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Brebbia e la leggenda di San Giulio

Si dice che a un carpentiere intento nella costruzione della chiesa di San Pietro a Brebbia, cui un colpo maldestro aveva tranciato nettamente un dito, sia apparso San Giulio che, impietositosi per l’accaduto, glielo riattaccò. 

Brebbia

Si dice che a un carpentiere intento nella costruzione della chiesa di San Pietro a Brebbia, cui un colpo maldestro aveva tranciato nettamente un dito, sia apparso San Giulio che, impietositosi per l’accaduto, glielo riattaccò. Del resto era stato proprio questo santo, venuto dall’isola greca di Egina con il fratello Giuliano ad evangelizzare la zona intorno al lago d’Orta – dove c’è addirittura un’isola a lui dedicata - a volere erigere la prima chiesa, nel lontano V secolo.

Ed era stato ancora a lui, spiega sempre la leggenda, a distruggere il preesistente tempio di Minerva, l’Atena dei Romani, per sostituirlo con l’edificio cristiano dove una pietra nel muro settentrionale reca ancora un’iscrizione, ormai consumata, con il nome della dea.
Brebbia, comunque, vanta un passato davvero glorioso! Era già in epoca romana un centro molto prospero e divenne, in seguito, capo di Pieve e sede di un castello degli arcivescovi milanesi.
La sua chiesa, che nei secoli ha subito diverse trasformazioni con l’aumentare del numero dei fedeli, è, oggi, uno dei più begli esempi del romanico nel Varesotto, riconosciuto come monumento nazionale.

E’ di pregio il paramento murario, col serizzo, il granito e la pietra di Angera. Rilevante è anche il portone meridionale, più ornato di quello in facciata tanto da fare avanzare l’ipotesi che fosse questo, in origine, il prospetto principale nonché il centro della vita del paese.
Nel complesso l’architettura è davvero molto semplice, a tre navate, un’abside, e un transetto lievemente aggettante.
Ricco e complesso è, invece, l’apparato decorativo degli affreschi che rivestono, per lo più, il lato interno meridionale e parte del catino absidale.

A partire dal XIII secolo le immagini sono state dipinte in epoche diverse e su strati successivi di intonaco, lungo un arco di tempo che conduce sino al Cinquecento. A questa data risale, infatti, il ciclo con le storie della Passione di Cristo, tema piuttosto insolito per il territorio, articolato in diverse scene.
Tra i numerosi santi che si succedono in teoria sulle pareti si incontra anche San Giulio, qui raffigurato mentre scaccia i serpenti dalle sponde dell’isola che porta il suo nome.
E’, però, il Cristo in gloria dell’abside l’immagine, del XVI secolo, che con più forza si impone agli occhi del visitatore o del fedele che entra in chiesa: la mandorla dai colori dell’arcobaleno è circondata da un festante concerto angelico che, con dovizia di particolari raffiguranti tutti gli strumenti in uso in quell’epoca, rende onore al Salvatore, oggi come allora.