a cura di Benedetta Frigerio
  • Intolleranza religiosa

Cordoglio e indignazione in Pakistan per la morte di Saleem Masih

 

La morte di Saleem Masih, il giovane cristiano ucciso a Bhagyana, in Pakistan, per aver “inquinato” l’acqua di un pozzo, ha scosso la comunità cristiana. Il suo padrone e altre persone, tutti musulmani, hanno infierito su di lui, “sudicio cristiano”, con ferocia disumana (“Pakistan: un altro giovane cristiano picchiato a morte”, Lanuovabq, 03-03-2020). “Questo orribile atto di violenza è un cupo promemoria che l’intolleranza in nome della religione in Pakistan è cresciuta oltre lo stato di diritto – ha commentato intervistata dall’agenzia di stampa Fides Michelle Chaudhry, cattolica, presidente della Cecil & Iris Foundation – in Pakistan, quando si tratta delle minoranze religiose, chiunque è libero di agire come procuratore, giudice ed esecutore di una pena. Non possiamo permettere che ciò continui: l’impunità nei confronti della violenza contro le minoranze religiose deve finire”. Il padre del ragazzo ha raccontato che tutti i cristiani di Bhagyana – circa 150-200 fedeli – hanno condannato l’omicidio di suo figlio. Ad essi si sono uniti i musulmani vicini di casa della famiglia. Un amico della vittima, Waris Masih, si è fatto portavoce del lutto e dell’indignazione: “Saleem non ha mai fatto nulla che potesse infastidire gli altri. Tutti noi resteremo vicini ai suoi cari e lotteremo perché i colpevoli paghino per quello che hanno fatto”. Ma le persone arrestate sono state rilasciate su cauzione quasi subito e i famigliari di Saleem accusano la polizia di aver preso le parti degli assassini, uno dei quali – riferisce l’agenzia AsiaNews – ha detto che “qualunque cristiano osasse tornare sui loro terreni farà la stessa fine di Saleem”. In contatto con la famiglia di Saleem, l’avvocato Nadeem Anthony ha deciso di chiedere l’intervento delle massime autorità giudiziarie del paese.