a cura di Anna Bono
  • Adotta un cristiano di Mosul

Continua l’emergenza profughi in Iraq

L’emergenza profughi è tutt’altro che finita in Iraq. Molte delle quasi 500.000 persone fuggite nel Kurdistan iracheno nel 2014 per sottrarsi all’Isis, lo Stato Islamico, sono tornate a casa, ma hanno trovato tante case distrutte, campi minati, strade impraticabili, in certe zone né scuole né ospedali e neanche energia elettrica. Inoltre alcune delle famiglie cristiane, yazidi e arabe rientrate a Mosul, Teleskof e Sinjar sono state costrette a tornare indietro a causa delle tensioni tra curdi ed esercito iracheno. Tramite Bernardo Cervellera, direttore dell’agenzia AsiaNews, padre Samir Youssef, parroco di Amadiya, ha rivolto una richiesta di aiuto per 158 famiglie di profughi ospitate nella sua parrocchia: “se possibile aiutarci anche questa Pasqua – è il suo appello – perché senza i vostri aiuti davvero non possiamo fare niente per le famiglie dei profughi e per quelle che sono nel bisogno”. Mancano di tutto. Padre Samir ha spiegato le loro necessità: riso, olio, pane, scarpe, vestiti, kerosene, il cui prezzo è salito alle stelle a causa del conflitto tra governo e Kurdistan. Grazie agli aiuti mandati da AsiaNews, finora è stato possibile provvedere a distribuzioni settimanali di beni di prima necessità. L’agenzia di stampa missionaria all’inizio della crisi ha lanciato la campagna ‘Adotta un cristiano di Mosul’ a cui la popolazione italiana ha risposto generosamente. Sono stati raccolti e offerti ai profughi rifugiati nel Kurdistan, cristiani e non, quasi due milioni di euro. La campagna è ancora aperta: “questa nostra carità, cari amici – esorta padre Cervellera – è parte della missione della Chiesa. Grazie”.