• BENE COMUNE

Dite qualcosa di cattolico

Organizzazioni, giornali e vertici ecclesiali italiani: tutti salgono sul treno di Monti, ma senza porre quelle condizioni che rappresentano l'originalità della presenza dei cattolici in politica. Chi si occuperà di famiglia, vita, libertà di educazione?

Il premier Mario MOnti


A giudicare dagli ultimi sviluppi si può ragionevolmente avere il sospetto che la presenza politica dei cattolici in Italia sia finita. Non che impegnati in politica non ci siano politici qualificati come “cattolici” o rappresentanti di settori impegnati del cattolicesimo: anzi, ce ne sono fin troppi, forse non ce ne sono mai stati così tanti prima. Il problema è che non si capisce per quale motivo ci siano, cosa ci sia di originale in questa presenza.

Basti vedere il modo in cui è scattato l’amore per Monti da parte di tante sigle e personalità del mondo cattolico, con tanto di pressioni per scendere in campo da parte del presidente della Conferenza episcopale, cardinale Angelo Bagnasco, cosa che mi pare senza precedenti. Così come senza precedenti è l’anomalia di un movimento ecclesiale – la Comunità di Sant’Egidio – che fa anche politica attiva (forse qualche ecclesiastico dovrebbe chiarire questa situazione).

Tutti sul treno di Monti, dunque - insieme a Casini, Fini e Montezemolo – perché ha salvato l’Italia dal disastro, è serio e responsabile, è apprezzato all’estero (siamo probabilmente l’unico popolo che nelle scelte politiche si preoccupa di cosa pensino gli altri) e così via.

Ci si aspetterebbe che l’adesione a un partito o ad una aggregazione fosse condizionata dall’accoglimento di alcuni punti che – secondo l’insegnamento della Chiesa – dovrebbero stare a cuore ai cattolici. Invece, niente, nessuno che faccia riferimento a quei valori non negoziabili che il Magistero pone alla base di ogni impegno politico dei cattolici; che ponga questi princìpi come condizione per sostenere questo o quel candidato. E, si badi bene, non si parla di princìpi astratti da difendere o di una fissazione di una parte di alcuni cattolici. E’ invece ciò che la Dottrina sociale della Chiesa pone come fondamento del bene comune e in ogni caso si tratta di realtà ed opere da valorizzare e sostenere nell’ottica della sussidiarietà. Basti pensare alle scuole paritarie: a nessuno è venuto in mente di chiedere a Monti un impegno a una interpretazione coerente per l’applicazione dell’Imu che eviti la chiusura di tante scuole già in difficoltà per gli esigui contributi che lo Stato versa. Eppure proprio il governo Monti ha favorito una interpretazione che estende la tassa sugli immobili a tutte le organizzazioni non profit: chiedergli oggi garanzie sulle intenzioni che ha se venisse eletto dovrebbe essere naturale.  Oppure la famiglia, la difesa di quella naturale, e della sua responsabilità nell’educare i figli, un diritto-dovere sempre più minacciato. Peccato che proprio poche settimane fa il Parlamento abbia votato una legge sul riconoscimento dei figli naturali che ha sdoganato l’incesto, con il governo (inclusi i ministri “cattolici”) nel silenzio più totale in materia. E poi la vita, con il ruolo dei Centri di Aiuto alla Vita da sostenere, l’impegno a non risolvere il problema delle spese sanitarie con l’introduzione dell’eutanasia, la garanzia di difendere quel che resta della Legge 40, che almeno limita il ricorso alla fecondazione artificiale (e invece il Governo Monti ha presentato ricorso alla Corte di Giustizia di Strasburgo contro una sentenza che boccia la Legge 40, all’ultimo momento e controvoglia).

Tutto questo – ma ci sarebbero anche altre cose – ci si aspetterebbe fosse chiesto a Monti per poterlo sostenere (così come dovrebbe essere per altri candidati), perché questo è il patrimonio originale dei cattolici, il primo contributo che possono dare in politica, il motivo per cui si “scende in campo”: far comprendere che non ci può essere bene comune, non ci può essere pace in una società se si stravolge la legge naturale. Questo concetto è stato ribadito dal Papa sia nel Messaggio per la Giornata della Pace del prossimo 1° gennaio, sia nelle omelie di Natale.

Dovrebbe essere il programma politico dei cattolici che si presentano in quanto tali, il motivo per cui si scende in campo, l’agenda da proporre ai vari aspiranti premier.
Al di fuori di questo, certo ci possono essere tanti buoni motivi per sostenere questo o quel candidato, per impegnarsi in un o nell’altra lista, ma per favore non parliamo di presenza politica dei cattolici.

- UN'AGENDA POCO RASSICURANTE, di Stefano Fontana