Dieci anni di legge Cirinnà, un fallimento annunciato
Ascolta la versione audio dell'articolo
Il 20 maggio saranno dieci anni dalla promulgazione della legge Cirinnà, che è stata un sonoro flop: solo 22 mila coppie si sono unite civilmente. Però la propaganda ha convinto tanti della liceità morale delle “nozze” gay e ora mira al “matrimonio egualitario”.
La Cirinnà ha dieci anni. Stiamo parlando della figlia legislativa che porta il cognome della madre, quella Monica Cirinnà che durante una manifestazione a Roma brandì un cartello che compiutamente espresse il suo spessore culturale e che così recitava ad imperitura memoria: «Dio, Patria e Famiglia. Che vita de merda».
La legge n. 76 del 20 maggio 2016 sulle unioni civili taglia il decennio di vita e certifica sonoramente un bel flop. Solo 22 mila coppie si sono unite civilmente. Due conti fatti da un etero, ma validi anche per gli omo perché la matematica è priva di orientamento sessuale. Secondo la rilevazione più recente dell’Ipsos, l’Ipsos LGBT+ Pride Report 2025, la percentuale di persone omosessuali, bisessuali, pansessuali, asessuali, transgender, non binari e (sic!) non maschi o femmine è del 6%. Non è possibile trovare il dato disaggregato. Volendo essere buoni e togliendo transessuali e affini, possiamo concludere che il numero di omosessuali, bisessuali et similia tra i 16 e i 74 anni corrisponde all’incirca al 5% della popolazione. Siamo dunque intorno ai 3 milioni di persone (ci riferiamo alla popolazione italiana nei primi mesi del 2025). In percentuale quante persone omosessuali, rispetto alla comunità gay presente in Italia, hanno scelto di unirsi civilmente ossia di “sposarsi”? L’1,47%. Se togliamo dalla comunità di riferimento gli adolescenti e quindi volendo riferirci solo alla popolazione adulta gay, potremmo arrivare con generosità forse al 2%. Di contro, in percentuale quante persone etero si sono sposate negli ultimi dieci anni in riferimento alla popolazione adulta? Il 7%. Dunque più del triplo rispetto alle coppie gay. Senza poi contare che nel 2016 tutte le coppie gay che si volevano sposare si sono buttate sulle unioni civili nei primi mesi, quindi c’è stato un effetto accumulo. In breve, quelle 22 mila coppie sono anche il risultato di anni di attesa.
Per paradosso il contraltare di questo gaio disinteresse verso le unioni civili è fornito dalle persone eterosessuali, le quali nel 61% dei casi si dichiarano favorevoli al “matrimonio” omosex (tanto per la cronaca: il 63% degli italiani plaudono all’adozione gay e il 67% pensa che le persone omosessuali potrebbero essere buoni genitori). Insomma, pare che le “nozze” gay siano più apprezzate dagli etero che dalla comunità arcobaleno. Un mistero facilmente spiegabile: la propaganda ha persuaso molti della liceità morale dei “matrimoni” gay, ma poi i diretti interessati, seppur anche loro favorevoli ai fiori d’arancio color arcobaleno, non vogliono sposarsi perché la persona omosessuale, molto probabilmente, preferisce, in accordo ai dogmi Lgbt, relazioni liquide, frammentate, insomma libere. Il gay non è il borghesuccio che si sposa.
Naturalmente Cirinnà e tutta la sua combriccola che non vuole una vita fecale non ammettono la sconfitta, ma esultano perché sono costretti dalla loro ideologia a farlo. Questo celebrato decennio omofilo è l’occasione propizia per costoro per rilanciare l’idea del cosiddetto matrimonio egualitario, ossia aprire alle coppie gay l’istituto del matrimonio. Infatti le unioni civili differiscono dal matrimonio per due aspetti: il dovere di fedeltà (e su questo, stranamente, non abbiamo mai sentito alcuna rivendicazione da parte delle coppie gay) e la disciplina della filiazione, esclusa a parole dalla legge Cirinnà, ma permessa nei fatti dai giudici. Ora l’intento è quello di permettere l’omogenitorialità legittimando l’accesso al matrimonio: omogenitorialità che si concretizzerebbe tramite l’istituto dell’adozione e la pratica della fecondazione artificiale eterologa, attualmente vietata alle coppie omosessuali. Ecco allora che la madre della legge 76, l’ex senatrice Cirinnà, formula un augurio: «Mi auguro che nella prossima legislatura la legge Cirinnà possa essere cancellata, insieme alla legge 40 e alla legge sulle adozioni. Serve un nuovo istituto comprensivo di tutte le formazioni familiari, che dia pari accesso ai percorsi di genitorialità e alla procreazione medicalmente assistita».
Uguale chiarezza d’intenti la troviamo nelle parole dell’on. Alessandro Zan, il politico che anni fa voleva tappare la bocca a tutti con la sua legge contro la cosiddetta omofobia: «C'è una proposta di legge a mia prima firma, con la seconda di Elly Schlein che […] chiede il matrimonio egualitario, le adozioni per i single e per le coppie dello stesso sesso, la procreazione medicalmente assistita». Abbiamo fatto 30, difficilmente non faremo 31.

