• LA RIFLESSIONE

Decrescita e robot non santificano il lavoro

Per poter santificare il lavoro, il lavoro deve esserci e l’uomo deve poter lavorare. Il sogno gnostico è sempre stato emancipare l’uomo dal lavoro. Oggi non sappiamo cosa sarà il lavoro in futuro, essendo il lavoro umano senza dubbio sempre più sostituito dal lavoro tecnologico-artificiale, cioè dal robot. Se il pensiero ambientalista-gnostico prevarrà, la via di santificazione potrà esser indicata nella protezione dell’ambiente con un modello di decrescita economica.

Gli ostacoli alla santificazione del lavoro, in questi tempi, sono nuovi e molto più difficili da superare.  

Comincio ricordando cosa è la santificazione del lavoro. Il lavoro dell’uomo e donna, creati “ut operaretur”, dal punto di vista naturale è strumento chiave per il sostegno di sé stessi e per il servizio alla società. Ma dal punto di vista soprannaturale è molto di più: è realizzazione del Disegno di Dio, è completamento della Creazione stessa. C’è qualcosa di grande nel lavoro umano, esso permette di esercitare le virtù personali realizzandolo secondo il senso dato alla propria vita.

Se la vita non ha senso, ne consegue che anche il lavoro perde il suo senso soprannaturale.  Questo spiega lo sforzo gnostico di convincere che la vita non ha senso.

Un grande Santo del secolo passato arrivò persino a spiegare che per poter santificare tutte le professioni oneste si debba, grazie ad esse, fare apostolato. Esplicitamente spiegando che lavoro, apostolato e santificazione, sono intimamente connessi, perché il lavoro è strumento di apostolato e perciò di santificazione personale. 

Quali sono gli ostacoli nuovi in questi tempi? Sono anzitutto il tipo di lavoro che sarà disponibile e la possibilità e liceità di fare apostolato con questo nuovo tipo di lavoro.

Per poter santificare il lavoro, anzitutto il lavoro deve esserci e l’uomo deve poter lavorare essendo nella sua natura farlo. Il sogno gnostico è infatti sempre stato emancipare l’uomo dal lavoro post cacciata dall’Eden. Oggi non sappiamo cosa sarà il lavoro in futuro, essendo il lavoro umano senza dubbio sempre più sostituito dal lavoro tecnologico-artificiale, cioè dal robot. Forse potremmo cominciare a riflettere su come insegnare ai robot a santificare il lavoro? Ma prima dovremmo “convertirli”, violentando la loro intelligenza artificiale.

Il lavoro va pertanto ri-generato anzitutto, da una parte, perché se l’uomo è sostituito nel lavoro da un robot, dalla Intelligenza Artificiale, da una eccessiva digitalizzazione, è lecito chiedersi come si possa creare ricchezza diffusa e redistribuirla in modo realmente sostenibile. Per creare potere di acquisto necessario a far consumare chi non lavora e far lavorare i robot, si può solo immaginare una forma di “reddito di esistenza” illusorio e dannosissimo che produrrà un potere assoluto in chi lo governa e produrrà un asservimento totale in chi lo riceve.

È certo eccessivo pensare di arrivare a tanto, ma non voglio porre limiti alla intelligenza umana “influenzata” dal peccato originale.

Per poter santificare il lavoro è necessario anche aver fede operativa. Significa lavorare per affermare, con le opere, la Verità in cui si crede. Oggi un ostacolo a questa scelta si rivela nel pensiero neo-protestante, ambientalista-gnostico ormai dominante. Se il pensiero neo-protestante, che ci viene indirettamente progressivamente proposto, suppone la giustificazione per mezzo della solo fede e la predestinazione, le opere e il lavoro vengono ridimensionate e persino squalificate.

L’apostolato grazie al lavoro potrebbe perciò, non solo venir considerato anacronistico, ma anche inutile proselitismo, sinonimo di violenza fatta sul prossimo, una specie di “stalking” lavorativo.

Il revisionismo teologico evoluzionistico poi, potrebbe mettere in discussione fortemente il principio che l’uomo è stato creato ut operaretur per partecipare all’opera della Creazione. Ridimensionando così definitivamente il senso soprannaturale del lavoro.

Se il pensiero ambientalista-gnostico prevarrà, la via di santificazione potrà esser indicata piuttosto nella protezione dell’ambiente con un modello di decrescita economica che contrasta senza alcun dubbio con le attività economiche che generano lavoro. 

Così il cerchio si chiude, il lavoro si ridimensionerà per proteggere la terra e il lavoratore sarà sostituito dal robot, che lavora 24ore senza paga (solo manutenzione e ammortamento), non è protetto sindacalmente, non inquina e soprattutto, attenzione, non fa figli. Relativizzare l’importanza del lavoro e relativizzare l’importanza dell’apostolato-evangelizzazione impatterà drammaticamente sulla spiritualità laicale che sarà ridotta a occuparsi di ONG per emigranti o fare i giardinieri e ortolani per coccolare l’ambiente. Ma senza cercare di convertire nessuno, al massimo consolare e condividere.

Riusciremo a santificare il lavoro in questo senso? Insistere nel pensare di poter santificare il lavoro (nei termin sopradetti) significa rischiare di esser accusati di creare divisioni. Rinunciare a santificare il lavoro è ciò che “il nemico” vuole. Non fare nulla, agendo con prudenza, è ciò che il Nemico spera. Basta peraltro cancellare l’esistenza del Nemico e correggere, in Vangeli revisionati, le parole che Nostro Signore pronunciò: “Andate e predicate il Vangelo a tutte le genti...”.

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