• LEGGI INCOSTITUZIONALI

Ceccanti (Pd) non può tacere sui pericoli del Ddl Zan

A parlare dell'incostituzionalità del Ddl Zan non è solo qualche esponente di destra ma anche l’onorevole del Pd Stefano Ceccanti, professore universitario di Diritto parlamentare e Diritto costituzionale: "Occorre chiarire più puntualmente la norma e che non costituiscono discriminazione la libera espressione di opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, nonché le condotte legittime riconducibili alla libertà delle scelte".

A parlare dell'incostituzionalità del Ddl Zan non è solo qualche esponente del centrodestra ma anche personaggi del calibro dell’onorevole Stefano Ceccanti, autorevole professore universitario di Diritto parlamentare e Diritto costituzionale fin dal 2003, la cui produzione scientifica è sterminata. Ceccanti, parlamentare del Partito Democratico nell’ambito della Commissione Affari Costituzionale della Camera dei Deputati (che verifica l'impatto di un progetto di legge sull'ordinamento costituzionale e, quindi, ne controlla la legittimità alla Costituzione), ha fornito un parere al disegno di legge Zan che è difficile definire benevolo: infatti, il parere è sì, favorevole, ma con due “condizioni” e con la richiesta alla Commissione Giustizia di “rivedere la formulazione” del testo: in altre parole, di riscriverlo.

La Commissione Affari Costituzionale sottolinea “l’opportunità di chiarire maggiormente i confini tra le condotte discriminatorie fondate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, al fine di evitare incertezze in sede applicativa”. Ceccanti sa che la legge introduce dei reati (quelli con cui l’on. Zan vorrebbe instillare nei cittadini un “atteggiamento di prudenza” nel parlare e nel comportarsi … meglio tacere e conformarsi, altrimenti arrivano i Carabinieri!) e sa anche che una norma penale deve essere precisa e determinata, perché, in uno Stato democratico, ciascuno deve poter comprendere quali siano le condotte permesse e quelle vietate. Ceccanti si rende conto che i confini tra le quattro categorie individuate dalla legge sono incerti: come si fa a capire se una condotta o un discorso è discriminatorio per motivi “di genere” o per motivi “di identità di genere” o, ancora, per motivi legati all’orientamento sessuale? La distinzione deve essere chiara, altrimenti si rischia di mandare sotto processo cittadini per una generica condotta “discriminatoria”!

A ben vedere, questa prima condizione colpisce il nucleo della proposta Zan, che vuole affermare – contro la realtà naturale – che ciascuno di noi ha un sesso, un orientamento sessuale, un genere e un’identità di genere e che li può cambiare quando vuole, perché sono tutti “buoni”, meritevoli di tutela e di diritti che tutti devono riconoscere sotto la minaccia del carcere.

Ma anche la seconda “condizione” è “pesante”: il parere chiede di rivedere il testo “nel senso di chiarire più puntualmente che non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e la manifestazione di convincimenti o di opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, nonché le condotte legittime riconducibili alla libertà delle scelte, purché non istighino all’odio o alla violenza, ossia non presentino un nesso con atti gravi, concreti e attuali”. Ecco sconfessato l’onorevole Zan quando, nella intervista su Avvenire, aveva affermato che “nella formulazione del testo estendiamo i crimini omotransfobici solo per l’istigazione all’odio e alla violenza”: non è affatto così, nella norma non si parla di odio e la norma che istiga alla violenza è un’altra! Ecco che la famosa “clausola salva-idee” (quella per cui, secondo il titolo di Avvenire, “l’opinione diventa reato se istiga all’odio”) è valutata dalla Commissione Affari Costituzionali per ciò che è veramente: fumo, nient’altro che fumo per nascondere la portata liberticida del testo.

Ceccanti è coerente: in un’intervista ad Avvenire del 14/6/2020 sottolineò che si doveva “evitare che…si vada a colpire il libero convincimento”, osservando che “le parole, anche se sgradevoli, non sono di per sé pietre” (cioè, non tutte le manifestazioni di pensiero istigano alla violenza) e concludendo che, nel progetto che si andava ad approvare avrebbero dovuto essere punite solo “le condotte istigatorie che comportano un pericolo chiaro e presente” e che doveva restare ferma “la libera manifestazione del pensiero garantita dall’art. 21 della Costituzione”.

Il fatto è che, tra qualche giorno, si vota in Assemblea e il ruolo dei deputati termina. E allora Ceccanti cosa farà? Si impegnerà in Aula per convincere i suoi colleghi a rinviare il progetto in Commissione affinché venga riscritto un testo meno illegittimo? Spiegherà pubblicamente che il disegno Zan mette in pericolo la libertà di manifestazione del pensiero e scrive norme penali così indeterminate da mettere i cittadini e i gruppi organizzato alla mercé delle associazioni LGBTQ? E soprattutto: se le sue proposte saranno disattese, avrà il coraggio di dissociarsi e di votare no, contro l’indicazione che il segretario Zingaretti ha dato chiaramente dicendo a Zan che “tutto il PD è con te, contro l’odio e le discriminazioni”?

Ceccanti ha su di sé un doppio peso: di essere un deputato, che deve agire “senza vincolo di mandato”, se non di rappresentare la Nazione, e di essere un professore universitario, quindi portatore della libertà e dell’autonomia garantite dalla Costituzione. Vengono spesso ricordati quei pochi professori universitari che, nel 1931, rifiutarono di prestare il giuramento al regime fascista. Che le lobbies LGBTQ, in tutto il mondo, utilizzino l’intimidazione e la minaccia di sanzioni penali e licenziamento per imporre il conformismo sulle loro rivendicazioni è fatto notorio; che molti professori universitari siano stati censurati, minacciati, licenziati, contestati per avere argomentato su questi temi in libertà e autonomia è altrettanto noto. Il fatto è che essi sanno di dover essere autorevoli quando insegnano ai giovani, di dover dire loro quanto intimamente conoscono e credono, in libertà, senza censura e senza dover ripetere discorsi scritti da altri. Ceccanti saprà essere all’altezza del suo ruolo?