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L'INTERVISTA/FABIO SQUILLANTE

Bonus bebè di Agenzia Nova: contributo privato, pubblica utilità

Crisi demografica, la soluzione non passa solo per la politica. C’è anche chi, privatamente, promuove politiche aziendali per la natalità. Un’azienda che ha mandato un segnale forte e in controtendenza è Agenzia Nova, agenzia di stampa: darà mille euro a tutti i dipendenti dell’agenzia che avranno un bambino. Ne parliamo con l'editore, Fabio Squillante.

Famiglia 12_04_2021
Neonato

Crisi demografica, la soluzione non passa solo per la politica. C’è anche chi, privatamente, promuove politiche aziendali per la natalità. Un’azienda che ha mandato un segnale forte e in controtendenza è Agenzia Nova, agenzia stampa, nota per i suoi lanci e approfondimenti di politica estera. Per l’Italia e il suo grave problema di inverno demografico, ha “deciso di non limitarsi a dare evidenza ai dati negativi, ma d’impegnarsi concretamente con una iniziativa che possa essere spunto anche per altre realtà del settore privato: ‘premiare’ con un bonus simbolico di mille euro tutti i dipendenti dell’agenzia che avranno un bambino”, come si legge nel suo comunicato. La Nuova Bussola Quotidiana ha incontrato l’editore, il giornalista Fabio Squillante.

Fabio Squillante, come è nata questa iniziativa?

La denatalità è un problema sociale molto serio, è uno dei grandi temi dell’Italia di questo secolo. Sono nato nel 1957, nella generazione dei baby boomers, nata dopo la guerra da famiglie che avevano tanta voglia di vivere e di ricostruire. Oggi ci ritroviamo nella situazione opposta. Già si era riscontrato un calo delle nascite, in parte compensato dall’immigrazione. Adesso neppure l’immigrazione è più sufficiente a colmare il vuoto. I giovani italiani, spesso, non formano famiglie e quando le formano non fanno figli. L’anno scorso abbiamo perso quasi 400mila abitanti. In un anno è scomparsa una città delle dimensioni di Firenze. Il problema non è solo economico, ma anche culturale: mancanza di progettualità. E le conseguenze sono anche economiche. Chi non fa figli pensa meno al futuro, risparmia meno, non accende mutui. Comunque contribuisce molto meno alla stabilità del sistema sociale.

Quanto pesa l’economia e quanto la cultura?

Le motivazioni della denatalità più citate, anche dai diretti interessati, sono economiche: manca la stabilità economica, c’è precariato e incertezza per il futuro. E questo da decenni, ormai. Ma queste motivazioni che non convincono del tutto. Basti pensare che lo Statuto dei lavoratori, che ha dato maggior stabilità al posto di lavoro, risale al 1970, quando il boom delle nascite era già finito. Nel dopoguerra, i figli si facevano anche quando non c’erano tutte le garanzie sociali degli ultimi decenni e l’incertezza economica era alta, al punto che l’Italia era ancora un Paese di emigranti. Quindi è essenzialmente un problema culturale e la causa è l’atteggiamento nei confronti della vita.

Quale?

La cultura che si è imposta punta alla deresponsabilizzazione dell’individuo. Il giovane e l’uomo di mezza età (visto che i figli si fanno sempre più tardi) tende a rinviare il momento della responsabilità il più avanti possibile. Col risultato, però, che i pochi figli che nascono hanno genitori già vecchi. Se, quando tuo figlio, compie i vent’anni tu sei già nell’età della pensione, non è un bene, perché non hai più tante possibilità di accompagnarlo facilmente nella vita, non puoi essere più quel sostegno forte nella sua crescita, non solo fisica, ma anche professionale. Il genitore non più giovane, inoltre, tende ad essere più apprensivo e questo provoca altri problemi nella crescita dei figli. Crescendo in un ambiente ansiogeno, loro stessi possono essere più insicuri. Non è solo un problema psicologico personale, ma diventa un problema sociale.

Molto spesso viene lamentato anche l’atteggiamento dei datori di lavoro che non assumono donne che possono entrare in maternità…

In azienda, da noi, non è così. Non ci sono discriminazioni, né nella retribuzione, anche perché i contratti collettivi non lo consentirebbero, né nelle assunzioni. Abbiamo avuto donne in maternità, senza problemi. E anche nelle aziende che conosco, ciò non accade. Probabilmente chi applica queste politiche aziendali non le sbandiera. Però ci sono garanzie legali e contrattuali che proteggono la maternità. Quindi non mi pare un problema di sistema. E, ripeto, più che una causa economica, la bassa natalità è un problema culturale.

Cosa può fare un privato per invertire la tendenza?

Tutti quanti aspettiamo sempre che lo Stato faccia qualcosa. Ma questi sono problemi che non necessariamente lo Stato può risolvere. La politica può discutere il problema, dare degli incentivi, ma non ti può spingere a fare un figlio, cosa che resta una scelta personale. Penso che, nel nostro piccolo, ciascuno debba fare ciò che può. Presa singolarmente una scelta come quella del bonus bebè è insufficiente Ma se queste azioni si moltiplicano e diventano comuni, allora possono influenzare la realtà. Non abbiamo la pretesa di cambiare il mondo, ma mi fa piacere far qualcosa di simbolico, in attesa che qualcun altro, sensibile a questo problema, possa seguire l’esempio. Non costa molto, noi abbiamo una piccola azienda, non abbiamo centinaia di dipendenti. L’unica cosa cui miriamo è tentare di cambiare il clima culturale.