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Sinizzazione

Dispiacere per la nomina a vescovo di Shanghai di monsignor Joseph Shen Bin

 

La nomina è stata fatta senza consultare il Vaticano, in violazione degli accordi in base ai quali la scelta dei vescovi deve essere concordata tra Pechino e la Santa Sede

Monsignor Joseph Shen Bin è il nuovo vescovo di Shanghai. La cerimonia di insediamento è stata celebrata il 4 aprile. La lettera di nomina, spiega l’agenzia di stampa AsiaNews, è del Consiglio dei vescovi cinesi di cui monsignor Shen è il capo, un organismo che non è riconosciuto dalla Santa Sede e che è strettamente sottomesso al Partito comunista cinese. La notizia ha rattristato molto i fedeli perché monsignor Shen a Shanghai non è amato e più ancora perché la nomina è stata decisa senza l’approvazione del Papa anche se in base a un accordo stipulato nel 2018 tra la Cina e il Vaticano e rinnovato negli anni successivi la scelta dei vescovi dovrebbe essere concordata tra le autorità cinesi e la Santa Sede. L’accordo avrebbe dovuto mitigare la persecuzione del Partito comunista nei confronti dei cattolici, specie quelli delle chiese non ufficiali, e invece non lo ha fatto e non riesce neanche a garantire che almeno la nomina dei vescovi sia decisa di comune accordo. Lo scorso novembre il Vaticano ha denunciato che l’accordo è stato violato dalle autorità cinesi quando monsignor Giovanni Pen Weizhao è stato nominato vescovo ausiliare della diocesi di Jiangxi. Dopo l’investitura, monsignor Shen ha dichiarato che intende continuare la tradizione di “patriottismo e amore” per la Chiesa, ma si è richiamato fortemente ai dettami del Partito proclamando di volersi attenere agli sforzi di “sinizzazione” del Cattolicesimo. La sede vescovile di Shanghai era vacante da dieci anni. Monsignor Ma Daquin, i vescovo riconosciuto dal Vaticano, è agli arresti domiciliari nel seminario di Sheshan perché si è dimesso dalla Associazione patriottica dopo l’ordinazione episcopale. Il governo cinese non ha voluto riconoscerlo come vescovo della diocesi.