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letteratura

Cormac McCarthy: l'agnostico che scriveva "parole cattoliche"

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Ripercorriamo l'opera dell'autore di "Non è un paese per vecchi", recentemente scomparso. Lasciata l'educazione cattolica, lo scrittore continuava però ad attingere con rispetto alla Bibbia, tanto da essere definito "strongly catholic".

Cultura 29_06_2023

Pochi mesi prima di morire, Cormac McCarthy ha dato il via libera alla pubblicazione degli ultimi suoi romanzi, la cui pubblicazione continuava a essere rimandata da un decennio: Il passeggero e Stella Maris. Per chi conosce lo scrittore morto lo scorso 13 giugno 2023 poco prima di compiere 90 anni, quei libri sono il degno proseguimento, per temi e stile, di una grande opera iniziata con l’esordio de Il guardiano del frutteto (The Orchad’s Keeper) del 1965: la storia di un delitto impunito in un villaggio di campagna e delle persone che gravitano attorno a quel segreto.

Il libro fu notato dall’importante editor Albert Erskine della Random House che trovò qualità letterarie e umane inusuali in quel giovane che accettava la povertà piuttosto che rinunciare alla sua vocazione di scrittore, e che avrebbe vissuto per decenni di magre borse di studio. Vi trovò temi profondi, un vocabolario arcaico e poetico, una punteggiatura originale, un complesso uso delle metafore, una spiccata «retorica del meraviglioso» e della «concretezza della parola». I suoi modelli erano Faulkner, Dostoevskji e Melville.

Altra fonte di continua ispirazione per lui, educato cattolico e poi rimasto in uno stato di sospensione religiosa, di rispettoso agnosticismo, era la Bibbia usata come una miniera di saggezza, frasi e temi per scavare più a fondo nella realtà raccontata e indagata. Con il successivo Il buio fuori (Outer Dark, 1968) scolpì una tragedia in forma di romanzo. È la storia del peccato atroce di Culla e della sua punizione; l’uomo vive come un eremita con la sorella in una remota zona degli Appalachi, commette un incesto e quando il bambino nasce lo abbandona nel bosco per allontanarne il ricordo. Dopo aver sognato un profeta che rappresenta l’ira di Dio e la riprovazione per la colpa commessa inizia un pellegrinaggio doloroso per sfuggire al tormento. Parallelo al suo è il pellegrinaggio della sorella alla ricerca del bambino. Un misterioso terzetto di cavalieri, equivalente del fato, restaura l’equilibrio infranto.

Anche il protagonista di Figlio di Dio (1973) – ispirato a una storia vera – è un reietto respinto nei boschi e in misere capanne che, disperato, si pone al di fuori dell’ordine naturale e morale e che riceverà la punizione per i suoi delitti feroci e grotteschi. I primi tre romanzi generano per accrescimento il quarto. Si tratta del corposo Suttree, storia del letterato Cornelius Suttree alla ricerca del senso dell’esistenza e alla ricostruzione del proprio passato. Le frequentazioni della boheme di Knoxville, un pellegrinaggio attraverso campagne e fiumi ricalcato dall’Odissea, il recupero di ricordi enigmatici, i percorsi nella campagna arcaica, gli incontri fatidici vengono raccontati in una prosa elaborata, con momenti onirici che trasfigurano la realtà e una struttura complessa che obbliga il lettore a uno sforzo costante di ricostruzione.

Dopo aver vissuto sino ai quarant’anni nell’umido e boscoso sud-est degli USA, in una vita raminga che spezza due matrimoni, Cormac si sposta nel secco e terso sud ovest dove trova la sua nuova patria, prima a El Paso e poi a Santa Fe dove vive per molti anni ospite del Santa Fe Institute. In quelle terre scrive Meridiano di Sangue (1985), un ambizioso e riuscito rifacimento di Moby Dick sulla terra invece che sul mare, un’indagine sul male, sulla violenza e la redenzione. Se Moby Dick racconta l’ossessione di un uomo che vuole comprendere la natura del male e che ne viene corroso, Meridiano di sangue racconta di una simile ossessione fondendo Achab e la balena bianca nel personaggio del Giudice Holden, bianco, immenso, amorale come un leviatano.

Il vero successo di pubblico arriva con la Trilogia della Frontiera, composto da Cavalli selvaggi (1992), Oltre il confine (1995) e Città della pianura (1998) – l’allusione è a Sodoma e Gomorra –, un western moderno e crepuscolare ambientato nella prima metà del XX secolo. Romanzi picareschi, di ricerca, dove i temi e le strutture ricorrenti sono il racconto nel racconto, la parabola, l’alta omelia, la profezia, riflessioni sul velo che separa il passato dal presente, l’attraversamento dei confini del tempo, del proprio ruolo, della percezione comune: il titolo originale del secondo volume è infatti The Crossing, l’attraversamento. Nell’intrecciarsi dei destini dei personaggi le storie sembrano echi diversi di un’unica vicenda o di un unico romanzo dove presente e passato si sovrappongono. Nei primi anni Duemila, McCarthy, trovata la stabilità, scrisse la pièce Sunset Limited (2006), dialogo fra un credente e un suicida, e i romanzi Non è un paese per vecchi (2005) e La strada (2006). Questi ultimi tre testi divennero film e l’ultimo, in particolare, gli valse il Premio Pulitzer. In Non è un paese per vecchi, un uomo si imbatte in un regolamento di conti fra trafficanti di droga; non visto, prende il loro denaro ma per far questo non soccorre un moribondo. Il senso di colpa che lo tormenta lo porterà ad essere individuato e a dar corso a un meccanismo di vendette. Il centro morale del romanzo è un poliziotto, che si sente anziano (da qui il titolo) e medita sul fatto che la società stia peggiorando: qualcosa sta succedendo all’umanità, pensa, non c’è più rispetto, senso dell’onore, speranza.

La strada è la storia struggente di un padre che si dedica alla protezione del proprio figlio e alla sua educazione in un mondo sconvolto da una catastrofe che pare biblica (una catastrofe nucleare o naturale come pare indicare una citazione del Vangelo di Luca). Il padre insegna al figlio a mantenere acceso il fuoco della speranza e gli insegna, concretamente, a “fare”, a usare le mani per acquisire una profonda conoscenza artigiana, come succede ai personaggi di Hemingway ma con accenti religiosi, talvolta espliciti: «il mio compito è prendermi cura di te. È per volere di Dio». La strada è una rivalutazione della figura paterna come raramente se ne sono viste nella letteratura degli ultimi decenni.All’ultimo romanzo, Il passeggero, uscito a novembre con Stella Maris, McCarthy ci stava lavorando dal 1980.

Cormac McCarthy è un autore che resterà fra i grandi del Novecento, con un’impostazione che i critici considerano “strongly Catholic”, ma di un cattolico rimasto lontano, per quanto si sa, dalla pratica. Schivo, lontano dagli ambienti letterari, poche le interviste rilasciate, anche il suo funerale, come ogni evento della sua vita, è stato circondato da riserbo. Il suo alter ego Cornelius Suttree, al funerale di un amico dice: «Le uniche parole che conosco sono cattoliche». Scompare con lui un autore lontano dalle mode che ha trattato la letteratura come una materia sacra, fatidica, oscura ma anche luminosa, nei momenti di speranza.



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