• ELEZIONI TEDESCHE

Dalle urne esce la nuova divisione della Germania

Il partito della cancelliera Merkel vince col peggior risultato dal 1949 e non ha la maggioranza. Affermazione dell'AfD a destra. Collasso dei socialdemocratici a sinistra. Anche in Germania si scopre che la nuova polarizzazione politica è fra identitari e internazionalisti. E i primi sono concentrati proprio nella ex DDR, l'Est comunista.

Manifestazione dell'AfD

Dalle urne in Germania, i partiti tradizionali escono con le ossa rotte. Ed è ormai uno scenario abituale in tutta Europa. Ha vinto la Cdu/Csu del cancelliere Angela Merkel, con il 33%, non sufficiente ad andare da sola al governo. Il quotidiano Bild, già dalle prime proiezioni lo definiva il risultato peggiore dal 1949. Perde clamorosamente la Spd, con il 20% dei voti, il risultato “peggiore di sempre”. Ma dall’altra parte della barricata, la forza anti-sistema per eccellenza, l’AfD, entra in parlamento ottiene uno storico 13%, ma non è sufficiente a scalzare la vecchia politica. Dunque: stallo. Per la formazione di governo occorreranno settimane.

Il dato più interessante è appunto costituito dalla clamorosa emorragia di voti della Cdu/Csu: 9 punti percentuali persi. La diagnosi della base del partito è netta: la Merkel è andata troppo a sinistra. Non c’entra tanto l’economia, in questo caso, perché la Germania, locomotiva d'Europa, è un paese in crescita e ancora ricco di opportunità. E’ sul piano culturale, in particolar modo sulla gestione dell’immigrazione, che la Merkel ha deluso. Aveva spiazzato quel suo invito agli immigrati provenienti dalla rotta balcanica: 1 milioni arrivati nel 2015. Le violenze di massa di Colonia nel Capodanno di quello stesso 2015, hanno costituito la pietra tombale della politica dell'accoglienza. La cancelliera, da allora, ha provato a cambiare rotta. Contestata a Monaco, anche in questa campagna elettorale ha parlato di un nuovo giro di vite, ma era già troppo tardi. Ora per governare avrà bisogno di una “stampella” e l’alleato naturale, i liberali dell’Fdp (che già hanno formato governi assieme ai conservatori in almeno tre occasioni, con Adenauer, Kohl e la stessa Merkel) potrebbe addirittura non bastare. E quindi? Cooptare i Verdi parrebbe l’unica soluzione che permetterà di raggiungere la maggioranza. Ma possono i conservatori governare assieme ai liberali e ai verdi, coniugando concezioni opposte dell’economia e della persona? Possono scendere a compromessi con partiti che sono ancor più determinati a promuovere l'accoglienza, nel momento in cui è proprio questa la causa dell'emorragia?

Del tracollo della Merkel non si è affatto avvantaggiata neppure la Spd, guidata dall’ex presidente del parlamento europeo Martin Schulz (quello che, secondo Berlusconi avrebbe dovuto interpretare un kapò). Proprio perché europeista fino al midollo, l’elettorato non lo ha gradito. Dopo i magri risultati di ieri, lo storico partito di sinistra esclude una "grande coalizione" con la Merkel e annuncia il suo passaggio all'opposizione. E il pessimo risultato della Spd, un crollo verticale che sta ormai durando da tutto il decennio, è una conferma di una tendenza europea. I vecchi partiti socialdemocratici, che dominavano la politica dell’Europa germanofona e scandinava, dando l’esempio anche altrove, non hanno più nulla da dire. Hanno esaurito la loro carica innovativa. Al loro progetto di Stato-mamma, ora anche europeo, credono sempre meno elettori. Non piace la loro politica dell’accoglienza degli immigrati, anche e soprattutto perché questi non possono essere mantenuti dal welfare che i socialdemocratici stessi hanno creato. Infine, ma non da ultimo, i socialdemocratici tendono a proporre una politica che usa le vecchie categorie socio-economiche, dividono il paese in ricchi e poveri. Modello superato, come è sempre più evidente ovunque in Europa, da altre contrapposizioni. Come quella fra “noi” e “loro”, fra chi vuole conservare un’identità culturale nazionale ed europea e chi, al contrario, spinge sull’acceleratore del multiculturalismo.

Le due nuove “classi” che si sono formate nell’ultimo decennio sono state individuate in modo molto preciso dal politologo britannico David Goodhart, autore di The road to Somewhere, scritto all’indomani della Brexit. Goodhart individua la nuova polarizzazione politica in una lotta fra “Ovunque” (gli Anywheres) e “Solo Qui” (i Somewheres). I primi, istruiti, cosmopoliti, senza una fissa dimora e neppure una fissa patria, dominano i media e le aziende, abbracciano la globalizzazione e si fanno portavoce di ideali europeisti e mondialisti. Ma sono una minoranza. I secondi, coloro che, appartenendo alla classe media tradizionale o alla classe lavoratrice, non possono o non vogliono spostarsi, sono radicati nel loro territorio e nella loro lingua, per scelta o più spesso per necessità. Si sentono discriminati dagli “Ovunque” e subiscono il peggio (o si aspettano il peggio) dall’ondata migratoria. La Germania, secondo Goodhart, contrariamente al Regno Unito, è un paese che mostra meno differenze fra le due nuove “classi”. Queste elezioni, però, dimostrano che non è proprio così.

L’affermazione dell’AfD è l’affermazione dei “Somewheres” tedeschi. Non è un caso che abbia letteralmente sfondato, con punte del 20%, soprattutto nella ex DDR. Dunque nella Germania uscita dal comunismo, tutt’altro che abituata a una moderna economia di mercato, chiusa nei suoi confini e con una popolazione che ha poca dimestichezza con lingue diverse dal tedesco. Ha sfondato fra i russo-tedeschi, più conservatori nei valori, che aspirano a legge e ordine. L’AfD, con il suo programma dichiaratamente nazionalista, conservatore nei valori, anti-immigrazione, allarmato sull’islamizzazione e contrario a gender, ecologismo e multiculturalismo, ha saputo meglio di altri intercettare il favore di questa nuova classe disagiata. E l’ha fatta sua, anche se non ha ancora la forza né la presentabilità necessarie per andare al governo. Se i conservatori tradizionali della Cdu/Csu non imparano questa lezione, rubricando l'AfD alla voce "destra xenofoba", la prossima volta potrebbero subire un'emorragia ancora peggiore.

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