• INTERVISTA/ANDREA SING-YING LEE

Come Taiwan, boicottata dall'Oms, ha battuto il virus senza lockdown

Nonostante l'isolamento internazionale, il boicottaggio dell'Oms e lo stesso atteggiamento dell'Italia, che la disconosce a favore di Pechino, Taiwan è riuscita a prevenire il dilagare del virus e a contenere l'epidemia meglio di ogni altro Paese. Ha iniziato a prendere contromisure quando la Cina ancora non ammetteva l'esistenza dell'epidemia. Ora ha registrato solo 6 morti su una popolazione di 23 milioni di abitanti, senza mai costringere i suoi abitanti (salvo gli infetti) a restare a casa. In questa intervista, Andrea Sing-Ying Lee, rappresentante diplomatico in Italia di Taiwan (Repubblica di Cina), ci spiega i segreti del successo di questa piccola Cina democratica.
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Taiwan, cambio della guardia

Quel “rapporto privilegiato” di Luigi Di Maio con Pechino, così come è stato confessato dall’ex deputato cinquestelle Alessandro Di Battista al Fatto Quotidiano, spiega perfettamente la retorica governativa di promozione del “modello cinese” nella lotta del Covid-19 in Italia. Lo stesso modello, lodato tante volte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha invece portato alla diffusione del “virus cinese” a livello globale con oltre 2,5 milioni di casi e più di 170mila morti in 210 Paesi.

Basta visitare il sito ufficiale dell’OMS per avere conferma che all’inizio della pandemia l’agenzia indicava che proibire viaggi nel gigante asiatico non era consigliabile, perché “non ci sono prove chiare che il virus passi facilmente da persona a persona”; questo si leggeva nel bollettino pubblicato lo scorso 12 gennaio, che minimizzava la situazione nella città di Wuhan, focolaio cinese del Covid-19.

Invece l’OMS era stata allertata del rischio dal governo di Taiwan molto prima: “Fonti di notizie indicano oggi che almeno sette casi di polmonite atipica sono stati segnalati a Wuhan, in Cina. Le sue autorità sanitarie hanno risposto ai media di non credere che i casi fossero SARS; tuttavia, sono ancora in fase di studio e i casi sono stati isolati per il trattamento. Apprezziamo qualsiasi informazione rilevante. Grazie mille per l'attenzione”, si legge nella mail inviata lo scorso 31 dicembre 2019 all’indirizzo del Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) dell’OMS, ma fatta pubblica recentemente dal governo di Taipei attraverso un comunicato stampa.

L’allerta di Taiwan è stata ignorata dall’OMS, così come si tenta di nascondere il loro successo nella lotta contro il coronavirus. La Nuova Bussola Quotidiana ne ha parlato in esclusiva con Andrea Sing-Ying Lee, direttore dell'Ufficio di rappresentanza di Taipei in Italia (sede diplomatica che sostituisce l'Ambasciata visto che tra Italia e Taiwan non ci sono relazioni diplomatiche): “È chiaro che l’OMS non ammetterà che ha ignorato l’allerta di Taiwan”, ha affermato, sottolineando che non solo è un’organizzazione che dà suggerimenti, ma “è anche custode della salute mondiale, per cui deve assumersi le sue responsabilità. Se fossero stati il Giappone o l’Inghilterra a fare la segnalazione sarebbe stato diverso l’atteggiamento. È un grande errore!”.   

Nel frattempo, l’isola che si trova a 130 chilometri della Cina continentale, con una popolazione di più di 23 milioni di abitanti, al momento ha registrato circa 425 casi di malattia con soli 6 morti. Tutto ciò senza bloccare l’intero Paese. Ecco, il “modello Taiwan” è certamente un esempio di successo nell’affrontare la pandemia, forse il migliore esempio nel mondo. Eppure, Taiwan non fa parte dell’OMS a causa delle pressioni di Pechino, che reclama la sovranità anche sull'isola che, di fatto, è indipendente da oltre 70 anni. “Abbiamo il sospetto che l’OMS abbia ignorato Taiwan perché gliel’ha chiesto la Cina. Attualmente possiamo prendere parte solo al 30% delle attività dell’OMS, ma come invitati «caso per caso». È un trattamento ingiusto, generato dal ricatto cinese, che ha detto che Taiwan non può entrare, e non è giusto perché è una decisione politica che sta colpendo la salute del mondo”.

Si poteva evitare la pandemia del Covid-19?
Se avessero prestato attenzione, se avessero fatto ricerche e investigato seguendo la nostra segnalazione, l’epidemia si sarebbe evitata. Almeno non si sarebbe arrivati a questo livello di quasi 200mila morti, che è un disastro! Si poteva evitare questa perdita economica e sociale che stiamo ancora soffrendo.

Ormai la pandemia esiste; ora cosa vi aspettate dall’OMS?
L’OMS deve aprire il cuore, deve aprire gli occhi, deve vedere Taiwan come un patrimonio, come qualcuno di utile che può portare la sua esperienza. Taiwan è l’unico Paese al mondo che è riuscito a contenere il virus, nonostante vi siano 23 milioni di abitanti. Attualmente abbiamo 1 morto per coronavirus ogni 4 milioni di abitanti, mentre in Italia c’è 1 morto ogni 3mila italiani, e qui si vede la differenza. Tutti i Paesi del mondo seguono le raccomandazioni dell’OMS, però è evidente che hanno sbagliato nella gestione del Covid-19. L’OMS deve vedere Taiwan come un Paese indipendente con un’istituzione sanitaria separata dalla Cina e invitarci come Paese membro, perché possiamo aiutare anche con la nostra tecnologia e con i finanziamenti. Siamo fieri e orgogliosi di poter condividere la nostra esperienza di successo.  

Infatti, la settimana scorsa si è diffusa la notizia che avete registrato giorni con zero contagi, tutto ciò senza lockdown e con le scuole aperte. Ci racconta il segreto del vostro successo?
Innanzitutto, abbiamo giocato d'anticipo: Taiwan aveva scoperto già dalla fine di dicembre diversi casi sospetti e aveva chiesto informazioni all’autorità cinese, che ha dato però una risposta poco chiara. Così abbiamo iniziato ad avere dubbi, perché siamo due sistemi politici diversi e conosciamo bene il sistema politico-sociale della Cina, quindi abbiamo capito che non avevano detto tutta la verità, perché se c’erano pazienti isolati a Wuhan, vuol dire che avevano un’alta possibilità di contagio. Inoltre, abbiamo fatto uso della nostra esperienza di 17 anni fa, quando siamo stati colpiti dalla SARS. Abbiamo cominciato a misurare le temperature delle persone e a monitorare tutti i movimenti internazionali, limitando i voli dalla Cina, specialmente da Wuhan. E sapendo che c’era il rischio di contagio, abbiamo cominciato a mobilizzare il sistema sanitario nazionale, individuando prematuramente quelli che avevano i sintomi.

Come funziona il sistema sanitario taiwanese e come sono stati individuati i malati? 
Noi abbiamo una copertura del 100%, che si chiama Assicurazione della Salute Nazionale, e tutti i cittadini hanno una scheda con i dati elettronici personali, che ci permette di monitorare lo stato di salute della nostra popolazione. Così siamo riusciti a individuare quelli che avevano sintomi, per isolarli successivamente grazie alla tecnologia. Il malato deve stare a casa e i suoi movimenti sono controllati attraverso un’App, per cui se la persona si allontana da casa scatta l’allarme e c’è una multa pesante. Quindi noi non abbiamo bloccato tutta la nazione, ma soltanto i contagiati e i casi sospetti e le persone isolate ricevono un aiuto di 35€ al giorno e una cassa cibo a settimana.

Secondo la vostra esperienza di successo, cosa può raccomandare all’Italia che si prepara all’apertura del lockdown?
Non è facile avere l’infrastruttura tecnologica di Taiwan. Ad esempio, abbiamo un’infrastruttura di macchine per individuare chi ha la febbre e in 30 giorni abbiamo creato 60 macchine dal nulla per aumentare la produzione di mascherine. Prima dello scoppio dell’epidemia, Taiwan aveva la capacità di produrre 1.5 milioni di mascherine al giorno, adesso ne produciamo 15 milioni al giorno, quindi abbiamo aumentato la capacità di produzione di 10 volte. Fino a che non verrà trovato il vaccino, l’uso delle mascherine dovrà essere obbligatorio per tutti. L’Italia non aveva chiesto l’obbligo e ora nemmeno si riescono a trovare facilmente. Devono produrre le mascherine in Italia e devono distribuirle gratis alla gente, perché non tutti possono comprarle. Secondo, si deve educare la gente a capire che è responsabilità di tutti contenere il virus. Si può anche usare la tecnologia per aiutare nella distribuzione delle mascherine; ad esempio, noi abbiamo un’App sviluppata dai nostri giovani che aiuta a sapere in quale farmacia si possono trovare le mascherine e, per chi non può uscire, si possono ordinare per farle arrivare a casa. In più il governo di Taiwan consegna a ogni famiglia tre mascherine a settimana e cinque per i bambini, a tutti e in modo regolare, che siano poveri o ricchi, perché non ci sono queste ingiustizie sociali a Taiwan. E così siamo arrivati a zero nuovi contagi perché ognuno sta attento agli altri, con una partecipazione collettiva.

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