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Contelatria, un nuovo culto della personalità

Un fenomeno nuovo e sorprendente che ha preso piede da qualche giorno nella stampa e tra i giornalisti di sinistra: l’esaltazione della figura di Giuseppe Conte, una sorta di Conte-latria di cui non ricordiamo precedenti. Pur di non perdere il potere la sinistra accetta alleanze con tutti, anche con i 5 Stelle e sa che Conte è l'ultima chance

Giuseppe Conte a Genova

Culto della personalità o anticamera di una strisciante dittatura? Ci riferiamo a un fenomeno nuovo e sorprendente che ha preso piede da qualche giorno nella stampa e tra i giornalisti di sinistra: l’esaltazione della figura di Giuseppe Conte, la difesa a oltranza di ogni sua parola e gesto, una sorta di Conte-latria di cui non ricordiamo precedenti.

Ha cominciato Antonio Padellaro, un cronista politico oggi assai in auge e assai spesso in tv, con trascorsi in tutti o quasi i giornali della sinistra, sempre sostenitore delle tesi ortodosse di quello schieramento, che ha testualmente affermato: "Conte è sottoposto a un linciaggio mai visto nei confronti di un Presidente del Consiglio”. In effetti la sinistra, dal PCI in poi, è sempre stata rispettosa (e come no?) dei premier suoi avversari. Senza risalire ai linciaggi, questi sì, di leader democristiani come Leone o Fanfani o Andreotti, basti pensare al trattamento persecutorio inflitto a Berlusconi, o al dileggio e all’insulto nei confronti dello stesso Renzi, che pure era del PD.

Ha proseguito il Manifesto (che nella testata continua a esibire orgogliosamente la dicitura ‘quotidiano comunista’), che ha pubblicato una lunga lettera dei soliti intellettuali firmaioli, in cui si denuncia vivacemente l’accanimento giornaliero di opinionisti e politici contro l’azione saggia ed equilibrata di Giuseppe Conte, accanimento che “ha raggiunto livelli insopportabili”. E, scalando con sempre maggior enfasi la gerarchia nobiliare della sinistra, è poi arrivata la lode del decano, del maestro del giornalismo e del pensiero progressista italiano, Eugenio Scalfari. Che nella consueta omelia laica pubblicata ogni domenica su Repubblica ha paragonato il nostro Giuseppi nientepopò di meno che a Sua Eccellenza Camillo Benso Conte di Cavour (che immaginiamo, avutane notizia, si stia ancora scompisciando dalle risate). E in attesa di nuove elegiache odi pro-Conte, che il nostro si sta ampiamente meritando - perchè non riconoscerlo?- e che certamente non mancheranno, va almeno ricordata la ‘misurata’ dichiarazione dell’eminenza grigia del PD, l’on. Goffredo Bettini, che sul Corriere di ieri ha definito “contro la morale” il solo pensiero di sostituire il nostro eroe alla guida del governo.

Fa ridere tutto questo, certamente, eppure impone anche qualche riflessione politica di un certo peso. Ne elenco quattro, che meritano a mio avviso un approfondimento, ma cominciamo a metterle in fila, forse ci torneremo: 1º) Il grillismo, il populismo, l’improvvisazione ignorante di cui M5S è campione e Conte il capo, hanno definitivamente soggiogato la sinistra. Soggiogato culturalmente, bisognerebbe dire, se anche questo non facesse ridere; 2º) Pur di non perdere il potere la sinistra si è sempre alleata con chiunque, e dopo Conte ci sono solo le elezioni, ha ribadito Mattarella, e quindi la perdita del governo da parte dell’attuale coalizione. Questo la sinistra vuole ricordarlo anche ai 5Stelle, parecchi dei quali da tempo non sopportano più il loro avvocato; 3º) Riemerge in certa sinistra una mai sopita pulsione autoritaria e pre-dittatoriale. Piace il Conte che comanda a suo piacimento, domina la comunicazione, fa e disfa, obbliga gli italiani a comportamenti non spiegati, impedisce ai cattolici di andare a Messa... Se fosse un premier di centrodestra a comportarsi così, il PD sarebbe in piazza, ma siccome è un alleato... 4º) Se quattro indizi, come i personaggi di cui sopra, costituiscono una prova, allora vuol dire che la sinistra italiana ha perso anche la decenza. Ma una sinistra senza decenza non sarebbe una buona notizia nemmeno per la democrazia italiana.