a cura di Anna Bono
  • Nigeria

Decine di migliaia di nuovi profughi affollano i campi allestiti nel nord est della Nigeria

Bama, nel nord est della Nigeria, un tempo era una città di 270.000 abitanti, con un fiorente mercato. Ma nel 2014 è caduta nelle mani di Boko Haram. L’occupazione è durata soltanto sei mesi e tuttavia ha lasciato Bama in macerie e quasi spopolata. Da oltre un anno però la città è diventata la meta di migliaia di sfollati dai villaggi vicini ancora insicuri a causa delle operazioni militari contro i jihadisti. Ad essi si aggiungono  i molti nigeriani di ritorno dal Camerun dove erano fuggiti per sottrarsi agli attacchi delle milizie jihadiste. Ci sono nuovi arrivi ogni giorno che vanno ad affollare il campo allestito nel terreno di una ex scuola, in grado di ospitare circa 25.000 profughi. Nel solo mese di giugno ne sono arrivati 3.000. Molti, soprattutto i più giovani, sono denutriti o malnutriti, specie adesso, perché la stagione secca è inoltrata e le riserve di cibo sono quasi finite. Quelli in condizioni peggiori provengono dai villaggi che, per ragioni di sicurezza, le organizzazioni umanitarie non riescono a raggiungere. Si ritiene che siano 800.000 le persone in aree remote del tutto prive di assistenza. In generale la situazione alimentare nei tre stati della federazione nigeriana teatro di guerra – Borno, Adamawa e Yobe – è notevolmente migliorata. Le persone vittime di grave insicurezza alimentare sono passate da cinque a tre milioni nel corso dell’ultimo anno. Tuttavia crea preoccupazione il flusso consistente di nuovi sfollati che non accenna a diminuire. Dalla fine di ottobre 2017 nei vari campi allestiti dalla cooperazione internazionale nella regione ci sono stati 130.000 nuovi arrivi, con punte di 20.000 al mese.