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IPOCRISIA TRANSFEMMINISTA

Assalto alla sede di Pro Vita, la violenza di “Non una di meno”

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Nella Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne, una parte del corteo romano di “Non una di meno” attacca la sede di Pro Vita: bottiglie, pietre, vetri rotti, tentativi di incendiare i locali. La polizia evita il peggio. Ritrovato poi un ordigno inesploso. Leader di sinistra e media mainstream glissano.

Attualità 27_11_2023
Assalto a sede Pro Vita (foto by Pro Vita)

Doveva essere in teoria la manifestazione capace di unire tutti nella Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ma che sabato 25 novembre non sarebbe andata così si era già capito dalla vigilia con il comunicato stampa del movimento organizzatore, “Non una di meno”, dove trovavano spazio attacchi all'obiezione di coscienza sull’aborto, critiche per la cancellazione del reddito di cittadinanza e accuse di «colonialismo, razzismo e violenza» nei confronti di Israele.

Alla fine la manifestazione romana di “Non una di meno” è andata oltre le aspettative già non ottimistiche che avevano portato diversi esponenti della sinistra ad annunciare la loro assenza. Infatti, sabato pomeriggio si è assistito al paradosso di una parte di un corteo organizzato contro la violenza che si è reso protagonista di una vera e propria aggressione ai danni della sede di un’associazione: la Pro Vita & Famiglia Onlus.

Nel tragitto dal Circo Massimo a piazza San Giovanni, arrivati a viale Manzoni, un gruppo di manifestanti ha provato ad assaltare i locali di Pro Vita, protetti, non senza difficoltà, da un cordone di agenti di polizia in tenuta antisommossa (qui un video dell'assalto transfemminista). Fumogeni, bottiglie, vernice, vetri rotti: tutto quello che uno non si aspetterebbe di vedere in una manifestazione contro la violenza e che è stato “depurato” dal racconto agiografico apparso su alcuni media a proposito dell'«onda fucsia» di sabato.

Jacopo Coghe, portavoce dell'associazione pro life, ha fatto un bilancio dell'accaduto, spiegando in un comunicato che «in assetto da guerra, manifestanti hanno lanciato bottiglie, pietre e fumogeni, serrande divelte, vetri spaccati con spranghe, abbattimento delle telecamere e vari tentativi di incendiare la sede, nonostante il presidio delle forze dell’ordine». Inoltre, nella giornata di ieri, Pro Vita ha comunicato di aver rinvenuto «un piccolo ordigno esplosivo dentro i nostri uffici, fortunatamente non entrato in funzione. Siamo sconvolti da questo vero e proprio atto terroristico, volto a intimidirci. Quanto accaduto tra ieri e oggi dimostra letteralmente l’ipocrisia dei movimenti femministi e transfemministi che hanno sfruttato i recenti fatti di cronaca per portare avanti un’azione intimidatoria contro la nostra onlus. Una violenza ancor più ingiustificata vista l’attività della nostra associazione: la tutela della vita dal concepimento alla morte naturale, la promozione della famiglia e la tutela della libertà educativa dei genitori».

Più tardi, l'episodio è stato commentato con toni paradossali da un'attivista femminista ed Lgbt che, davanti alle telecamere di Local Team, ha lamentato la reazione della polizia a quello che ha definito «un sanzionamento» alla sede di Pro Vita. La militante se l'è presa con gli agenti per aver difeso i locali di un'associazione «che fa propaganda contro il diritto all'aborto» e si è rammaricata per il fatto che «oggi abbiamo fatto troppo poco contro queste associazioni», indicando le serrande della sede imbrattate con scritte quali “Merde” e “Assassini”. L'attivista ha rivendicato l'imbrattamento fatto dal gruppo di manifestanti annunciando che «in ogni corteo questa sede verrà “sanzionata”» e recriminando con le forze dell'ordine perché, a suo parere, «non è ammissibile che ci sia un cordone di polizia che blocca “sanzionamenti” di questo tipo».

Parole come queste, pronunciate a volto scoperto, così come a volto scoperto erano buona parte degli assalitori, denotano una sorta di presunta impunità che - questa, sì - non è ammissibile in uno Stato democratico. E non è un bel segnale l'assenza di una parola di condanna da parte della leader del principale partito d'opposizione, Elly Schlein, e del sindaco della città, Roberto Gualtieri, che hanno partecipato al corteo da cui si è staccata la frangia responsabile di un episodio di violenza così ingiustificato e ingiustificabile, avvenuto proprio nel giorno in cui sarebbe dovuta esserci massima unità contro la violenza sulle donne.



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