a cura di Benedetta Frigerio
  • Jihad in Africa

Attacco a una chiesa in Burkina Faso

14 persone sono state uccise il 1° dicembre nel corso di un attacco a una chiesa nel Burkina Faso orientale. Nella chiesa protestante di Hantoukoura, vicino al confine con il Niger, si stava svolgendo una funzione domenicale quando un gruppo di uomini armati hanno fatto irruzione nell’edificio e hanno incominciato a sparare. Oltre ai morti, si contano molti feriti. Gli assalitori sono poi fuggiti a bordo di motociclette. Dall’inizio del 2019 i cristiani, che costituiscono un terzo della popolazione del paese dove i musulmani sono in maggioranza, sono stati oggetto di una serie di attacchi da parte di gruppi jihadisti che hanno provocato 21 morti (a cui si aggiungono i 14 della scorsa domenica) secondo stime governative,  più di 60 secondo Monsignor Justin Kientega, vescovo di Ouahigouya. I jihadisti colpiscono anche i musulmani che ritengono non abbastanza devoti. Gli attacchi, messi a segno di solito da commando provenienti dai confinanti Mali e Niger, si sono moltiplicati nel 2019 estendendosi dal nord all’est del paese. Hanno già causato oltre 700 morti e circa 500.000 sfollati. Si ritiene che a colpire siano cellule jihadiste legate sia ad al Qaida che allo Stato Islamico. L’esercito burkinabé, male addestrato ed equipaggiato, non riesce a far fronte alla minaccia. L’episodio più grave si è verificato il 6 novembre quando un convoglio che trasportava i dipendenti di una compagnia mineraria canadese è caduto in una imboscata. 39 civili sono morti, altri 60 sono stati feriti. Il fenomeno degli attacchi ai luoghi di culto cristiani, proprio mentre si stanno celebrando delle funzioni religiose, è recente. Per anni il Burkina Faso è stato fiero di costituire un esempio di tolleranza religiosa.