• SOLDI ALLE FAMIGLIE NUMEROSE

Assegno, detrazioni ok: il Governo evita la figuraccia

Il Consiglio dei ministri dà il via libera ai decreti attuativi dell'Assegno unico ed evita la figuraccia rimediando all'ingiustizia delle detrazioni tolte alle famiglie numerose. Forumfamiglie esulta: «Gettate le fondamenta per una riforma strutturale delle politiche familiari». Però mancano le simulazioni reali e pesano ancora le scarse risorse, la riduzione per i maggiorenni a carico e l'iniquo calcolo dell'Isee. Famiglie Numerose soddisfatte a metà: «Ora in Parlamento i correttivi, dai nostri calcoli abbiamo ancora famiglie che ci perderanno».

 

Più che una svolta è una correzione, ma per l’Assegno Unico in favore delle famiglie con figli è comunque una notizia incoraggiante. Si trova al comma 10 dell’articolo 4 che entrerà in vigore dal marzo prossimo: «A decorrere dall’anno 2022 è riconosciuta una maggiorazione forfettaria per i nuclei familiari con quattro o più figli, pari a 100 euro mensili per nucleo». È il segnale tanto atteso dalle famiglie numerose che hanno denunciato in questi giorni il rischio di profondo squilibrio del nuovo assegno che non avrebbe coperto adeguatamente le mancate detrazioni. A questo si aggiunge anche la maggiorazione di 85 euro per ogni figlio superiore al secondo.

Il tutto è tarato sul meccanismo Isee che è ancora ingiusto e che va rivisto equamente, le cifre indicate sono per un valore al di sotto o pari i 15mila euro di Isee. Tutto il resto, fino a 40mila sarà in graduale decalage.  

Dopo le proteste dell’Associazione Famiglie Numerose, il Ministro della Famiglia Elena Bonetti cede e poco prima di entrare in Consiglio dei ministri infila il correttivo che fa sorridere l’associazione guidata da Mario Sberna. Merito anche di un faccia a faccia tra il titolare delle politiche famigliari, lo stesso Sberna e il presidente del Forumfamiglie Gigi de Palo, nel corso dei quale i due hanno puntato i piedi fino a strappare i 100 euro.

La giornata di ieri ha segnato un punto a favore delle politiche famigliari – finalmente è il caso di dirlo – perché il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto attuativo. Ora per l’Assegno unico, che partirà il 1° marzo 2022 i tempi sono stretti: c’è l’incognita del superlavoro dei patronati per allestire gli Isee mentre il decreto dovrà passare per l’approvazione parlamentare.

Nel frattempo, però, le famiglie numerose sperano di raggiungere molte altre migliorie, perché nel complesso la certezza che sarà una rivoluzione non è proprio messa nero su bianco: «Dalle nostre ultime proiezioni – spiega Carlo Dionedi alla Bussola – abbiamo circa un 70% di nostri iscritti che andranno a perderci, un 20% che invece migliorerà e questi sono le partite Iva e un 10% per cui più o meno resterà invariato. Ripeto: anche alla luce del Consiglio dei ministri di ieri, è bene vedere le simulazioni concrete, ma ancora non riusciamo. Il decreto parla di una tabella 1 che ancora non si vede».

Effettivamente, senza proiezioni tarate sulla precisa gradualità Isee, è difficile capire se per le famiglie siamo alla svolta, al contentino oppure al gattopardesco tutto cambi perché nulla cambi.

Ieri, dopo l’annuncio del Governo, la soddisfazione era grande da parte del Forumfamiglie e dell’Associazione Famiglie Numerose, le quali hanno espresso comunque apprezzamento per la decisione del governo di ripristinare le detrazioni (nota bene: si tratta delle detrazioni per famiglie numerose oltre il quarto figlio di 1.200 euro all’anno equamente divise tra padre e madre, non delle detrazioni per i figli che invece verranno inglobate dentro l’Assegno unico).    

«Con l’approvazione preliminare del decreto attuativo dell’assegno unico e universale, il Governo ha dimostrato di voler gettare le fondamenta per una riforma strutturale delle politiche familiari. È la prima volta che accade in Italia e per questo ringraziamo l’impegno di tutte le forze parlamentari che si sono ritrovate intorno a questo tema capace di unire il Paese», ha detto il presidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari De Palo, che ha poi aggiunto: «Monitoreremo l’iter dell’assegno unico affinché nessuna famiglia ci perda ma tutti ci guadagnino. Siamo contenti perché per la prima volta si allarga la platea a due milioni di giovani famiglie, per lo più partite Iva, che sono quelle che anagraficamente potranno fare più figli e che non si sentiranno abbandonate».

Non bisogna però cadere nel tranello che i cento euro delle detrazioni strappati siano una vittoria epocale: la loro assenza avrebbe coperto il provvedimento di ridicolo perché sarebbe andato a colpire proprio la categoria di famiglie che più sta soffrendo: quelle con quattro o più figli e che non avrebbero avuto nessun beneficio dalla riforma dell’Assegno. Rimetterle, quindi, non è un atto di generosità da parte dell’esecutivo, ma un mero atto di equità che ha evitato al Governo la figuraccia.

Qualche numero: «Per ciascun figlio minorenne è previsto un importo pari a 175 euro mensili. Tale importo spetta in misura piena per un ISEE pari o inferiore a 15.000 euro. Per livelli di ISEE superiori, esso si riduce gradualmente secondo gli importi indicati nella tabella 1 fino a raggiungere un valore pari a 50 euro in corrispondenza di un ISEE pari a 40.000 euro».

Della tabella 1 non c’è traccia, quindi, è impossibile simulare per ogni famiglia se davvero c’è un guadagno o no. Resta, inoltre, il nodo dell’Isee, che è un meccanismo di calcolo imperfetto e per molti, soprattutto le famiglie numerose, iniquo. Il governo non ha mai annunciato l’intenzione di rivedere i meccanismi di calcolo e questo inciderà, dato che è la prima volta che l’assegno è dato in funzione dell’Isee e non del reddito rapportato al numero di figli.

Capitolo maggiorenni: «Per ciascun figlio maggiorenne fino al compimento del ventunesimo anno di età è previsto un importo pari a 85 euro mensili. Tale importo spetta in misura piena per un ISEE pari o inferiore a 15.000 euro. Per livelli di ISEE superiori, esso si riduce gradualmente secondo gli importi indicati nella tabella 1 fino a raggiungere un valore pari a 25 euro in corrispondenza di un ISEE pari a 40.000 euro». Perché ridurre il contributo ai figli maggiorenni che non sono autonomi dato che entrano nel mondo del lavoro tardi e il più delle volte, dovendo studiare costano molto più a mamma e papà? «Anche questo è un aspetto che va corretto – insiste Sberna con la Bussola -. Chiediamo almeno di continuare a erogare le detrazioni anche per i figli oltre il ventunesimo anno di età».

Resta la clausola di salvaguardia, che dovrebbe correggere le eventuali sperequazioni tra un modello e un altro.

In generale, l’impressione è che la misura segni un passo importante, perché stabilisce finalmente il principio che la famiglia con figli va promossa, con razionalità e uniformità, ma le cifre sono ancora troppo basse se lo scopo è aiutare una coppia giovane senza figli o con un solo figlio a guardare al futuro senza sentire il peso dello Stato mentre sono decisamente insufficienti se lo scopo è aiutare quelle numerose a non sentirsi in colpa per averne avuti tanti. 

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