a cura di Anna Bono
  • Rifugiati e richiedenti asilo

Cinque nuovi centri in Grecia per richiedenti asilo

 

Chi fugge dal proprio paese perché la sua vita o la sua libertà sono minacciate ha diritto all’asilo. Nessuno mette in discussione questo diritto, ma la buona qualità della protezione e dell’assistenza offerte dipendono da molti fattori, prima di tutto i fondi a disposizione dell’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite sotto il cui mandato sono posti rifugiati, richiedenti asilo e sfollati. Un fattore che può rendere problematica l’accoglienza dei rifugiati è il numero delle richieste di asilo inoltrate in un dato paese. Buona parte di quelle presentate in Europa si rivelano prive di fondamento, ma un richiedente ha diritto di essere ospitato finché le autorità non valutano il suo caso e decidono in merito. La Grecia è in una situazione del genere. Il centro di Moria nell’isola di Lesbo, ad esempio, ospita 13.500 persone pur essendo stato pensato per 3.000 soltanto. Pressato da Unhcr e organizzazioni umanitarie, il governo greco ha deciso di chiudere il centro e di trasferire entro metà del 2020 i richiedenti asilo in cinque nuovi centri su altrettante isole, ciascuno con una capienza massima di 5.000 persone. Come a Moria, saranno centri chiusi, i richiedenti asilo dovranno restarvi senza essere autorizzati ad uscirne finché otterranno lo status di rifugiato o saranno rimandati in Turchia nel caso che l’asilo venga loro negato. Nelle isole greche attualmente vivono 34.000 richiedenti asilo. Secondo quanto prevede l’accordo firmato nel marzo del 2016 dall’Unione Europea e dal governo di Ankara, i richiedenti asilo respinti possono essere portati in Turchia se sono stati ospitati nelle isole. Quelli che vengono trasferiti sulla terra ferma invece, se respinti, devono essere rimpatriati, cosa spesso impossibile.