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Africa

Continua in Nigeria il sequestro di sacerdoti a scopo di estorsione

Le notizie di rapimenti di religiosi stanno diventando sempre più frequenti in tutto il paese

 

“Non si ferma la piaga dei rapimenti di sacerdoti in Nigeria”. Così l’agenzia di stampa Fides commenta le notizie che sta pubblicando da giorni. L’ultima riguarda il rapimento, fortunatamente durato pochi giorni e conclusosi felicemente, di padre John Ubaechu, parroco della Holy Family Catholic Church di Izombe, nello stato sud orientale di Imo. Il sequestro era avvenuto la sera del 23 marzo, come spesso succede mentre padre John era in viaggio, diretto a un ritiro annuale di sacerdoti. Il 26 marzo l’arcidiocesi di Owerri di cui la parrocchia di padre John fa parte ne ha annunciato il rilascio. “Ringraziamo Dio per la sua infinta misericordia e per aver esaudito le nostre preghiere – si legge in una nota rivolta a coloro che hanno pregato per la sua liberazione – apprezziamo la vostra solidarietà fraterna e le vostre preghiere. A Dio sia la gloria”. Alle prime ore dello stesso giorno in cui padre John veniva rapito, un altro sacerdote veniva liberato grazie a una operazione condotta da polizia, esercito, difesa civile e gruppi di vigilanza. Padre Stephen Echezona era stato rapito in una stazione di servizio a Ichida, nello stato sud orientale di Anambra. I rapitori incalzati dalle forze di sicurezza dopo uno scontro a fuoco hanno abbandonato l’auto su viaggiavano. A bordo del veicolo è stato trovato padre Stephen illeso. Sempre il 26 marzo sono state arrestate due persone sospettate di essere coinvolte nel rapimento di padre Sylvester Okechukwu, il sacerdote rapito a Tachira, nello stato nord occidentale di Kaduna, la sera del 4 marzo, nella sua canonica, e rinvenuto cadavere il giorno successivo. Il portavoce dell’esercito ha rivelato che il principale sospettato ha confessato di essere stato incaricato di rapire padre Sylvester da una persona che viveva nella canonica stessa. I rapimenti a scopo di estorsione sono diventati molto frequenti. Nessuno è al sicuro, neanche i bambini spesso sequestrati mentre sono a scuola. La popolazione ne è esasperata. Il 28 marzo sette persone sospettate di far parte di una banda dedita ai sequestri sono state individuate da uno dei tanti gruppi di volontari che si costituiscono a difesa dei civili sostituendosi alle forze dell’ordine inadeguate. Convinti che fossero dei Fulani, etnia del nord responsabile di molti rapimenti e attacchi armati, i volontari li hanno bruciati vivi.