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VERSO IL 4 DICEMBRE

Dieci buoni motivi per dire No al referendum

Nel metodo e nel merito, sono tanti i motivi per votare "No" al referendum costituzionale del 4 dicembre. In particolare è chiara l'impronta statalista che ispira la riforma, e l'abbinamento con la nuova legge elettorale favorisce una deriva antidemocratica che non può non preoccupare.

Editoriali 22_11_2016
Referendum costituzionale

Caro direttore,

ho provato a sintetizzare in 10 punti le ragioni per dire NO al prossimo referendum. Forse può interessare anche ai tuoi tanti lettori questa sorta di “decalogo” ed allora mi permetto di inviartelo.

Nel METODO

1) Il necessario cambiamento costituzionale deve essere fatto “insieme”, dialogando, e non a colpi di ristretta maggioranza come hanno fatto Renzi&Boschi.

2) Il quesito che ci verrà sottoposto dovrebbe contenere tutti i 47 articoli cambiati e non solo alcune voci scandalosamente demagogiche e “populiste”.

Nel MERITO

3) La modifica del titolo V porta ad una pericolosa accentuazione del centralismo statalista che, abbinato alla legge elettorale (“Italicum”), certamente vigente il 4 dicembre, favorisce una deriva antidemocratica che non può non preoccupare.

4) Il grande indebolimento dei poteri decentrati porta con sé un abbandono del principio di sussidiarietà, il che dovrebbe far riflettere soprattutto i cattolici.

5) Vengono soppresse le Province, ma rimangono le Prefetture di napoleonica memoria: il Prefetto sarà la vera autorità “locale”, non eletta dal popolo ed agli ordini del potere centrale.

6) Rimangono, stranamente, le Regioni a statuto speciale, con il loro enorme bagaglio di spese eccessive.

7) Non viene riformata la giustizia (per paura?), che oggi costituisce il più grave problema istituzionale.

8)  Non è vero che viene abolito il bicameralismo: rimane un Senato che vota su grandi e importanti questioni istituzionali, che produce un risibile risparmio economico (50 milioni su una spesa di 530 milioni), che può interferire su ogni legge votata dalla Camera dei Deputati e che può creare importanti conflitti di competenze con Camera e Regioni.

9) Il testo che viene proposto sembra scritto da ansiosi dilettanti: basti pensare che l’incomprensibile articolo 70 (che tutti dovrebbero leggere) consta di ben 3mila caratteri, cioè è molto più lungo di questa lettera che state leggendo.

10) E’ falso affermare che occorre comunque cambiare. Occorre cambiare in meglio, non in peggio, soprattutto quando c’è di mezzo la Costituzione. Una pessima riforma come questa può pesare negativamente per anni sulla vita del nostro Paese e di ognuno di noi.