• INTERVISTA/ERCOLI

"Bambini spariti e invisibili? Per la legge contano solo gli adulti"

In Italia spariscono sempre più minori non solo stranieri. Alcuni enti gridano solo al pericolo della tratta e della pedofilia, altri denunciano una cultura che mette al centro l'adulto. Fra questi c'è l'Osservatorio "Fonte di Ismaele", diretto dalla dottoressa Lucia Ercoli che spiega alla Nuova Bussola Quotidiana: «I bambini scomparsi, soli sotto i ponti, senza cibo, prodotti artificialmente o maltrattati non vengono nemmeno ascoltati dai tribunali. Sono esseri invisibili a cui può capitare di tutto senza che ci si accorga. Perché il diritto mette al centro l'adulto e non il diritto del bambino. Ma così il mondo non può salvarsi e vi spiego perché». 

Bambini scomparsi

L’utero in affitto? I bambini venduti e comprati come merci? Le sparizioni dei minori che aumentano di anno in anno nell’indifferenza generale? La pedofilia che dilaga impunita? I lockdown decisi senza pensare ai piccoli? Bibbiano?...Tutto questo, secondo Lucia Ercoli, responsabile dell'Osservatorio scientifico e centro per la tutela dei minori vulnerabili "Fonte di Ismaele", accade «perché la nostra cultura, e quindi la legislazione, tutela l’adulto in tutti i suoi desideri o pulsioni dimenticando di mettere al centro i diritti dei più piccoli».

Ercoli, sono anni che lavora con i minori più vulnerabili. In cosa consiste principalmente l’attività dell’osservatorio?
L’osservatorio "Fonte d’Ismaele" nasce da una collaborazione fra la medicina solidale e l’associazione “Dorean Dote” fondata dall’arcivescovo metropolita di Siena-Colle Val D’Elsa-Montalcino Paolo Lojudice, per dare voce ai bambini più vulnerabili, che abitano le periferie nascoste di Roma. Intendendo per periferie nascoste tutto ciò che riguarda la precarietà abitativa. Abbiamo bambini che vivono in un furgone da tre anni, ad esempio. Ci occupiamo di italiani e migranti invisibili, perché la povertà colpisce sempre di più tutti.

Quali sono le problematiche principali dei bambini oggi?
La problematica alla base di tutte le violenze che aumentano verso i minori è una: la loro invisibilità. Pensi solo che chi non ha una residenza vera e propria, non ha accesso né alla scuola dell’infanzia né ai nidi. La mancanza di residenza significa anche mancanza di cure e di tutela della salute. Eliminata la scuola e la salute non abbiamo reti di sostegno e di controllo che possano gettare luce sul rischio a cui questi piccoli sono sottoposti, si va dall’incuria, al semi abbandono, all’abbandono e anche alla violenza istituzionale.

Che intende per violenza istituzionale?
Se le istituzioni non garantiscono certi diritti ai bambini, sono conniventi con la violenza che questi subiscono. 

I numeri pubblicati la settimana scorsa sull'incremento dei bambini stranieri ma anche italiani spariti è impressionante (in Italia nel 2019 le denunce di scomparsa di minori sono state 8.331, di cui 5.376 stranieri e 2.955 italiani). Telefono Azzurro parla di vittime della tratta e dello sfruttamento anche pedofilo, eppure non esiste un'analisi delle denunce che mostri al Paese come scompaiono o quali sono le fasce d'età più colpite. Senza un approfondimento su un tema così importante e grave come si può combattere il fenomeno?
L’analisi dei dati non è approfondita perché non esiste una regia che guidi l’attività degli organi sentinella capaci di rilevare le condizioni di rischio. Pensiamo solo alla notizia di pochi giorni fa del bambino che, in provincia di Bergamo, è andato a cercarsi le scarpe in un cassonetto ed è rimasto stritolato. Come ci è arrivato da solo al cassonetto? E se al posto del cassonetto avesse trovato un pedofilo? Nessuno se lo chiede? Il problema è che il piccolo era da solo in mezzo alla strada. Qui a Roma troviamo bambini dispersi, minori sotto i ponti. Ma tutte queste situazioni non vengono segnalate. Anche per questo si sa poco dei bambini scomparsi. Ci sono poi bambini stranieri che, sebbene transitino sul nostro territorio temporaneamente per poi raggiungere altri paesi, non si sa comunque da chi vadano.

Cosa servirebbe per capire dove finiscono i bambini e come tutelarli?
Per sapere quali sono i minori più a rischio e le situazioni in cui scompaiono più facilmente ci vorrebbe una squadra investigativa dedicata, quindi anche denaro. Il che presuppone una volontà politica chiara, ma purtroppo tutto questo non interessa perché non porta consensi. Nessuno perde un voto se un bambino sparisce e non viene ritrovato. E così, il nostro diritto minorile non viene modificato, per cui, ad esempio, se un bambino viene abusato o se viene sfruttato non può sporgere denuncia. Mentre bisognerebbe dargli la possibilità di farlo.

Ma il bambino è condizionabile, non si rischia in questo modo di separarlo ingiustamente dalla sua famiglia, come accaduto nel "caso Bibbiano", dove si inducevano i minori a mentire?
Il sistema Bibbiano non è isolato, ma è figlio del problema di cui ho parlato prima: il minore oggi non è al centro, il minore non viene ascoltato. Basti pensare che in Italia il giudice non ha l’obbligo di sentire un minore prima dei 12 anni, motivo per cui ascolta solo gli assistenti sociali o gli psicologi, come a Bibbiano. Il tribunale dovrebbe invece accogliere le segnalazioni di abuso da parte di terzi, come le scuole, e verificare se hanno fondamento o meno anche parlando con il minore interessato. Dovrebbe esistere un approccio diretto fra il minore e gli organi giudiziari, in cui i giudici specializzati in materia possano guardare negli occhi questi bambini e comprendere anche se sono condizionati o meno dagli adulti che ruotano intorno a loro.

Cosa serve quindi per cambiare rotta?
Servono dei fondi, lo Stato si deve impegnare economicamente. Se ho un bambino con un tumore non basta il pediatra, bisogna pagare un buon neurochirurgo e un ricovero, gli esami diagnostici costosi. Ma sopratutto lo Stato deve impegnarsi a studiare leggi che mettano al centro il diritto del bambino e non dell’adulto. Oggi al centro del diritto c’è il desiderio dell’adulto senza doveri che filtrino le sue pretese. Un bambino può essere appunto ascoltato obbligatoriamente dal giudice solo dai 12 anni in su, ma può avere il suo primo rapporto sessuale a 13 anni. Le pare normale? Non stupiamoci se poi si smette di scandalizzarsi della sessualizzazione dei piccoli.

C'è chi parla di "dittatura del desiderio", dove a pagare sono coloro che non possono esprimerne alcuno.
Purtroppo questa non è una società che guarda al piccolo come ad un essere affidato a noi adulti affinché diventi se stesso. Ma il bimbo è una persona altra che ha bisogno di un adulto per realizzare se stesso, non per soddisfare i desideri di altri. Il bambino è il futuro da tutelare. Senza questo coscienza i minori vengono colpiti, usati e lo saranno sempre di più.

Cosa pensa dei bambini fabbricati sfruttando l’utero di donne povere e bloccati a Kiev?
Ancora, se il diritto non tutela a sufficienza il bambino ed è sbilanciato sul diritto degli adulti alla genitorialità, si arriva anche a questo. L’impressione è infatti che, sebbene l’utero in affitto sia illegale in Italia, la cultura usi questo caso estremo per sdoganare una pratica abominevole. Oggi, invece che del diritto del bambino ad avere una madre e un padre e della genitorialità come accoglienza di un altro di fronte a cui devo fare un passo indietro, si parla del figlio come di un possesso. Un prodotto mio che devo avere fra le mie mani, senza passare dal fatto che essere genitore richiede una spogliazione, un rinunciare per accogliere, facendomi arretrare rispetto al mio desiderio autoffermativo di possesso di una persona più piccola di me. Il cancro culturale sta qui: il bambino come abbellimento, come soddisfazione del mio desiderio narcisista di affermazione, mentre il bambino richiede un continuo sacrificio per passare da quello che voglio io a quello che è meglio per lui.

È un problema culturale quindi legale, ma anche viceversa.
Certo, nel momento in cui il mio desiderio non ha limiti legali posso fare di tutto senza rispetto per nessuno: comprare il corpo di una donna poverissima per produrre un essere senza legami. 

L’emergenza Covid-19 ha accentuato questo problema?
I bambini non sono colpiti da questa pandemia e allora perché non farli andare a scuola, dove magari ricevono l’unico pasto della giornata? Ci sono bambini che non riescono più a mangiare. I piccoli che seguiamo e a cui andiamo a portare il pasto sono aumentati molto. Ripeto, si poteva mandarli a scuola con le dovute tutele, bastava aiutarli con gradualità, con un linguaggio e delle misure ragionevoli. Ma appunto, per tutelare con ogni forza un bene, bisogna prima riconoscere che lo è.

Eppure l'istinto porta a proteggerli: i piccoli sono gli esseri meno corrotti, meno incapaci di rancore, che portano la bellezza dell’innocenza in un mondo spesso traviato. 
Gesù dice: “Chi accoglie un bambino, accoglie me”; “Se non tornerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli”. 

Dice anche che "chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina".
Il bambino è la presenza di Dio nel mondo. Dio per parlarci si è fatto infante. Se Dio si è fatto bambino per salvarci significa che per salvarsi il mondo si deve mettere alla sua altezza. E sa come fa un adulto a mettersi all’altezza di un piccolo? Si deve inginocchiare, si deve sacrificare. Vale anche per i non credenti: ricordarsi che il cristianesimo porta nella cultura l’immagine di un Dio che si è fatto bambino, cambierebbe ogni cosa in meglio: la cultura, la politica, la Chiesa, la famiglia, la scuola, la legge... tutto. Infatti, uno Stato capace di difendere i più indifesi sa tutelare tutti.