Corte Costituzionale nel mirino di Tusk, altra tappa del golpe polacco
Il tentativo di "occupare" la Corte Costituzionale è una nuova tappa della presa del potere assoluto da parte del governo europeista di Donald Tusk. L'Ue, preoccupata per la salvaguardia dello Stato di diritto, ora tace.
Già un anno fa il presidente della Corte costituzionale polacca Bogdan Święczkowski dichiarava pubblicamente che in Polonia starebbe avvenendo un golpe bianco, ad opera del premier “europeista” Donald Tusk. «Che in Polonia si tratti di un colpo di Stato è chiaro ed evidente. Naturalmente, non si tratta di un colpo di Stato che implichi l'impiego dell'esercito nelle strade, (…) è un colpo di Stato strisciante e sistemico. Si tratta di un continuo abuso da parte dei poteri esecutivo e legislativo sulla magistratura e altri organi costituzionali» - denunciava Świeczkowski.
Come esempio di tali abusi il Presidente ha citato «l’impedimento del pagamento dei fondi per il funzionamento della Corte costituzionale o del Consiglio Nazionale della Magistratura, il che costituisce una violazione della legge e della Costituzione».
Da oltre due anni la coalizione di governo non riconosce le sentenze della Corte costituzionale, «aggira» i veti presidenziali con decreti ed emana le proprie «linee guida» illegittime e contrarie alla Costituzione. In pratica gli attuali governanti, da quando sono al potere (il 13 dicembre 2023), non riconoscevano la Corte costituzionale, non sostituivano i suoi membri che pian piano andavano in pensione fino a quando alla Corte mancavano sei membri. Soltanto allora il governo e il Sejm (la Camera bassa del Parlamento), violando il proprio regolamento e ignorando le riserve del Presidente, hanno cominciato le manovre per prendere il controllo della Corte. Ovviamente una volta che l’avranno riempita con i propri nominati, riconosceranno immediatamente le sentenze della Corte che diventeranno «valide, legittime e indipendenti». In questo modo, con le sentenze della Corte al servizio dei governanti, si aprirebbe la strada alla successiva tappa del golpe: la messa al bando dei partiti di opposizione e persino la privazione del Presidente delle sue prerogative o addirittura della sua destituzione di cui si parla spesso negli ambienti governativi.
Bisogna sapere che il Sejm ha eletto per la Corte costituzionale sei giudici politicamente impegnati, che partecipavano a manifestazioni ed eventi inequivocabilmente politici, ovviamente contro il precedente governo conservatore. Per di più nessuno dei prescelti è un costituzionalista. In questo gruppo figurano invece: l’ex presidente dell’associazione Iustitia (un’associazione di giudici di sinistra paragonabile alla Magistratura Democratica in Italia), un membro del consiglio direttivo di una simile associazione, Themis, l’ex viceministro della Giustizia e persino uno studioso la cui domanda di nomina a professore ha ricevuto un giudizio negativo. Inoltre, alcuni dei prescelti sono membri della commissione ministeriale presso il ministro Waldemar Żurek. Tutte persone schierate politicamente, apertamente filogovernative.
Dalla legge del 30 novembre 2016 sullo status dei giudici della Corte costituzionale risulta che la persona eletta dal Sejm non assume automaticamente la carica. È condizione indispensabile prestare giuramento davanti al Presidente della Repubblica di Polonia. La norma va ancora oltre: il rifiuto di prestare giuramento davanti al Presidente – poiché non vi è altra possibilità giuridica – comporta la rinuncia alla carica. Senza questo atto non si può parlare di assunzione del ruolo di giudice. Solo dopo aver prestato giuramento il giudice si presenta alla Corte e inizia effettivamente a svolgere le proprie funzioni.
Ciononostante, la coalizione sta esercitando pressioni sul Presidente affinché faccia prestare giuramento a queste persone il prima possibile. Lo stesso ministro della Giustizia Żurek minaccia di attivare un “piano B”, di cui oggi si sa ben poco. Si parla, per esempio, del giuramento davanti alle due camere del Parlamento. Ma in passato Waldemar Żurek era un sostenitore dell’idea, assurda, di prestare giuramento davanti a un notaio.
Tuttavia, era difficile prevedere quale sarebbe stato l’atteggiamento del Presidente nei confronti dei sei candidati selezionati dai governanti. Zbigniew Bogucki, capo della Cancelleria presidenziale, spiegava che per il momento non c’è nessuno che potrebbe prestare giuramento. «Sembra che il Sejm abbia commesso errori formali elementari, ma al contempo molto gravi, non rispettando le successive disposizioni del regolamento del Sejm e forse anche una disposizione della Costituzione» – ha sottolineato Bogucki. Ma, inaspettatamente, il Presidente ha chiamato al palazzo presidenziale due dei sei candidati per far prestare giuramento. Come è stato chiarito successivamente, da quando Nawrocki è diventato Presidente della Polonia sono andati in pensione due giudici della Corte costituzionale; perciò, si voleva riempire solo questi due posti vacanti.
In ogni caso il tentativo di “occupare” la Corte costituzionale è una tappa di colpo di stato strisciante di cui da tempo parla il suo presidente Swieczkowski. Ma Tusk e i suoi compagni stanno già pensando ad un’altra mossa: la nomina dei giudici al Consiglio Nazionale della Magistratura. Sebbene i cittadini abbiano raccolto oltre 500mila firme a sostegno delle candidature civiche dei giudici al Consiglio, la coalizione di governo intende comunque affidarlo al controllo di giudici sostenuti da una ristretta cricca all'interno della magistratura nelle cosiddette primarie, che non solo non hanno alcun fondamento giuridico, ma sono state anche boicottate dalla maggioranza dei giudici.
La concentrazione dittatoriale del potere nelle mani di un solo uomo e della sua coalizione ha portato in Polonia a una crisi dello stato di diritto e al degrado del sistema giudiziario. La Commissione Europea, che era tanto preoccupata dello stato di diritto in Polonia governata dai conservatori, adesso vergognosamente tace o dichiara ipocritamente che «si tratta di una questione che riguarda gli Stati membri e i loro tribunali». Evidentemente lo stato di diritto non conta se la gente che lo viola professa il «credo europeista».

