a cura di Riccardo Cascioli
  • Abitudini alimentari

Cani, da piatto prelibato a animali da compagnia. La Cina a una svolta

 

L’8 aprile il ministro dell’agricoltura cinese ha annunciato che il governo ha redatto delle nuove direttive intese a riclassificare i cani come animali domestici invece che come bestiame, termine usato per gli animali che possono essere allevati per fornire cibo, latte, pellicce, fibre tessili e medicinali o essere impiegati a fini sportivi o militari. La diversa classificazione è importante perché in molte parti della Cina la carne di cane è considerata una prelibatezza. “Con il progredire della civiltà umana e dell’impegno per la protezione degli animali – spiega il ministero dell’agricoltura – i cani sono stati selezionati per diventare animali da compagnia e internazionalmente non sono considerati bestiame. Non lo saranno più neanche in Cina”. La decisione governativa è parte della risposta all’epidemia di Covid-19, un virus che molto probabilmente è stato trasferito all’uomo da una specie di pipistrelli venduti nei mercati di Wuhan. La Cina ha già proibito l’allevamento, il commercio e il consumo di animali selvatici, ha revocato tutte le licenze e ha promesso di tradurre in legge il provvedimento. Le nuove direttive classificano 18 specie di animali come bestiame, tra cui i bovini, i maiali, il pollame e i dromedari. Inoltre esclude 13 specie “speciali” dai divieti riguardanti gli animali selvatici, tra cui renne, alpaca, fagiani, struzzi e volpi. Il consumo di carne di cane è andato diminuendo in Cina, ma secondo le associazioni animaliste ogni anno in Cina si uccidono circa dieci milioni di cani per la loro carne, inclusi degli animali domestici rubati. Se adottata, “la nuova classificazione può segnare una svolta nella protezione degli animali in Cina” sostiene Wendy Higgins, portavoce della associazione animalista Humane Society International. Shenzhen è stata la prima città a bandire la carne di cane a fine marzo.