del governo cittadino, Gu Honghui, ha ammesso alla stampa che questa nuova ondata di Covid abbia esposto “l’anello debole” dei protocolli pandemici della città.

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