• L'INTERVISTA IN AEREO

Clima, Farc, Trump e Africa: il Papa "vola" a tutto campo

Nella consueta conferenza stampa sull’aereo di ritorno il Papa ha affrontato alcuni temi fondamentali del viaggio appena concluso in Colombia. «Tanti anni di guerriglia, cinquantatré, hanno certamente accumulato tanto odio, molto risentimento. Però ci sono passi che danno speranza».

«Mi sono posizionato per salutare i bambini, non ho visto il vetro e “boom!”… Ma sto bene». Papa Francesco ha raccontato così l’incidente che ha avuto sulla papamobile nella giornata conclusiva del suo viaggio apostolico in Colombia. Nella consueta conferenza stampa sull’aereo di ritorno, atterrato ieri pomeriggio a Ciampino intorno alle ore 13, il Papa ha affrontato innanzitutto alcuni temi fondamentali del viaggio appena concluso. Ma non solo.

FATE IL PRIMO PASSO. BASTA VIOLENZA IN VENEZUELA

Domenica scorsa Francesco ha celebrato la messa nell’area portuale del Contecar a Cartagena e ha recitato l’Angelus. Nell’ultima omelia pronunciata in Colombia è tornato sul tema chiave del viaggio, la via della riconciliazione e della pace per un paese che ha vissuto oltre cinquant’anni di guerriglia e scontro con le Farc.

«Sono sicuro», ha detto il papa, «che oggi preghiamo insieme per il riscatto di coloro che sono stati nell’errore, e non per la loro distruzione, per la giustizia e non per la vendetta, per la riparazione nella verità e non nella dimenticanza. Preghiamo per realizzare il motto di questa visita: «Facciamo il primo passo!», e che questo primo passo sia in una direzione comune». 

Durante l’Angelus c’è stato, invece, l’atteso riferimento alla situazione del Venezuela, dopo che la sera del 7 settembre il Papa era stato ritratto in foto con i cardinali venezuelani Jorge Urosa Savino e Baltazar Porras, come a sottolineare che il papa e i vescovi sono uniti e fortemente critici contro l’atteggiamento del governo di Nicolas Maduro. «Desidero assicurare la mia preghiera per ciascuno dei Paesi dell’America Latina, e in modo speciale per il vicino Venezuela», ha detto il papa durante l’Angelus davanti alla Chiesa di san Pietro Claver. «Esprimo la mia vicinanza ad ognuno dei figli e delle figlie di quella amata nazione, come pure a coloro che hanno trovato in questa terra colombiana un luogo di accoglienza. Da questa città, sede dei diritti umani, faccio appello affinché si respinga ogni tipo di violenza nella vita politica e si trovi una soluzione alla grave crisi che si sta vivendo e che tocca tutti, specialmente i più poveri e svantaggiati della società».

SOLO IL POPOLO PUO’ FARE LA PACE

Nell’intervista sull’aereo di ritorno (qui una versione integrale in lingua spagnola) il Papa ha detto che tanti anni di guerriglia, cinquantatré, hanno certamente accumulato «tanto odio, molto risentimento». «Però ci sono passi che danno speranza (…) l’ultimo è il cessate il fuoco dell’ELN, io l’ho molto apprezzato. Ma c’è qualcosa di più: la voglia di andare avanti va oltre i negoziati. C’è la forza del popolo. Io ho speranza in questa forza. Dobbiamo aiutare il popolo con la vicinanza e la preghiera e soprattutto con la comprensione di quanto dolore vi è dentro tanta gente».

Secondo il Papa un «modo sapiente della politica» per procedere nella pace è quello di «coinvolgere diversi attori». E’ la saggezza di chiedere aiuto, «a volte si chiede l’aiuto delle Nazioni unite per risolvere la crisi, ma un processo di pace andrà avanti solo se lo prende in mano il popolo. (…) Il protagonista della pacificazione o è il popolo, o si andrà avanti solo fino a un certo punto».

RISCALDAMENTO DEL PIANETA, URAGANI E NUBIFRAGI

I politici che non collaborano per il controllo delle emissioni dei gas serra, perché negano che il cambiamento climatico sia opera dell’uomo, devono «andare dagli scienziati e domandare loro: loro parlano chiarissimo, sono precisi». Si vedono «gli effetti dei cambiamenti climatici, e gli scienziati dicono chiaramente qual è il cammino da seguire, e tutti noi abbiamo una responsabilità. Tutti, ognuno ne tiene una piccola o una grande. Una responsabilità morale».

Ma i politici, perché non sono solleciti sui temi ambientali, mentre lo sono su altri, come per esempio gli armamenti? «C’è la superbia, la sufficienza… e poi c’è il “dio tasca”, su tante decisioni, non solo sul creato, dipendono dai soldi. Oggi a Cartagena, io ho cominciato con una parte povera della città, dall’altra parte la zona turistica, lusso, e lusso senza misure morali. Ma quelli che vanno di là non si accorgono di questo? Gli analisti sociopolitici non si accorgono? L’uomo è uno stupido, diceva la Bibbia. Quando non si vuol vedere non si vede, si guarda da una parte soltanto».

TRUMP E I DREAMERS

«Ho sentito di questa legge [vedi qui, ndr], non ho potuto leggere gli articoli, come si è presa la decisione. Non la conosco bene, però staccare i giovani dalla famiglia non è una cosa che dà un buon frutto né per i giovani né per la famiglia. Questa legge che credo viene dall’esecutivo non dal Parlamento, se è così, ho speranza che si ripensi un po’ perché ho sentito parlare il presidente degli Usa che si presenta come un uomo pro life. Se è un bravo pro life capisce l’importanza della famiglia e della vita e va difesa l’unità della famiglia. Per questo ho intenzione di studiare bene quella legge».

IMMIGRATI. CUORE APERTO, PRUDENZA E INTEGRAZIONE

C’è stato un incontro con il premier Gentiloni, ma è stato «un incontro personale, non su questo argomento». Il Papa ha espresso «gratitudine per l’Italia e la Grecia perché hanno aperto il cuore agli immigrati. Però non basta aprire il cuore, il problema degli immigrati è: primo un cuore aperto sempre, è anche un comandamento di Dio, no? “Accogli, perché tu sei stato schiavo in Egitto”. Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria del governante, cioè la prudenza. Cosa significa? Primo: quanti posti ho. Secondo: non solo ricevere, integrare, integrare. (…) Terzo: c’è un problema umanitario. (…) L’umanità prende coscienza di questi lager, delle condizioni nel deserto? Ho visto delle fotografie, gli sfruttatori. Credo, ho l’impressione, che il governo italiano sta facendo di tutto per lavori umanitari di risolvere anche problemi che non può assumere. Cuore sempre aperto, prudenza e integrazione, e vicinanza umanitaria. E c’è un’ultima cosa che voglio dire e che vale soprattutto per l’Africa. C’è nell’inconscio collettivo nostro un motto, un principio: l’Africa va sfruttata. Oggi a Cartagena abbiamo visto un esempio di sfruttamento, umano in quel caso. Un capo di governo su questo ha detto una bella verità: quelli che fuggono dalla guerra è un altro problema; ma tanti che fuggono dalla fame, facciamo investimenti lì perché crescano. Ma nell’inconscio collettivo c’è che ogni volta che tanti Paesi sviluppati vanno in Africa, è per sfruttare. Dobbiamo capovolgere questo. L’Africa è amica e va aiutata a crescere».