Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sant’Augusto Chapdelaine a cura di Ermes Dovico
ORA DI DOTTRINA / 71 - LA TRASCRIZIONE

Creature e ordine della creazione - Il testo del video

Parlando di creazione, c'è una distinzione tra causa universale - che è Dio - e cause particolari, ovvero le cause seconde. Nulla c'è al di fuori dell'ordine della causa universale, mentre qualcosa si può verificare al di fuori dell'ordine della causa particolare. Il vero significato della preghiera. 

Catechismo 04_06_2023

Proseguiamo la nostra catechesi sul governo della creazione da parte di Dio. Abbiamo visto la scorsa volta che cosa vuol dire: Dio conduce la creazione verso il suo fine. E abbiamo visto che questo governo di Dio si estende a tutta la creazione e a tutte le creature. Commentando la Summa Theologiae di san Tommaso d’Aquino, abbiamo visto come Dio - quanto alla sua ratio gubernationis, cioè al suo piano divino - governi immediatamente la sua creazione; quanto invece all’esecuzione di questo piano, Dio si serva anche delle creature. E abbiamo visto come ciò non sia una menomazione dell’onnipotenza di Dio, ma una perfezione ulteriore: cioè, Dio non solo causa il bene della sua creazione, non solo conduce la sua creazione al bene, ma fa sì che le sue creature possano essere a loro volta causa di bene e quindi partecipano a questo governo della creazione.

Ci sono tre paragrafi del Catechismo della Chiesa Cattolica - il 306, il 307 e il 308 - che si soffermano proprio su questo rapporto tra Dio e le cause seconde, cioè quelle mediazioni con cui Dio governa la sua creazione. Il Catechismo, al riguardo, comincia affermando: «Dio è il Padrone sovrano del suo disegno. Però, per realizzarlo, si serve anche della cooperazione delle creature. Questo non è un segno di debolezza, bensì della grandezza e della bontà di Dio onnipotente» (CCC 306). Perché è un segno di grandezza? L’abbiamo già visto in san Tommaso. Il Catechismo lo spiega aggiungendo che «Dio alle sue creature non dona soltanto l’esistenza, ma anche la dignità di agire esse stesse, di essere causa e principio le une delle altre, e di collaborare in tal modo al compimento del suo disegno» (ibidem). Certamente, ogni creatura collabora secondo la propria natura: quindi, le creature non ragionevoli collaborano secondo il loro istinto o secondo la necessità; le creature ragionevoli mediante la propria libertà.

Nel paragrafo successivo, il 307, il Catechismo dice: «Dio dà agli uomini anche il potere di partecipare liberamente alla sua provvidenza» (CCC 307). Nel libro della Genesi, Dio dice infatti all’uomo di «soggiogare» la terra, di dominarla, quindi di essere il dominus della creazione. In questo modo, aggiunge il Catechismo, «Dio fa dono agli uomini di essere cause intelligenti e libere per completare l’opera della creazione, perfezionandone l’armonia, per il loro bene e per il bene del loro prossimo» (ib.). Cioè l’uomo, in particolare, entra a far parte di questa azione di governo di Dio, per espressa volontà di Dio e per corrispondenza con quella natura che Dio gli ha dato. Dunque, la provvidenza di Dio non toglie ma fonda la modalità con cui l’uomo diventa dominus della creazione e con cui l’uomo provvede anche a sé stesso e ai suoi simili: una cosa non toglie l’altra.

Pensiamo anche alla grande opera di collaborazione alla creazione da parte dell’uomo, che è la generazione e l’educazione della vita umana: essa entra proprio in questo tipo di struttura armonica tra la causa prima di Dio e le cause mediate, le cause seconde. È un punto tanto importante anche perché ci permette di capire un altro aspetto molto spesso incompreso. Ma leggiamo prima il Catechismo, sempre al n. 307: «Cooperatori spesso inconsapevoli della volontà divina, gli uomini possono entrare deliberatamente nel piano divino [quindi c’è una collaborazione inconsapevole, non cosciente; ma c’è anche una collaborazione cosciente] con le loro azioni, le loro preghiere, ma anche con le loro sofferenze».

Qui tocchiamo un punto capitale. Molto spesso si fraintende la preghiera. Da un lato c’è l’idea che la preghiera faccia cambiare idea a Dio: se l’uomo non prega, Dio magari non ci pensa troppo e quindi si dimentica… questa non è chiaramente una visione compatibile con Dio. Dall’altra parte c’è un’idea opposta che ritiene che la preghiera, e in particolare la preghiera di petizione, la preghiera di domanda, di intercessione sia qualcosa di superfluo, inutile, perché Dio sa già cosa deve fare; Dio governa, Dio non ha bisogno delle nostre preghiere.

In realtà, se entriamo nella logica che stiamo considerando, la preghiera è una modalità consapevole di partecipazione al governo di Dio sulla creazione. Che cosa vuol dire? Vuol dire che analogamente a come Dio ha deciso che gli uomini siano collaboratori della sua creazione, per esempio trasmettendo la vita nella generazione o coltivando la terra per avere il necessario per vivere (questa collaborazione dell’uomo non toglie il governo divino, ma al contrario il governo divino fonda questa partecipazione dell’uomo a questo governo), analogamente, e in modo ancora più forte, la preghiera e l’offerta del sacrificio di sé stessi, delle sofferenze, sono la modalità più alta di questa collaborazione che l’uomo offre a Dio, perché Dio governi la creazione.

C’è un testo molto interessante, il De gratia, dei Salmanticenses: «Decrevit Dominus non solum effectus sed et causas et media, inter quae orationes sunt - Il Signore ha decretato non solo l’effetto ma anche le cause e i mezzi, tra i quali ci sono le preghiere». La preghiera è il mezzo che Dio ha voluto perché l’uomo potesse partecipare del suo governo della creazione. Dunque, vediamo che la preghiera non è un far cambiare idea a Dio, non è una cosa superficiale. Magari si insiste molto sulla preghiera come elemento semplicemente interiore, ma non di petizione, di richiesta, di intercessione. Invece, la fede e la disciplina della Chiesa ci insegnano l’importanza della preghiera di petizione, di intercessione, in questa logica che abbiamo visto nel testo appena citato; cioè Dio prevede, vuole che nel governo della creazione, della storia, nella sua azione di governo entri la preghiera degli uomini. E attende questa preghiera per poter concedere delle grazie, per poter intervenire nella storia, esattamente come attende la collaborazione di due sposi per poter infondere l’anima spirituale, in quella preparazione della materia che viene dall’atto coniugale.

Non c’è una contesa tra l’azione di Dio e l’azione dell’uomo. Questo vale anche per la preghiera: questo fonda il potere dell’intercessione, fonda tutta la pratica della Chiesa, di domandare a Dio tutto quello di cui la Chiesa e il mondo hanno bisogno. Fonda anche le apparizioni mariane, dove la Madonna viene a domandare la preghiera dei suoi figli. E lega a questa preghiera alcuni interventi di Dio. Dunque, non c’è una contraddizione, è un mistero, ma non è una contraddizione.

Nell’ultimo paragrafo dedicato all’argomento, il 308, il Catechismo ci dice che «Dio agisce in tutto l’agire delle sue creature». Sono cose che abbiamo già visto domenica scorsa, ma le riprendiamo sia perché repetita iuvant, e poi perché il Catechismo ha un linguaggio un po’ diverso, più accessibile. Quindi è importante fare un po’ la spola tra questo linguaggio più accessibile e quello un po’ più tecnico di san Tommaso. Sono importanti entrambi. Questa azione di Dio verso tutta la creazione, come ci dice il Catechismo, è una verità inseparabile dalla fede in Dio creatore. «Egli è la causa prima che opera nelle cause seconde e per mezzo di esse» (CCC 308). Questa è un’affermazione sintetica, chiara, perfetta: Dio è la causa prima che opera nelle cause seconde e per mezzo di esse. Non c’è competizione né esclusione tra la causa prima e le cause seconde. «Lungi dallo sminuire la dignità della creatura, questa verità la accresce. Infatti la creatura, tratta dal nulla dalla potenza, dalla sapienza e dalla bontà di Dio, niente può se è separata dalla propria origine, perché “la creatura senza il Creatore svanisce” [Gaudium et spes, 36];  ancor meno può raggiungere il suo fine ultimo senza l’aiuto della grazia».

Nell’ottica cristiana, dunque, si afferma sia l’azione di Dio sulla creazione che la cooperazione delle cause seconde, ciascuna secondo la natura propria: per le creature che sono padrone dei propri atti, rispettando la loro libertà; e per le altre, secondo la loro natura, la loro modalità.

Ora, di fronte a questo governo divino esteso a tutto, sorgono tre “problemi”, che san Tommaso affronta nell’articolo 7 della quaestio 103 della prima parte della Summa. E cioè: 1) come possa coesistere il male con questo governo divino su tutta la creazione; 2) come possa coesistere il caso di fronte a questo governo divino su tutto; 3) come possa coesistere la contingenza, che ci siano cioè delle cose contingenti, non necessarie.

Vediamo come san Tommaso affronta queste obiezioni. Il punto centrale, che è un po’ la chiave per fornire la risposta a tutte e tre le problematiche è la distinzione tra causa universale e causa particolare. Così spiega san Tommaso: è possibile che un effetto si verifichi al di fuori dell’ordine di una causa particolare o causa seconda; ma è impossibile che si verifichi al di fuori dell’ordine della causa universale. La causa universale è Dio. Nulla c’è al di fuori dell’ordine di questa causa universale. Invece, in riferimento alle cause particolari, alle cause seconde, lì - dice san Tommaso - si può verificare qualcosa al di fuori dell’ordine della causa particolare.

Vediamo come san Tommaso affronta queste tre difficoltà che abbiamo elencato, utilizzando la chiave di lettura che abbiamo appena fornito. Riprendiamo l’articolo 7 della quaestio 103. La prima obiezione al fatto che non sia possibile che qualche cosa accada al di fuori del governo divino è la seguente: «Boezio - scrive san Tommaso - dice che Dio dispone tutte le cose mediante il bene. Se dunque nulla accadesse nella realtà al di fuori dell’ordinamento del governo divino, il male non esisterebbe». È un’obiezione abbastanza classica. Non entro ancora nel “rapporto governo di Dio / male in senso stretto” che ci prenderà una lezione, ma intanto accenniamo a questo tema e vediamo san Tommaso cosa dice: «Non c’è nulla al mondo di totalmente cattivo perché il male ha come sostrato il bene».

Cioè, tutto ciò che esiste ha un sostrato di bene, altrimenti non esisterebbe, perché è creato da Dio; quindi ha un sostrato di bene, quantomeno ontologico; se poi c’è una perversione totale della volontà è un altro discorso. «Quindi una cosa viene detta cattiva perché esce dall’ordine di un bene particolare. Se invece uscisse totalmente dall’ordine del governo divino, si ridurrebbe a un puro nulla». Dunque, qualcosa di cattivo c’è perché esce da un ordine particolare: la perversione della volontà esce dall’ordine della volontà; l’errore è un male nell’ordine di un bene particolare dell’intelletto e così via. Ma un male assoluto non esiste, perché semplicemente uscirebbe dall’atto creativo di Dio.

Vediamo che all’interno del governo divino tutto è regolato. Il male esiste, ma non essendo un male assoluto, non potendo essere un male assoluto in quanto tutto ciò che esiste è bene, esso non esce dal governo di Dio. Perché il male, essendo sempre un male che esce dall’ordine particolare, come dice san Tommaso, è comunque all’interno di questo governo divino. E infatti, come avremo modo di vedere, questo è il fondamento, il sostrato ontologico per dire che Dio è in grado di ricondurre anche il male particolare all’interno del Suo governo, dove finalizza tutto al Bene assoluto; cioè la creazione - come abbiamo visto - è mossa e governata verso il Bene con la bi maiuscola, che è Dio.

Seconda obiezione: «Ciò che rientra nel piano prestabilito da chi governa, non è mai casuale. Se quindi nulla accadesse al di fuori del piano divino, nel mondo non ci potrebbe essere mai nulla di fortuito o casuale». E san Tommaso risponde: «Alcuni avvenimenti si dicono casuali in rapporto alle cause particolari, di cui non rispettano la dipendenza. Ma in rapporto alla provvidenza divina, “nulla avviene a caso nel mondo” [...]». Dunque, il caso esiste quanto alla causa particolare, non rispetta un ordine quanto alla causa particolare; ma quanto alla causa universale, al governo universale, ciò che noi riteniamo casuale è in realtà parte di questo governo universale; dunque non è propriamente casuale, considerato da questa prospettiva.

Terza obiezione: «Il disegno del governo divino è stabile e immutabile, essendo conforme alla ragione eterna. Ora, se nel mondo non potesse accadere nulla al di fuori di questo disegno divino, tutti gli eventi sarebbero necessari e nulla di contingente accadrebbe nel mondo, il che non è ammissibile. Quindi nel mondo possono verificarsi delle cose al di fuori del disegno divino». L’obiezione è questa: se c’è un disegno divino, questo disegno è stabile e immutabile e quindi tutto dovrebbe procedere secondo necessità, non ci sarebbero più le cose contingenti; invece la constatazione dell’esistenza della contingenza sarebbe, secondo questa obiezione, una contestazione, una prova che Dio non governa tutto, che qualcosa esce da questo governo. Vediamo come risponde san Tommaso: «Certi effetti sono detti contingenti perché vengono riferiti alle loro cause prossime [cioè cause particolari] che non sono infallibili nel conseguimento dei loro effetti; e non perché sia possibile che accada qualcosa al di fuori di tutto l’ordine del governo divino. Infatti, anche ciò che accade al di fuori dell’ordine di una causa prossima, dipende da qualche altra causa soggetta al governo divino». Che casualmente mi caschi in testa un vaso, questo casualmente è relativo alla sua causa prossima, come la chiama san Tommaso, una causa seconda: accidentalmente qualcuno lo ha urtato e mi è caduto in testa. Ma quanto invece al governo divino, quell’evento, che è “scappato” per così dire dalla causa prossima, in realtà non scappa dal governo divino. Dio, attraverso quella modalità, continua a condurre la creazione e ogni singola creatura al suo fine, al fine proprio.

L’ultimo articolo della quaestio 103 è anche interessante perché permette di capire la “possibilità di resistenza” a questo governo divino. E infatti si intitola proprio: «Se qualcosa possa fare resistenza al governo divino». Dunque, posto che tutto è dentro questo governo, c’è qualcosa che può resistere a questo governo, che può opporsi, fare resistenza? Vediamo come risponde san Tommaso. Ritorna l’idea che la Provvidenza divina, il governo di Dio «può essere considerato sotto due aspetti: in generale, in quanto - dice Tommaso - dipende dalla causa che governa tutte le cose [Dio]; e in particolare, in quanto dipende da una causa particolare, esecutrice del piano divino». Ora, san Tommaso dice: sotto il primo aspetto, cioè quanto alla causa in generale, nessuna cosa può opporsi all’ordinamento del governo divino.

Per esempio, una delle obiezioni che san Tommaso riporta è questa: sta scritto, nel libro di Isaia, «la loro lingua e le loro opere sono contro il Signore»; se la lingua e le opere degli empi sono contro il Signore, sembrerebbe che si potrebbe resistere al governo di Dio. Ma san Tommaso scrive: «Si dice che alcuni pensano, parlano e operano contro Dio non perché si oppongano totalmente all’ordinamento del governo divino, dato che anche i peccatori hanno di mira un qualche bene. Ma perché si contrappongono a un bene determinato, ad essi conveniente, secondo la loro natura o il loro stato». Cioè, si oppongono a un bene determinato, non si oppongono, non possono opporsi al governo universale di Dio. E, aggiunge san Tommaso, contrapponendosi a un bene determinato - determinato e quindi conveniente alla loro natura, al loro stato di vita - «giustamente vengono puniti da Dio». Di nuovo torna questa idea di Dio, che dentro questo piano di governo può intervenire e interviene, in molti modi, spesso in modo molto camuffato, attraverso degli eventi: interviene a punire gli empi, cioè coloro che si stanno opponendo al suo piano non generale, perché non possono, ma particolare; si oppongono cioè a quel bene determinato, che invece doveva essere da loro intenzionato, da loro raggiunto.

È un tema complesso, importante. La catechesi, la dottrina non ha come scopo quello di esaurire il mistero, ma di chiarire alcuni punti importanti, mostrare come apparenti contraddittorietà non sono tali. La ragione dell’uomo è chiamata a questa indagine, pur rispettando il limite proprio, il mistero. Affermare il governo di Dio su tutta la creazione, affermare che non è possibile opporre resistenza a questo governo non significa spiegare come ogni singola cosa Dio la faccia rientrare in questo governo; non significa spiegare il senso di ogni cosa, a meno che non ci venga rivelato; o anche attraverso l’analogia con le Sacre Scritture si può comprendere quanto è accaduto nella storia sacra, nella storia della Salvezza, il che diventa luce anche per comprendere situazioni della nostra vita, del nostro tempo. Non dobbiamo pensare che non dobbiamo interrogarci su nulla, no: c’è una lecita e a volte anche doverosa ricerca di comprensione di alcune parti del mistero, che non pretende evidentemente di esaurire il mistero; dall’altra parte c’è un’idea profondamente sbagliata - che tra l’altro ha segnato tantissimo la storia del pensiero occidentale - cioè quella di una creazione, una storia che non sono governate da Dio, in nome anche di quelle obiezioni che abbiamo visto, cioè come se l’esistenza del caso, l’esistenza del male, l’esistenza delle cose contingenti fossero un’obiezione a questo governo.

Proseguiremo questo lungo discorso sulla Provvidenza, sul governo di Dio sulla creazione e sulla storia e poi ci occuperemo ancora di altri capitoli importanti sulla creazione, che però riguarderanno di più che cosa Dio crea.