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LA RISPOSTA

C'è un ingiusto pregiudizio anti-democristiano

Il richiamo ai Padri Fondatori dell'Europa può essere equivoco, ma si deve riconoscere che questa Unione Europea non è l'erede di De Gasperi e soci. E non si può liquidare la storia della DC in quattro battute.

Politica 03_04_2025

Caro Formicola,

posso essere d’accordo sul fatto che parlando di Unione Europea, l’appello “Torniamo ai Padri fondatori” sia quantomeno equivoco. E siamo d’accordo su come l’evoluzione della Democrazia Cristiana (DC) abbia accompagnato, o favorito, la secolarizzazione dell’Italia. Ma mi pare semplicistico liquidare la storia della DC – e prima ancora del Partito Popolare -, nonché il contributo dato dai cattolici alla costruzione di un’Europa pacificata, con quattro citazioni per quanto autorevoli e significative esse siano.

Le vicende sono molto più complesse e alla nascita e sviluppo della  DC hanno partecipato diverse correnti e vi hanno trovato posto diverse anime del cattolicesimo, che riflettevano ciò che viveva nella Chiesa italiana. Anime spesso in forte dialettica fra di loro, sia sugli obiettivi politici sia sulle strategie; le correnti agivano praticamente come partiti nel partito, spesso in aperto conflitto fra loro, con posizioni che poi sono anche cambiate nel tempo. Ricordo ad esempio una famosa intervista ad Amintore Fanfani alla fine degli anni ’70 in cui gli veniva chiesto come mai era passato dalla sinistra DC (anni ’50) alla destra e lui rispose, con l’ironia che lo contraddistingueva, che in realtà egli era rimasto fermo, erano gli altri che si erano spostati.

La DC si concepiva soprattutto come partito di governo, garanzia della libertà e della democrazia, e quindi come forza stabilizzante, sempre alla ricerca di alleanze possibili per governare. Significativo quanto avvenne nel 1960, quando in pochi mesi si passò dal governo monocolore Tambroni, con il voto esterno decisivo del Movimento Sociale Italiano (MSI), al monocolore Fanfani con il voto dei piccoli partiti di centro e l’astensione del Partito Socialista (PSI): entrambi i governi votati da tutta la DC, ma dopo feroci polemiche interne.

Non è certo qui il luogo per ripercorrere tutta la storia della Democrazia Cristiana, ma bastano poche note per far comprendere l’inadeguatezza di analisi semplicistiche.

Piuttosto mi pare che spesso ci sia un pregiudizio anti-democristiano che mira a legittimare chi ha sostenuto posizioni politiche diverse: sia a sinistra – ricordiamo i Cristiani per il Socialismo e poi gli arruolati nel PCI a metà degli anni ’70 –; sia a destra, con l’adesione al MSI, come se quest’ultimo potesse considerarsi un partito più aderente ai valori tradizionali cattolici dimenticando, ad esempio, la forte corrente neo-pagana al suo interno. E ignorando che non basta fare una battaglia contro la legalizzazione del divorzio – così come oggi contro l’ideologia gender - per potersi dichiarare fedeli ai valori cattolici.

Trovo anche troppo semplicistico far risalire a un peccato all’origine tutte le derive successive: per alcuni aspetti può essere vero ma è anche un po’ difficile pretendere, ad esempio, che i politici cattolici restino fedeli a certi valori quando sono prima i pastori della Chiesa a inseguire la mentalità del mondo. E non necessariamente gli sviluppi futuri sono conseguenza diretta di errori iniziali. Sennò bisognerebbe applicare questo criterio a ogni ambito, incluso quello religioso: la deriva pacifista e ambientalista dei francescani di Assisi andrebbe attribuita all’ambiguità di San Francesco, quella dei gesuiti a Sant’Ignazio di Loyola e via di questo passo fino a dover affermare che se la Chiesa di oggi è in grave confusione, qualche responsabilità Gesù deve pur averla.

Tornando alla politica faccio solo un esempio: nel 2015 tanti politici cattolici appoggiarono – con il sostegno dei vescovi – il riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso inquadrandolo nell’articolo 2 della Costituzione laddove si riconoscono e garantiscono i diritti inviolabili dell’uomo anche «nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità». Basta leggersi il dibattito nella Costituente per rendersi conto che i democristiani che scrissero e sostennero questo articolo avevano in mente tutto meno la possibilità di unioni civili; quell’articolo era l’applicazione del principio di sussidiarietà e l’affermazione del valore dei corpi intermedi. Non c’era nessuna ambiguità al proposito. È colpa loro se dopo 70 anni altri politici cattolici hanno violentato quell’articolo appoggiando l’agenda LGBT?

E così torniamo all’Europa: come abbiamo scritto già diverse volte non c'è dubbio che l’attuale Unione Europea abbia un’impronta fortemente centralistica; e lo stesso Partito Popolare Europeo (che peraltro è formato da partiti nazionali molto diversi fra loro) è in gran parte in linea con i socialisti nel perseguire un super-Stato europeo. Ma per quanto sia astratto e retorico il richiamo ai cosiddetti Padri Fondatori, bisogna riconoscere che in De Gasperi e negli altri non c’è alcuna voglia di un governo europeo centralista. Né l’attuale Unione Europea – e anche il Partito Popolare - può essere considerata l’erede del pensiero di De Gasperi e soci. E comunque le loro idee vanno collocate nel periodo storico vissuto, all’indomani di una disastrosa Seconda guerra mondiale che aveva distrutto l’Europa, e mentre iniziava la Guerra Fredda. Vanno comprese nell’esigenza di un’Europa che costruisse relazioni – a cominciare da Francia e Germania - tali da impedire gli errori che avevano provocato due guerre mondiali in 30 anni.

Tutte le idee e iniziative possono essere criticabili o ottenere risultati diversi dalle intenzioni ma è giusto tenere in considerazione – oltre ai criteri da cui nascono - il contesto storico (ed ecclesiale) in cui sono maturate.